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Da problema a risorsa, come i PFAS possono migliorare l’estrazione del litio

Una ricerca della Rice University trasforma i contaminanti PFAS in reagenti per il recupero di materiali critici

Da problema a risorsa, come i PFAS possono migliorare l’estrazione del litio
via Depositphotos

Il ruolo dei PFAS nella transizione energetica

È possibile trasformare gli inquinanti eterni in una risorsa per la transizione energetica? Apparentemente sì, e lo ha dimostrato una nuova ricerca guidata dalla Rice University, in Texas. Gli scienziati hanno impiegato con successo i PFAS nell’estrazione del litio da pozze di salamoia ad alta salinità, e lo hanno fatto utilizzando meno acqua ed energia dei metodi tradizionali.

Cosa sono i PFAS?

I PFAS – acronimo di sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche – sono un gruppo di oltre 10.000 sostanze sintetiche, impiegate tutt’oggi a livello globale nella sintesi di farmaci, pesticidi, imballaggi, schiume antincendio, vernici e una lunga lista di altri prodotti.

Sono stati creati appositamente per offrire un’elevata stabilità e resistenza a condizioni estreme, ma proprio queste caratteristiche li hanno resi un inquinante ambientale estremamente pericoloso, in grado di resistere ai processi di degradazione naturale e bioaccumulabile. In altre parole, hanno tutti i requisiti per rappresentare un gigantesco problema sia a livello di ecosistemi che di salute. Classificati come cancerogeni per gli esseri umani, i PFAS possono sopprimere l’attività del sistema immunitario, compromettere il funzionamento endocrino e metabolico, favorire infertilità, osteoporosi e diabete.

Un quadro decisamente pessimo su cui si sta intervenendo – seppure con una certa lentezza – soprattutto a livello di impianti di trattamento idrico e filtri in carbone attivo.

Estrazione del litio da salamoia con carbone attivo esausto

Lo studio della Rice University si inserisce in questo contesto offrendo un mezzo per valorizzare i rifiuti dei PFAS e trasformarli da problema a risorsa. Nel dettaglio, il gruppo si è focalizzato su campioni di schiuma antincendio raccolti sul campo e trattati con carbone attivo granulare (GAC).

Il GAC offre un metodo efficace per la rimozione degli inquinanti eterni ma genera a sua volta un ulteriore flusso di rifiuti. Il team ha impiegato il GAC contaminato da PFAS come agente fluorurante, aggiungendolo a una salamoia ad alta salinità e scaldandola rapidamente a oltre 1.000 gradi Celsius (prima di raffreddarla altrettanto velocemente).

Il calore rompe i legami tra carbonio e fluoro tipici dei PFAS. Il carbonio diventa grafene, mentre il fluoro si lega ai metalli presenti nella salamoia facendoli precipitare sotto forma di fluoruri metallici:

  • LiF (Fluoruro di Litio),
  • NaF (Fluoruro di Sodio)
  • KF (Fluoruro di Potassio)
  • MgF2 e CaF2 (Fluoruri di Magnesio e Calcio)

Il Fluoruro di Litio ha una solubilità in acqua molto bassa rispetto ad altri sali di litio, e il processo messo a punto sfrutta passaggi di lavaggio e distillazione per isolarlo dagli altri fluoruri formatisi.

I vantaggi del recupero del Fluoruro di Litio

I ricercatori hanno quindi raccolto il flusso volatile contenente fluoruro di litio, recuperando l’82% del fluoruro di litio disponibile con una purezza del 99%. La fase successiva dello studio è stata testare la bontà pratica del nuovo metodo per l’estrazione del litio dalla salamoia. Come? Incorporando il fluoruro di litio negli elettroliti delle batterie e testandolo per stabilità e impatto sulle prestazioni della cella.

“Gli elettroliti contenenti il fluoruro di litio recuperato hanno mostrato maggiore stabilità e prestazioni superiori, confermando che il processo ha prodotto una fonte di litio di qualità adatta all’uso nelle batterie”, scrive Stephanie Baum sul sito dell’ateneo texano.

“Considerando i rifiuti come composti potenzialmente utili, siamo riusciti a convertire i problematici PFAS adsorbiti sul carbone attivo in un metallo di valore utilizzabile, ad esempio, nelle batterie,” ha dichiarato James Tour, titolare della cattedra T.T. e W.F. Chao di Chimica e autore corrispondente dello studio. “Tutto ciò promette benefici significativi in termini ambientali, economici e di efficienza.”

La ricerca Waste per- and polyfluoroalkyl substance-assisted flash fluorination for lithium recovery from brine è stata pubblicata su Nature Water (2026).

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.