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Emissioni globali di metano da miniere di carbone uguali dal 2021, l’89% non segnalato

Ember fornisce la prima analisi completa delle tendenze relative alle emissioni globali di metano derivanti dalle miniere di carbone.

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Dal 2021 ad oggi le emissioni globali di metano dalle miniere di carbone non sono scese

Le emissioni globali di metano dalle miniere di carbone (CMM) sono rimaste sostanzialmente invariate dal 2021, in base a un nuovo rapporto del think tank Ember. La prima edizione del Global Coal Mine Methane Review di Ember ha fornito la prima analisi completa delle tendenze relative alle emissioni di metano derivanti dalle miniere di carbone. L’analisi si basa sui dati diffusi da 73 Paesi produttori di carbone, su stime indipendenti e osservazioni satellitari.

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La revisione si basa sul Global Coal Mine Methane Dataset, che Ember pubblica insieme al rapporto annuale. L’analisi ha evidenziato che le emissioni di metano non sono diminuite dal lancio del Global Methane Pledge, che punta a ridurre le emissioni globali di metano del 30% entro il 2030. L’iniziativa Global Methane Pledge è stata lanciata ormai cinque anni fa ma da allora non ci sono stati progressi.

Il metano è un potente gas serra con un effetto riscaldante a breve termine molto maggiore dell’anidride carbonica. Viene rilasciato durante e dopo l’estrazione del carbone ma nonostante i danni che provoca è poco monitorato ed è in gran parte non viene considerato dalle politiche di attuazione.

Un numero ristretto di Paesi è responsabile della maggior parte delle emissioni di metano globali provenienti dalle miniere di carbone. Quasi tutte, ossia il 94%, sono imputabili ad appena sette Paesi: Cina, Stati Uniti, Russia, India, Australia, Polonia e Ucraina.

Inoltre, secondo il Global Methane Tracker 2025 della IEA, la concentrazione di metano nell’atmosfera adesso è più di due volte e mezzo superiore ai livelli preindustriali e sta aumentando più rapidamente di quella di tutti gli altri principali gas serra.

Mancano misurazioni affidabili: la maggior parte delle emissioni non è contabilizzata

L’analisi di Ember ha evidenziato che l’estrazione del carbone avrebbe causato quasi 35 milioni di tonnellate di metano nel 2023, un volume paragonabile alle emissioni dell’industria petrolifera o del gas. Tuttavia, le emissioni reali potrebbero essere significativamente superiori a quelle dichiarate per via della mancanza di misurazioni precise: solo 23 dei 73 Paesi produttori di carbone hanno fornito dati CMM nel 2023. Almeno 31 milioni di tonnellate di emissioni non sono state comunicate all’UNFCCC. Ember stima che l’89% delle emissioni globali non sia stato incluso negli inventari ufficiali. Inoltre, il 99% della produzione di carbone dichiarata proviene da Paesi che basano i propri conteggi su fattori di emissione generici anziché su misurazioni dirette a livello di miniera.

Allo stesso tempo, molti Paesi hanno registrato una riduzione delle emissioni di metano per tonnellata di carbone prodotta. La tendenza però deriva da cambiamenti apportati alle pratiche minerarie e alle metodologie di rendicontazione, piuttosto che da un’ampia diffusione di misure mirate di riduzione del metano.

“Le emissioni di metano provenienti dalle miniere di carbone sono in gran parte non dichiarate, il che ne maschera la reale portata“, ha affermato Rebekah Horner, analista presso Ember. “Eppure, le soluzioni esistono già e sono pronte per essere ampiamente implementate. Ciò crea una chiara opportunità per accelerare i progressi in materia di clima utilizzando strumenti già disponibili.“

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Le tecnologie esistenti potrebbero dimezzare le emissioni entro questo decennio

Il messaggio positivo diffuso dal rapporto è che grazie alle tecnologie esistenti si possono ottenere riduzioni sostanziali delle emissioni. Più della metà delle emissioni globali derivanti dalla lavorazione con macchine a controllo numerico potrebbe essere ridotta entro questo decennio sfruttando le soluzioni disponibili, una parte delle quali anche a costo zero.

Il metano emesso dall’aria di ventilazione, che costituisce una quota significativa delle emissioni delle miniere sotterranee, può essere ridotto grazie a tecnologie collaudate come gli ossidatori termici rigenerativi. Inoltre, è possibile usare il metano recuperato dai sistemi di drenaggio come combustibile, generando un’ulteriore fonte di reddito.

Le recenti interruzioni dei trasferimenti di combustibili fossili dal Medio Oriente attraverso lo Stretto di Hormuz hanno fatto emergere la grande fragilità delle catene di approvvigionamento globali. In questo contesto, il Coal Mine Methane o CMM è una fonte energetica trascurata, che attualmente viene sprecata anziché utilizzata.

Il metano che può essere catturato e utilizzato direttamente dalle miniere di carbone attraverso sistemi di drenaggio e recupero in loco ammonta a quasi 15 miliardi di metri cubi, equivalenti più o meno a un ottavo dei 112 miliardi di metri cubi di GNL che hanno transitato attraverso lo Stretto di Hormuz nel corso del 2025.

“Gli obiettivi globali per la riduzione del metano non saranno raggiunti se non si interviene direttamente sul metano proveniente dalle miniere di carbone“, ha dichiarato Nishant Bhardwaj di Ember. “Si tratta di un aspetto chiaro e concreto del problema, trascurato per troppo tempo. Intervenire ora porterebbe benefici climatici immediati a un ritmo che poche altre misure possono eguagliare“. 

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.