Da Strasburgo stop alle esportazioni di rifiuti verso paesi extraeuropei

Il Parlamento Europeo ha votato una posizione contro l’esportazione dei rifiuti nei Paesi extraeuropei

esportazioni di rifiuti
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(Rinnovabili.it) – Nella giornata di ieri, martedì 17 gennaio, il Parlamento Europeo ha adottato la sua posizione negoziale sull’esportazione dei rifiuti UE nei paesi fuori dall’Unione. Nel 2020 la quota di rifiuti spedita dagli Stati comunitari ha raggiunto i 32,7 milioni di tonnellate. L’intento degli europarlamentari è rendere più stringenti le regole a tutela di ambiente e salute normando la gestione dei rifiuti comunitari. Vanno vietati, secondo i MEPs le esportazione dei rifiuti in plastica nei Paesi non OCSE. 

La relatrice Pernille Weiss (PPE, DK) ha dichiarato: “La nostra posizione ambiziosa per i prossimi negoziati con i Paesi UE è stata appena approvata da un’ampia maggioranza in Plenaria. Dobbiamo trasformare i rifiuti in risorse nel mercato comune e, quindi, prenderci più cura del nostro ambiente e della nostra competitività. Le nuove regole ci permetteranno anche di combattere più facilmente la criminalità legata ai rifiuti all’interno e all’esterno dell’UE. Inoltre, con il divieto di esportazione dei rifiuti di plastica da noi proposto, stiamo spingendo per un’economia molto più innovativa e circolare, ovunque sia coinvolta la plastica. Questa è una vera vittoria per le prossime generazioni”.

Al via adesso la fase di negoziazione con gli Stati comunitari.

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Stop alle esportazioni incontrollate di rifiuti

Il voto è avvenuto ieri, con 594 favorevoli, 5 contrari e 43 astenuti.  La proposta di legge appena votata servirà a proteggere ambiente e salute e raggiungere l’obiettivo “inquinamento zero”, ma anche a valorizzare la presenza di rifiuti in Europa per raggiungere i target comunitari di economia circolare.

La posizione adottata vieta le esportazioni di tutti i rifiuti prodotti in Unione Europea verso paesi extraUE salvo una serie di eccezioni da giustificare e approvare. Il testo interviene anche sull’esportazione dei rifiuti pericolosi in Paesi non OCSE, una pratica ampiamente diffusa, vietandola. Nel caso dei rifiuti non pericolosi, le esportazioni potranno continuare se i Paesi non OCSE destinatari le approveranno e saranno in grado di dimostrare di avere meccanismi di gestione virtuosi. Per evitare l’esportazione illegale di rifiuti, inoltre, il Parlamento chiederà un meccanismo di selezione comunitario basato sul rischio al quale i Paesi UE potranno fare ricorso per individuare gli Stati destinatari. 

Il percorso verso il divieto di esportazione di rifiuti

32,7 milioni di tonnellate: questa la quantità di rifiuti che gli Stati UE avevano spedito all’estero nel 2020. Si tratta del 16% del commercio globale di rifiuti. Inoltre, in ambito comunitario, ogni anno circolano 67 milioni di tonnellate di rifiuti.

Il percorso che ha portato alla posizione negoziale adottata ieri è iniziato il 17 novembre 2021, quando la Commissione Europea ha proposta una riforma delle norme comunitarie sulle esportazioni di rifiuti introducendo procedure e controlli specifici a seconda dell’origine, della destinazione e del percorso degli scarti, del tipo di rifiuti e di quale trattamento richiedono giunti a destinazione. 

Dopo la posizione adottata ieri dal Parlamento, si apre adesso la fase negoziale con i governi dei singoli Stati. 

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