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I risultati della COP30 in Brasile: nessuna decisione per il clima e fonti fossili

I colloqui si sono arenati proprio sul tema degli idrocarburi e l'assenza pesante degli Stati Uniti ha isolato l'Unione Europea. Così, altre alleanze sono riuscite a emergere e fare danni, come quella tra Russia, Arabia Saudita, India e Sudafrica.

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21.11.2025 – Belem – COP30 President Andre Correa do Lago during closing plenary meeting of the 30th Conference of the Parties (COP30). Photo by Ueslei Marcelino/COP30

La COP30 in Brasile doveva essere la COP della verità e dell’implementazione ma non abbiamo ottenuto né l’una né l’altra.

L’incendio divampato negli ultimi giorni all’interno della sede del summit sembra quasi una metafora dell’azione globale per il clima. Il Pianeta brucia ma l’unica cosa che sappiamo fare è spegnere le fiamme con gli estintori, continuando a ignorare le vere cause del riscaldamento globale. Il processo decisionale della COP consente a pochi Stati di osteggiare le decisioni di molti altri. E visto l’insuccesso del formar, si sta parlando sempre più spesso di una riforma della COP.

COP30 in Brasile: accordo di compromesso molto deludente

Il vertice ONU sui cambiamenti climatici di quest’anno si è concluso con un accordo di compromesso molto deludente. Le richieste fondamentali avanzate dalla maggioranza dei 200 Paesi presenti sono state disattese da un terzo di loro. L’unico risultato da menzionare è l’impegno delle economie avanzate a triplicare la spesa a favore dei Paesi a basso reddito per sostenere i loro sforzi di adattamento.

Le decisioni della COP30 in Brasile in punti fondamentali

  • mobilitare 1.300 miliardi dollari all’anno entro il 2035 per l’azione a favore del clima;
  • triplicare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2035;
  • nuove iniziative globali: lancio del Global Implementation Accelerator e della Belém Mission to 1.5°C per promuovere l’azione e l’implementazione a favore del clima;
  • disinformazione climatica: impegno a promuovere l’integrità delle informazioni e contrastare le false narrazioni.

Il mondo ancora in balia dei combustibili fossili

Dalla COP30 in Brasile non è uscito alcun accordo per stilare una tabella di marcia credibile e utile all’abbandono graduale dei combustibili fossili, come era emerso già nelle ore finali del summit. I Paesi esportatori e consumatori di petrolio e gas hanno bloccato qualsiasi tentativo di arrivare a una road map, nonostante diversi Stati avessero minacciato di bloccare del tutto i lavori se la questione fosse stata messa da parte.

COP30 in Brasile: la COP dei BRICS, Occidente spaccato

Se, da un lato, il multilateralismo ha dimostrato di essere vivo, inviando un messaggio forte diretto al Presidente USA Trump; dall’altro, a emergere non è stato quello dell’ONU. La COP30 è stata la COP dei BRICS, come ha affermato un diplomatico a Politico. I colloqui si sono arenati proprio sul tema degli idrocarburi e l’assenza pesante degli Stati Uniti, al secondo posto per emissioni a livello gloable e primo inquinatore storico, ha isolato l’Unione Europea. Così, altre alleanze sono riuscite a emergere e fare danni, come quella tra Russia, Arabia Saudita e Sudafrica.

Meccanismo d’azione di Belem

L’accordo finale prevede la creazione del Meccanismo d’azione di Belem, un nuovo strumento operativo per coordinare la giusta transizione a livello mondiale ma nessun riferimento esplicito alla transizione per la fuoriuscita dalle fossili decisa a Dubai.  Per Legambiente, la presidenza brasiliana non è stata capace di superare il veto dei Petrostati, nonostante la roadmap sia stata sottoscritta da più di 80 Paesi, tra cui tutti quelli dell’Unione europea, tranne Italia e Polonia.

Tuttavia, per riuscire a raggiungere il consenso necessario all’approvazione dell’accordo, la presidenza brasiliana si è comunque impegnata ad avviare, in collaborazione con il Governo colombiano, una roadmap per il phase-out dei combustibili fossili con tutti i Paesi disponibili. Adesso, sottolinea ancora Legambiente, l’annuncio deve essere seguito dai fatti. È fondamentale che l’Europa tutta, a partire dall’Italia, sia tra i protagonisti di questa roadmap, il cui lancio è previsto il 28 e 29 aprile 2026 a Santa Marta in Colombia.

Tutela del clima: il commento degli scienziati

A dieci anni dall’Accordo di Parigi, il Brasile aveva promesso di indirizzare i Governi verso piani concreti per tagliare le emissioni ma la mancanza di un accordo su un piano di attuazione qualsiasi determina il totale insuccesso di questa COP.

Johan Rockström, scienziato del sistema terrestre e direttore del PIK, ha dichiarato a proposito: “La COP30 era stata presentata come la COP della verità e dell’attuazione. Tuttavia, i leader riuniti a Belém non sono riusciti a mantenere le loro promesse. La verità è che la nostra unica possibilità di mantenere l’obiettivo 1,5°C (di riscaldamento globale) a portata di mano è abbassare la curva globale delle emissioni nel 2026 e ridurre le emissioni di almeno il 5% all’anno successivamente”.

L’attuazione richiede tabelle di marcia concrete per accelerare l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e la protezione della natura. Invece, non abbiamo ottenuto né verità né implementazione. Entro soli 5-10 anni è probabile che supereremo gli 1,5°C, entrando in una situazione di pericolo. Ciò di cui il mondo ha bisogno è un piano credibile e una serie di politiche e normative utili a realizzarlo, a partire dall’eliminazione accelerata, ordinata ed equa dei combustibili fossili.

I Paesi ignorano i messaggi dell’IPCC

Ottmar Edenhofer, economista del clima e direttore del PIK, ha commentato: “I chiari messaggi del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) non vengono recepiti a sufficienza. E ancora una volta, l’impegno della COP28 di abbandonare i combustibili fossili non è stato ulteriormente incrementato”.

A Belém si è discusso di come tassare il trasporto aereo e marittimo. Il dibattito sulle tariffe climatiche è stato controverso, ma ha contribuito a chiarire il legame tra clima e commercio. È stata lanciata un’importante iniziativa per finanziare la protezione globale delle foreste pluviali. Gli accordi minilaterali tra Cina e UE per finanziare la riduzione delle emissioni emergono come una possibilità per il futuro. Anche se molti di questi progetti presentano ancora molti problemi, la COP dovrebbe rafforzare il proprio profilo in termini di slancio e valutazione di iniziative promettenti per l’azione climatica“.

Impegno per l’adattamento

I Paesi ad alto reddito si sono impegnati a sostenere le politiche di adattamento nei Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici con meno risorse per affrontarli. L’accordo prevede però solo un impegno vago a triplicare il sostegno entro il 2035. A detta delle associazioni ambientaliste, si tratta però di risorse finanziarie non ancora adeguate a contrastare l’emergenza climatica.

Attacchi alla scienza e negazionismo climatico

Per la prima volta, le decisioni finali della COP riconoscono la necessità di contrastare la disinformazione sul clima, impegnandosi a promuovere l’integrità delle informazioni e a contrastare le narrazioni finalizzate a minare l’azione basata sul consenso scientifico.

Nonostante queste dichiarazioni, il vertice verrà probabilmente ricordato per aver sancito la fine del consenso globale sulla scienza del clima. Il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite non è più considerato la base più attendibile per orientare le politiche sui cambiamenti climatici e i loro impatti. Al contrario, l’accordo finale sottolinea di integrare gli importanti risultati dell’IPCC con i rapporti di gruppi e istituzioni regionali.

Infine, con il nulla di fatto su combustibili fossili e obiettivi di riduzione delle emissioni, la COP30 ha dimostrato una grande indifferenza verso i ripetuti allarmi lanciati dagli scienziati. Prima dell’ultima plenaria, anche lo scienziato brasiliano, Carlos Nobre, aveva lanciato un duro monito: l’uso di combustibili fossili deve ridursi a zero entro tra il 2040 e il 2045 al massimo per poter evitare catastrofici aumenti di temperatura fino a 2,5 °C entro la metà del secolo. Questa traiettoria comporterebbe la perdita quasi totale delle barriere coralline, il collasso della foresta pluviale amazzonica e uno scioglimento accelerato della calotta glaciale della Groenlandia.

Alla COP30 in Brasile si è parlato anche di clima e commercio

L’UE sta pianificando l’introduzione di una tassa alla frontiera su alcuni prodotti ad alto contenuto di carbonio, come acciaio, fertilizzanti, cemento e alluminio. Molti partner commerciali, in particolare Cina, India e Arabia Saudita, vedono la misura come un grande ostacolo. Per questo motivo, il tema dei legami tra clima e commercio è stato molto sentito a questa COP e non era mai accaduto prima.

Gli europei continuano a rispondere che la legge non mira a soffocare il commercio ma a ridurre i gas serra. Hanno anche proposto a questi Paesi di imporre loro stessi tasse sulle emissioni alle loro industrie inquinanti. Agli economisti la proposta piace perché se diventa più costoso inquinare, è più probabile che si passi a fonti energetiche pulite. Anche su questo argomento, però, la COP30 non ha deciso nulla. L’accordo finale ha previsto di avviare un dialogo continuo sul commercio, coinvolgendo i Governi e altri attori come l’Organizzazione Mondiale del Commercio.


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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.