Quando un incendio diventa estremo, lo spegnimento può diventare molto difficile o, addirittura, impossibile. Ecco perché non basta gestire l'emergenza.
L’UE vuole che i Paesi europei a investano nella protezione della natura
Bruxelles è dell’idea che i Paesi Membri debbano investire di più a favore dell’ambiente e della prevenzione degli incendi in Europa. Lo ha dichiarato la Commissaria europea per l’Ambiente, Jessika Roswall, fronte della devastazione e dei danni economici dei roghi che quest’estate avrebbero superato già i 15 miliardi di euro.
Gli incendi estremi di quest’estate hanno colpito Francia, Spagna e Grecia, causando perdite economiche stimate tra i 15 e i 19 miliardi di euro. Questa cifra comprende danni a proprietà, infrastrutture, costi di spegnimento, rimozione delle macerie e risarcimenti assicurativi. Il riscaldamento globale causato dall’uomo ha aumentato la probabilità che si verifichino le condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi. Tuttavia, la velocità con cui i roghi si sono propagati dimostra che i Paesi europei non stanno investendo abbastanza nella corretta gestione delle foreste.
Ad oggi, la superficie bruciata è già oltre il doppio della media 2006-2025 ed è più alta del 25% del 2025, l’anno peggiore della serie storica in Europa. Condizioni di pericolo estremo sono state identificate nel Sudovest della Francia, nel Nord della Spagna, in Portogallo e in molte zone dell’Italia.
Le esigenze di investimento variano molto tra i 27 Membri dell’UE: i Paesi dell’Europa meridionale generalmente sono più colpiti dagli incendi estivi. Tuttavia, con i cambiamenti climatici, il rischio riguarda ormai anche i Paesi nordici, come Finlandia e Svezia. Roswall ha spiegato a Reuters che “nessuna area dell’Europa è risparmiata” e che la necessità di maggiori investimenti è “davvero urgente“.
La nuova strategia deve essere la prevenzione, non basta gestire l’emergenza
L’anno scorso la Commissione Europea ha proposto di destinare il 35% del prossimo bilancio comune dell’UE a misure e iniziative a tutela del clima e dell’ambiente. La cifra include quasi 19 miliardi di euro in fondi di coesione per l’adattamento climatico, con un riguardo particolare verso le regioni più colpite. La proposta sembra però non piacere ai gruppi ambientalisti, secondo cui unire le due esigenze (clima e ambiente) rischierebbe di favorire i progetti per le energie a basse emissioni di carbonio o per le infrastrutture a discapito della corretta gestione delle foreste.
L’intenzione di Bruxelles sarebbe monitorare se i Paesi investano o meno nella natura e, nello specifico, nella prevenzione degli incendi. “È importante verificare che gli Stati utilizzino questi fondi anche per gli incendi boschivi. I finanziamenti saranno fondamentali sia per la gestione delle emergenze e la prevenzione degli incendi, sia per gli investimenti nella natura“, ha affermato la Commissaria. Bruxelles vorrebbe anche verificare che la prevenzione degli incendi sia menzionata nei piani nazionali dei Governi sul ripristino della natura danneggiata, piani che dovranno essere presentati all’UE entro settembre.
A marzo 2026 la Commissione Europea ha lanciato la strategia di Gestione Integrata del Rischio di Incendi Boschivi, che ha permesso il passaggio da un modello basato sull’emergenza a uno strutturato su quattro priorità: prevenzione, preparazione, risposta e ripristino. Nel 2025 gli incendi boschivi avevano devastato più di un milione di ettari nel territorio dell’Unione.
In base alla strategia europea, i fondi per la prevenzione degli incendi boschivi fluiscono già attraverso diversi strumenti: i piani di sviluppo rurale della Politica Agricola Comune, i fondi della politica di coesione e il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF). Tutti questi strumenti vengono impiegati in: riduzione del combustibile vegetale, pascolo mirato, diradamento delle foreste e ripristino dei paesaggi a rischio incendio. Il problema, tuttavia, è concretizzare e mettere in atto gli interventi.
Secondo la Corte dei conti europea, il denaro speso non riesce davvero a fare la differenza. Per la Corte dei conti europea, le decisioni su come allocare i fondi RRF verrebbero prese in maniera troppo frettolosa e la sostenibilità a lungo termine delle azioni finanziate non sarebbe assicurata in modo coerente.
La Commissione si è anche impegnata a rafforzare il Sistema Europeo di Informazione sugli Incendi Boschivi, un meccanismo di allerta rapida satellitare. Entro il 2027 dovrebbe anche essere istituito un portale UE per la condivisione di canali di finanziamento ed esperienze comuni tra gli Stati Membri. Per quanto riguarda rescEU, la Commissione vuole anche aumentare il numero di aerei antincendio ed elicotteri per far fronte alle emergenze.
Perché è urgente investire nella prevenzione degli incendi in Europa
“Ogni estate ci ricorda che gli incendi boschivi non sono più un evento eccezionale, ma una conseguenza sempre più prevedibile del riscaldamento climatico“, ha dichiarato Paola Deda, Direttrice della Divisione Ambiente e Foreste dell’UNECE, La Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite. “Se da un lato la gestione delle emergenze rimane essenziale, la nostra più grande opportunità risiede nella prevenzione, nella gestione forestale sostenibile e nella creazione di paesaggi e comunità più resilienti“, ha aggiunto.
Quando un incendio diventa estremo, lo spegnimento può diventare molto difficile o, addirittura, impossibile. Per questo la priorità non può essere soltanto aumentare la capacità di intervento in emergenza, ma ridurre in anticipo la possibilità che ogni innesco si trasformi in una catastrofe. È in tale contesto che PEFC Italia, l’ente promotore della gestione sostenibile del patrimonio forestale, CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche e SISEF, Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale, hanno avvertito che è necessario ripensare le strategie di prevenzione e difesa del patrimonio forestale italiano ed europeo.
Investire in prevenzione significa investire in territori forestali gestiti, diversificati, monitorati e pianificati, con interventi calibrati sulle diverse caratteristiche ecologiche e sul livello di rischio specifico delle singole aree. Servono interventi di selvicoltura preventiva, diradamenti selettivi, gestione della vegetazione nelle aree più esposte, trattamento del materiale vegetale secco quando necessario, punti d’acqua. Non solo, occorrono aree di sicurezza e gestione dell’interfaccia urbano-forestale dove abitazioni, infrastrutture e vegetazione entrano in contatto.
Satelliti, intelligenza artificiale, banche dati e simulatori consentono di integrare tra loro informazioni meteorologiche, territoriali e satellitari, individuare le aree più esposte, ricostruire le cause degli incendi e simulare migliaia di scenari di propagazione.
Per PEFC Italia, CNR e SISEF, la realtà degli incendi estremi impone quindi un cambio di paradigma: destinare risorse strutturali alla prevenzione, finanziare piani di gestione forestale e interventi pluriennali e favorire la certificazione. Inoltre, è opportuno mettere in rete ricerca, gestori, comunità locali e sistemi antincendio, utilizzare strumenti scientifici e tecnologici nella pianificazione e agire durante tutto l’anno, non soltanto in estate, quando iniziano i roghi.













