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Calce e malte: filiera italiana accelera sulla sostenibilità con recupero record del 95% dei rifiuti

Secondo il Bilancio CAMA 2023-2024 si registra un tasso di recupero del 94,7% dei rifiuti di calce e malte, ed una riduzione del 5% delle emissioni

Calce e malte: filiera italiana accelera sulla sostenibilità con recupero record del 95% dei rifiuti
Immagine fornita da CAMA

Nel 2024 solo il 5% di scarti da calce e malte non è stato recuperato

La filiera italiana di calce e malte sempre più sostenibile. Nel 2024, infatti, è stato recuperato quasi il 95% (per l’esattezza il 94,7%) di 15.171 tonnellate di rifiuti. Numeri che rendono merito al lavoro importante della filiera italiana, che sta impiegando risorse economiche e conoscenze per valorizzare le risorse, e ridurre l’impatto ambientale. Secondo il Bilancio di sostenibilità relativo al biennio 2023-2024 diffuso da CAMA – Associazione dell’Industria Italiana della Calce e delle Malte – in rapporto alla stragrande maggioranza di recupero dei rifiuti, solo il 5,3% degli scarti sul totale viene smaltito.

Trend di miglioramento

Un impegno solido e costante visto che nel report precedente, il tasso di performance era del 94,6%, piccolissimo miglioramento, ma è sintomatico di un trend positivo. Il dato, infatti, sottolinea come la filiera italiana di calce e malte sia particolarmente attenta al modello circolare, anche a fronte di un aumento dei volumi produttivi. Permane, però, una quota di rifiuti pericolosi residuale pari all’1,4%.

Riduzione emissioni gas serra

Altro risultato da mettere in evidenza è la riduzione del 5% delle emissioni totali di gas serra da parte delle imprese associate a CAMA. Numeri alla mano: da 192.809 a 182.584 tonnellate di CO₂ equivalente. Grazie al lavoro costante sull’efficientamento energetico e sull’incremento dell’approvvigionamento da fonti rinnovabili, le emissioni indirette Scope 2 sono state ridotte del 24%.

Biomassa rinnovabile al posto di combustibili

Un progresso notevole è anche la progressiva sostituzione dei combustibili fossili con biomassa rinnovabile. Nel 2024 la biomassa ha coperto circa il 54% del fabbisogno energetico del comparto: di fatto la principale fonte energetica utilizzata. Una scelta lungimirante che ha consentito di evitare emissioni fossili per circa 233 mila tonnellate di CO₂ equivalente.

I dati del Bilancio di Sostenibilità dimostrano come la filiera italiana della calce e delle malte sia oggi impegnata in un percorso concreto di decarbonizzazione, con risultati misurabili. L’elevata capacità di recupero dei rifiuti, l’impiego crescente di biomassa e il contributo della ricarbonatazione rappresentano asset strutturali della nostra strategia di transizione ambientale, che deve procedere in equilibrio con la competitività industriale e la continuità produttiva“, ha dichiarato Leone La Ferla, Presidente di CAMA.

Ricarbonatazione per ridurre impronta carbonica

L’obiettivo finale di tutti questi processi è ovviamente la decarbonizzazione. Per la calce esiste uno
“strumento” in più per il raggiungimento di tali scopi, che si chiama ricarbonatazione. Questo procedimento consente ai materiali a base di calce di agire come una sorta di spugna, in grado di riassorbire gran parte della CO2 emessa durante la fase di produzione. Le stime scientifiche indicano che circa il 33% delle emissioni di processo viene recuperato già nel primo anno di vita del prodotto.

Cos’è la Ricarbonatazione?

Il funzionamento della ricarbonatazione si comprende appieno osservando il ciclo vitale della calce, un processo che inizia in stabilimento con la fase di produzione, nota come decarbonatazione. In questa fase, il calcare o carbonato di calcio viene sottoposto ad alte temperature che ne rompono la molecola, liberando anidride carbonica e generando la cosiddetta calce viva.

Una volta che il materiale viene idratato e trasformato in calce spenta per essere impiegato in malte, intonaci o pitture, inizia la fase cruciale per l’ambiente: la ricarbonatazione vera e propria. Entrando a contatto con l’aria, la calce reagisce naturalmente con la CO2 atmosferica, innescando una reazione chimica che la trasforma nuovamente in carbonato di calcio.

Questa dinamica permette di sequestrare il carbonio in modo permanente, fissandolo nella struttura architettonica e migliorando al contempo la durabilità e la resistenza del materiale stesso.

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About Author / Paolo Travisi

Paolo Travisi ha iniziato il suo percorso da giornalista nel 2004, come redattore del network televisivo 7Gold, una palestra professionale incredibile in cui è diventato giornalista professionista, realizzando servizi tv, dalla cronaca alla cultura, e collaborando a programmi e talk condotti da professionisti quali Aldo Biscardi, Alessandro Milan, David Parenzo. In parallelo all'esperienza televisiva, ha iniziato a scrivere per Il Messaggero web, all'epoca guidato da Davide Desario (attuale direttore di Adn Kronos) e poi a scrivere di scienza, tecnologia e cultura anche per l'edizione cartacea. La passione per la scrittura e la scienza, lo ha portato a collaborare con la “storica” rubrica TuttoScienze de La Stampa, con interviste a scienziati italiani ed internazionali. Dalla scienza alla sostenibilità, con la collaborazione con Green&Blue di Repubblica. Per Rinnovabili scrive quotidianamente e con grande entusiasmo di mobilità elettrica, realizza test drive delle auto e video per le pagine social.