Uno studio evidenzia le lacune degli IAM nel rappresentare correttamente riciclo, riuso e strategie circolari lungo l’intera catena del valore

Riutilizzo, riciclo, progettazione circolare e riduzione dei rifiuti sono diventati concetti chiave nelle politiche ambientali di governi e imprese. Ma un recente studio sottolinea un aspetto critico spesso trascurato: i modelli di valutazione integrata (IAM), strumenti centrali per la pianificazione climatica globale, non sarebbero ancora in grado di rappresentare in modo completo i benefici e i limiti delle politiche di economia circolare.
I limiti dei modelli attuali
Gli IAM sono modelli complessi che collegano dinamiche climatiche, economiche, energetiche e sociali per supportare le decisioni di politica ambientale. Eppure, secondo l’analisi scientifica dal titolo “Sbloccare le politiche di economia circolare nei modelli di valutazione integrata“, la loro rappresentazione dell’economia circolare rimane frammentaria e poco approfondita.
La maggior parte dei modelli, infatti, si concentra su singole azioni – come il riciclo dei materiali o l’efficienza energetica – senza considerare le interconnessioni lungo l’intera catena del valore. Questo approccio riduttivo rischia di sottovalutare gli impatti complessivi delle strategie circolari, sia in termini di mitigazione climatica che di benefici economici e sociali.
Quali sono le criticità?
Tra le principali lacune individuate dallo studio ci sono:
- Scarsa attenzione ai meccanismi politici, come incentivi, tassazioni o regolamentazioni settoriali;
- Limitata granularità dei materiali, con scarsa distinzione tra flussi specifici (metalli critici, biomasse, plastiche);
- Copertura incompleta della filiera, che spesso esclude le fasi a monte (estrazione e produzione) e a valle (consumo e fine vita).
Lo studio in questione propone un quadro strutturato per colmare queste lacune, articolato su quattro livelli analitici: strumenti politici, strategie di economia circolare, fasi della catena di fornitura e scale territoriali. Questo approccio integrato, ispirato all’ecologia industriale e al ciclo di vita, mira a tradurre la complessità dell’economia circolare in parametri modellizzabili, offrendo una visione coerente delle politiche circolari.
Le raccomandazioni più significative contenute nello studio
- Integrare gli IAM con modelli di flusso dei materiali e modelli settoriali più dettagliati;
- Raffinare i dati e le ipotesi strutturali, per rappresentare meglio le interdipendenze tra i settori;
- Sviluppare scenari politici capaci di simulare effetti di rimbalzo, ricadute intersettoriali e impatti geopolitici.
Una delle sfide più delicate riguarda gli effetti di rimbalzo: quando l’aumento dell’efficienza o del riciclo porta paradossalmente a un incremento complessivo dei consumi.
Allo stesso modo, le ricadute intersettoriali e interregionali possono amplificare o ridurre l’efficacia delle strategie circolari. Per esempio, la sostituzione di materiali fossili con bioplastiche potrebbe ridurre le emissioni in un settore, ma aumentare la pressione su suolo e biodiversità in un altro.
Gli autori sottolineano la necessità di considerare queste dinamiche nei modelli, non solo per valutare meglio le politiche di EC, ma anche per anticiparne i compromessi e i potenziali conflitti tra obiettivi di sostenibilità. L’articolo propone inoltre la creazione di un database globale delle politiche di ecologia industriale, che permetterebbe di costruire scenari di sostenibilità più realistici e di rafforzare il dialogo tra discipline come economia ambientale, politica industriale e scienze dei materiali.












