Malindi: viaggio alle origini del riciclo

Lampade dalle scatolette del tonno, bracieri dalle lamiere di auto, sandali dai copertoni, insomma oggetti di prima necessità a costo zero. Quanto dovremmo imparare dai nostri amici africani?

Malindi: viaggio alle origini del riciclo

 

Malindi è una cittadina sul mare a nord est di Mombasa, la cui economia si regge principalmente sul turismo. E’ fiorente l’attività di artigianato, con oggetti tipici africani che vengono ricavati da vari tipi di legno, corna di animali, fibre naturali. Oggetti che si vendono nei mercatini di tutto il mondo e che siamo abituati a conoscere, spesso venduti da ambulanti di colore sulle spiagge o nelle strade delle città. I manufatti, a volte vere e proprie opere d’arte, vengono confezionati stando accoccolati sulla nuda terra, in mezzo a montagne di trucioli, con strumenti rudimentali: sega a mano, carta vetrata, sgorbia, raspa e una piccola piccozza affilata. Nulla di più.

 

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Fino a questo punto parliamo di un quadretto tipico di molti luoghi al mondo dove l’artigianato risponde alle esigenze del turismo e diventa un risorsa importante.

Ciò che invece mi era davvero sconosciuto, invece, è la grande capacità, in quei luoghi,  di riciclare oggetti d’uso comune o provenienti da automobili, materiali che diversamente troverebbero la via della discarica.  In un mercatino all’aperto, infatti,  è stato interessante imbattersi in un Centro di riciclo locale” dove le auto inservibili vengono smontate in ogni minima componente e alcune parti di esse vengono ritrattate per servire come piccoli forni domestici per la cottura degli alimenti.

La lamiera viene utilizzata per creare l’involucro esterno del forno con uno sportellino per introdurre il carbone, sopra il quale è poggiato il braciere vero e proprio realizzato in cotto forato sul fondo. Il carbone viene generato nella giungla e portato con ogni mezzo, per lo più biciclette a doppia canna e motorini, nei vari mercati della zona.

 

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Riciclate anche le  altre parti  che compongono la struttura: piedini e anelli saldati lateralmente e sulla parte superiore del forno che servono da sostegno per il wok dove si cuociono verdure, riso, carne e pesce.  Anche i  ramaioli provengono da  qualche fonte di riciclo e fanno bella mostra accanto ai bracieri.

 

Ecco una cucina “minimal” con la pentola sul forno artigianale. Ecco una cucina “minimal” con la pentola sul forno artigianale.
Ecco una cucina “minimal” con la pentola sul forno artigianale.

 

Ma non sono solo le parti in metallo dell’automobile che vengono utilizzate. I copertoni vengono debitamente tagliati per fare delle lunghe strisce dagli usi più disparati oppure adibiti a sandali, piò o meno lavorati.

 

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Anche le scatolette di latta del tonno o del pomodoro usate trovano una loro collocazione per farne mestoli e lampade a petrolio rudimentali.

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Le foglie di palma servono per ricoprire i tetti delle capanne che vengono rinnovati ogni sette anni circa e si possono acquistare nei mercati all’aperto, già confezionate,  per installarle agevolmente in sostituzione di  quelle vecchie.

 

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Insomma, da cose semplici si ricavano oggetti che hanno per  gli abitanti del luogo una grande importanza perché d’uso comune e quotidiano.

Tutto questo gran da fare è anche stancante e alla fine giunge il meritato riposo direttamente sul luogo del lavoro in compagnia dei copertoni.

 

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