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UE: aiuti di Stato ETS estesi anche alla fabbricazione di batterie

La Commissione europea ha adottato una modifica agli Orientamenti sugli aiuti di Stato nel contesto del sistema di scambio di quote di emissione, includendo 20 nuovi settori e alzando l'intensità di aiuto

UE: aiuti di Stato ETS estesi anche alla fabbricazione di batterie
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Modificate le linee guida sugli aiuti di Stato ETS

Proteggere la competitività è divenuto il nuovo slogan che guida le politiche ambientali ed energetiche dell’Europa. E dopo il settore dell’auto, Bruxelles tende oggi una mano alle aziende energivore. Come? Adottando una modifica agli orientamenti sugli Aiuti di Stato nell’ambito dell’ETS (pdf), il sistema di scambio delle emissioni di gas serra. Modifica che amplia la lista delle industrie che possono ricevere i rimborsi, inserendo 20 nuovi macro-segmenti energivori: dalla produzione chimica alla fabbricazione di batterie e sistemi di accumulo.

“Come annunciato nel Piano d’azione per l’industria chimica europea, l’emendamento affronta il crescente rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio per una serie di settori ad alta intensità energetica”, spiega l’Esecutivo Ue in una nota stampa. “Rischio legato al continuo aumento dei costi delle emissioni nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE negli ultimi anni. L’inclusione di nuovi settori [rispetto a quelli già presenti] contribuirà alla competitività dell’industria dell’UE, incentivandone al contempo la decarbonizzazione”.

Come funziona l’ETS dell’Unione europea?

L’ETS comunitario rappresenta lo strumento di punta della politica climatica del Blocco. Dal 2005 – anno del lancio – è impiegato per limitare le emissioni di gas serra dei principali settori industriali ed energetici con un approccio orientato al mercato. In che modo? Fissando un tetto massimo alle emissioni consentite e permettendo alle aziende di scambiare quote di CO2. Chi non rispetta il tetto paga un prezzo per la CO2 emessa acquistando quote da chi è invece più efficiente nel ridurre le emissioni.

Senza addentrarci nel meccanismo economico alla base del sistema, è bene sapere che il prezzo del carbonio nell’ETS comunitario ha affrontato una certa volatilità negli ultimi anni. Con l’introduzione della Riserva di Stabilità del Mercato prima e la crisi energetica dopo, i prezzi medi del carbonio sono entrati in una scia di rincari arrivando fino a 80 euro per tonnellata di CO2 nel periodo 2022-2023, prima di scendere a 65 euro nel 2024. Oggi il mercato del carbonio continua a registrare grandi oscillazioni tra 60 e 80 euro. E le stime prospettano un aumento di circa altri 6 euro entro la fine del 2027.

Chi inquina paga e poi fa pagare

Se da una parte l’ETS ha permesso di accelerare la decarbonizzazione dell’economia dell’UE, dall’altro ha aumentato il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio per i settori esposti alla concorrenza internazionale. Anche per quelli non coinvolti direttamente nel mercato del carbonio.

Il motivo è semplice: il settore energetico è il principale acquirente di quote ETS messe all’asta, ma trasferisce il costo delle quote acquistate nel prezzo finale dell’elettricità. Sia quella pagata dai cittadini che quella per le imprese.

Per alcuni grandi consumatori industriali viene in aiuto il meccanismo di compensazione indiretta ETS. Di cosa si tratta? Di aiuti di Stato che permettono di rimborsare parzialmente le imprese ad alta intensità energetica per i costi che pagano indirettamente a causa del Sistema di scambio delle emissioni.

Come viene calcolato l’aiuto?

Il calcolo tiene conto del fattore di emissione regionale, che esprime l’intensità di carbonio del mix elettrico del paese o della zona di mercato, il consumo vero e proprio, il prezzo delle quote ETS e l’intensità dell’aiuto. Nell’equazione rientra anche il benchmark di efficienza, parametro che premia le aziende più efficienti sotto il profilo dei consumi energetici.

Come cambiano gli aiuti di Stato per l’ETS?

In base alle modifiche adottate oggi, negli orientamenti viene ampliato l’elenco dei settori industriali ammissibili alla compensazione, inserendo realtà precedentemente non considerate a rischio effettivo di delocalizzazione.

Nel dettgalio l’emendamento ha aggiunto comparti come la produzione chimica organica e alcune attività nei settori della ceramica e del vetro. Dentro anche la fabbricazione di batterie e accumulatori. In quanto “nuove aggiunte”, questi settori godranno di una compensazione pari al 75% dei costi indiretti sostenuti (a partire dal 2025). L’intensità dell’aiuto aumenterà invece all’80% per i settori che erano già ammissibili prima della modifica.

L’esecutivo UE ha aggiornato anche i fattori massimi per regione per il periodo 2026-2030 sulla base dei dati più recenti, specificando che, se il nuovo fattore è inferiore di almeno il 15% rispetto al precedente, è possibile notificare una transizione graduale in questo stesso lasso di tempo.

Zona GeograficaFattore CO2 (tCO2/MWh)
Italia0,44
Germania, Lussemburgo0,73
Spagna, Portogallo0,47
Polonia0,78

Non solo: la Commissione ha dato la possibilità agli Stati membri di notificare ulteriori settori o sottosettori non inclusi nell’elenco “se possono dimostrare che sono a rischio reale di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio”.

Per i grandi beneficiari c’è l’obbligo di contribuire alla transizione verde, investendo una quota degli aiuti in progetti che contribuiscono a ridurre i costi del sistema elettrico. Nel dettaglio, le aziende potranno investire almeno il 50% dell’aiuto in attivi come impianti di energia rinnovabile “in situ”, stoccaggio di energia, elettrolizzatori, interventi di efficienza energetica avanzata.

I prossimi passi

I principi della comunicazione si applicano dal 22 dicembre 2025, con alcune specifiche decorrenze dal 1° gennaio 2026. Gli Stati membri dovranno modificare i propri regimi di aiuto esistenti entro il 30 giugno 2026 e dare il proprio accordo esplicito alle modifiche entro due mesi dalla pubblicazione.

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