L’elettrificazione dell’economia rappresenta uno strumento essenziale non solo per i target di decarbonizzazione, ma anche per stimolare la crescita, ottenere l’indipendenza energetica e aumentare la competitività industriale. Un recente report di Schneider Electric spiega il perché

“Supercharging Electrification”, il doppio filo che lega l’elettrificazione alla sicurezza energetica e alla competitività
Esiste un quadro di riferimento globale per valutare quanto gli odierni sistemi energetici siano affidabili, equi e sostenibili. È il trilemma energetico, concetto sviluppato dal World Energy Council che descrive la complessa sfida nel bilanciare tre obiettivi fondamentali nella gestione dell’energia: la sicurezza degli approvvigionamenti, l’accessibilità economica e la decarbonizzazione.
Tre obiettivi oggi messi alla prova dall’accelerazione delle crisi.
L’emergenza climatica, le nuove tensioni geopolitiche, l’aumento del fabbisogno energetico e l’aggravarsi delle disuguaglianze sociali stanno acuendo il trilemma rendendo il bilanciamento ancora più complesso. Anche un esperto della transizione verde e giusta, come l’Unione Europea sembra oggi aver perso smalto e, tra nuove tensioni interne ed esterne, faticare a trovare il punto d’equilibrio. Con chiari effetti sul benessere sociale e sulla competitività del tessuto produttivo.
Eppure, gli strumenti per affrontare tale sfida esistono da tempo e uno in particolare è stato definito come la nuova priorità a livello comunitario: elettrificare rapidamente l’economia.
Per capirne lo stato attuale, i benefici raggiungibili e i nodi ancora da sciogliere viene in aiuto Schneider Electric, azienda leader a livello globale nel settore delle tecnologie per la gestione dell’energia. Attraverso il suo istituto di ricerca, ha redatto “Supercharging Electrification: Europe’s Energy Security & Competitiveness”, una delle analisi più complete sul potenziale di elettrificazione nel Vecchio Continente. Il documento offre raccomandazioni preziose e rivela che l’Europa potrebbe risparmiare 250 miliardi di euro all’anno fino al 2040 potenziando l’uso del vettore elettrico.
“L’elettrificazione è una leva efficace per accelerare nella transizione energetica, rafforzando allo stesso tempo sicurezza, accessibilità economica e sostenibilità” spiega Davide Zardo, Presidente e Amministratore Delegato Schneider Electric Italia. “In un contesto segnato da sfide legate alla disponibilità degli approvvigionamenti, a elevati costi dell’energia e alla competitività industriale, investire in sistemi energetici flessibili e digitali può aiutare a creare condizioni più favorevoli per famiglie ed imprese. Già oggi il 70% delle emissioni può essere ridotto con le tecnologie disponibili, consentendo così di coniugare efficienza energetica, decarbonizzazione e sicurezza. In questo scenario, la gestione dell’energia si conferma una priorità ed un driver strategico di competitività per le industrie.”
Cos’è il trilemma energetico?
Citato per la prima volta nel rapporto Brundtland del 1987 sullo sviluppo sostenibile, l’energy trilemma oggi esprime un’esigenza più che una sfida. L’esigenza di rendere l’energia, contemporaneamente, sicura, decarbonizzata e accessibile per famiglie e imprese. In altre parole, garantire un approvvigionamento stabile e resiliente, assicurare prezzi equi e ridurre le emissioni di gas serra. Mantenendo questa formula anche in un contesto complesso e incerto come quello attuale.
Tuttavia, se si guarda ora il sistema energetico europeo, le tre dimensioni del trilemma appaiono tutto fuorché in equilibrio.
Da un lato abbiamo i progressi sul fronte climatico, ben evidenti e frutto di un parco rinnovabili in costante crescita. Dall’altro facciamo ancora i conti con una forte dipendenza dai combustibili fossili esteri e con costi dell’energia elevati che frenano la competitività della regione. Basti pensare che nel Blocco le importazioni di energia rappresentano ancora il 57-58% circa del consumo totale, per una spesa che lo scorso anno ha superato i 336 miliardi di euro. E, nonostante i volumi importati nel 2025 siano diminuiti rispetto a quelli del 2024, per alcuni prodotti (gas naturale liquefatto in primis) il valore è aumentato.
Non solo. Dalla prima crisi a oggi l’UE ha ridotto significativamente la dipendenza dal gas russo ma ne ha creata un’altra ancora più sensibile alle logiche di mercato, quella dal GNL statunitense. In tutto ciò non sorprende sapere che i prezzi energetici nell’Unione risultino in media dalle 2 alle 5 volte superiori a quelli di Stati Uniti e Cina. Nello specifico, l’elettricità per uso industriale costa il doppio rispetto agli USA e il triplo rispetto alla Cina, con chiari effetti sulla redditività commerciale e il posizionamento sul mercato.
La nuova crisi dell’energia 2026
Il nuovo shock energetico, generato dal conflitto in Medio Oriente, ha evidenziato ancora di più la sfida del trilemma. Come ha ricordato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in un recente discorso all’Europarlamento nei primi 60 giorni di guerra la spesa UE per le importazioni di combustibili “è aumentata di oltre 27 miliardi di euro, senza una singola molecola di energia aggiuntiva”.
Un promemoria inequivocabile di quanto sia essenziale accelerare la transizione verso un’energia pulita, sicura e accessibile. Sul come, Bruxelles ha pochi dubbi: uno degli elementi su cui insiste oggi è il nuovo piano d’azione per l’elettrificazione che dovrebbe vedere la luce entro l’estate. Un piano definito dallo stesso esecutivo UE necessario per “completare la transizione […] e ad allontanarci dalla nostra pericolosa dipendenza dai combustibili fossili”. La strategia dovrebbe includere un ambizioso obiettivo di elettrificazione dei consumi europei e misure per rimuovere gli ostacoli che oggi gravano sul segmento.
Il trilemma energetico europeo oggi
Per capire quali benefici è possibile ottenere per ognuna delle dimensioni del trilemma energetico europeo, è necessario però partire dal quadro attuale. Al momento il tasso di elettrificazione nel continente è appena al 21%: una percentuale non solo contenuta, ma che risulta praticamente identica a quella di quindici anni fa. A titolo di confronto in Cina, dove il consumo energetico è quasi tre volte superiore a quello dell’Unione europea, il tasso è ora al 31%.
Quali sono i motivi di questo ritardo? In gioco rientrano una serie di fattori. Al di là del divario di prezzo tra elettricità e gas (a causa di un trattamento fiscale sbilanciato) e della frammentazione dei finanziamenti dedicati, a pesare è soprattutto l’instabilità dei quadri normativi e l’inerzia aziendale. Come sottolineato dagli autori del report, molti settori industriali soffrono di “pressioni mimetiche” che tendono a mantenere lo status quo in assenza di interventi esterni. Inoltre, persiste ancora una scarsa consapevolezza delle soluzioni tecnologiche esistenti e degli incentivi disponibili, unitamente al timore della complessità che l’adattamento ai nuovi sistemi comporterebbe.
Quello che non è sempre facile mettere a fuoco tra timori e colli di bottiglia, è invece, il potenziale dell’elettrificazione. Potenziale che è direttamente connesso alla competitività del tessuto produttivo europeo e con la resilienza nazionale.
Il potenziale dell’elettrificazione
Con le tecnologie oggi disponibili l’UE potrebbe puntare senza fatica a raggiungere il 32% di elettricità nel mix energetico finale entro il 2030, e il 62% entro il 2050. Ma in realtà fino ad un 75% della domanda energetica del Blocco si presta ad essere elettrificato, direttamente o indirettamente. In alcuni settori industriali, come quello tessile o quello alimentare, il potenziale è così elevato da poter arrivare al 90% del fabbisogno soddisfatto tramite il vettore e oltre.
Ovviamente il primo beneficio ottenibile corre lungo la direttrice della sovranità energetica. La transizione verso un sistema elettrificato, combinato con lo sviluppo delle energie rinnovabili, è in grado di aumentare la sicurezza energetica, proteggendo dalla volatilità dei prezzi fossili. Il report mostra come, anche solo elettrificando i consumi dei settori residenziale e dei trasporti, l’Europa potrebbe dimezzare la propria dipendenza fossile entro la fine di questo decennio, risparmiando ben 100 miliardi di euro di importazioni.
Non solo. Il vettore elettrico permette di trasformare radicalmente l’efficienza del consumo primario. Basti pensare che i motori elettrici sono in genere 3 volte più efficienti di quelli a combustione interna, o che le pompe di calore risultano da 3 a 5 volte più efficienti dei tradizionali sistemi di riscaldamento a gas. Per il comparto industriale elettrificare i consumi quando possibile – si stima che entro il 2035, oltre il 90% dei processi industriali avrà a disposizione almeno una soluzione di elettrificazione diretta tecnicamente applicabile su scala – significa quindi svincolarsi da quel gap di competitività legato ai prezzi dei carburanti.
Le piene potenzialità si possono ottenere però solo combinando l’elettrificazione con la generazione distribuita, l’accumulo e la digitalizzazione dei processi. Dando corpo in questo modo ad un approccio flessibile, in grado di sfruttare al meglio l’offerta delle FER e la conseguente variabilità dei prezzi al dettaglio. E nel contempo aiutando il sistema Paese a ridurre la necessità di costosi investimenti per l’espansione delle infrastrutture, garantendo un’energia più efficiente, intelligente e pulita.












