Nella nuova bozza, l'UE rivede gli standard per gli apparecchi di riscaldamento, ma gli obiettivi della direttiva EPBD restano e vincolano la transizione al 2040.

C’è davvero un passo indietro sul regolamento Ecodesign delle caldaie a gas?
Il regolamento Ecodesign delle caldaie è al centro della consultazione lanciata dalla Commissione Ue su etichettatura ed efficienza energetica. Le bozze diffuse dalla commissione modificano i parametri tecnici e mantengono sul mercato sia le caldaie a condensazione sia quelle tradizionali. Si tratta però solo di proposte in consultazione, che potranno cambiare e che non cancellano gli obiettivi fissati dalla direttiva EPBD al 2040. L’Italia resta inoltre sotto procedura per il mancato stop agli incentivi alle caldaie fossili dal 1° gennaio 2025. Il dibattito pubblico non riflette questa complessità, ed è quindi necessario chiarire cosa cambia e cosa non cambia davvero.
Cosa prevede la bozza del nuovo regolamento ecodesign delle caldaie
La consultazione avviata dalla Commissione riguarda quattro regolamenti tecnici su etichette energetiche ed ecodesign, aggiornando norme che risalgono al 2013.
Nella bozza dedicata agli apparecchi per il riscaldamento vengono modificati i limiti minimi di efficienza stagionale, che nella versione del 2023 erano così elevati da escludere di fatto qualunque modello di caldaia a gas a partire dal 2029.
Il nuovo testo stabilisce valori molto più bassi: i requisiti minimi superano di pochi punti percentuali quelli in vigore da oltre dieci anni. Ciò consentirebbe la permanenza sul mercato sia dei modelli a condensazione sia di quelli tradizionali.
Il settore del gas ha accolto con favore questa impostazione, mentre la Commissione chiarisce che l’obiettivo della consultazione è allineare i requisiti ai progressi tecnologici, tenendo conto di test aggiornati su efficienza, livelli di rumore e emissioni di NOx.
La bozza introduce anche una nuova etichetta energetica con scala A–G, codice QR per accedere al registro EPREL, indicazioni su disponibilità dei pezzi di ricambio e valutazioni di conformità di terza parte. L’iter è però ancora lungo: i Paesi Ue dovranno esprimersi, e Parlamento e Consiglio potranno bloccare le proposte durante il periodo di scrutinio.
Cosa non cambia: lo stop alle caldaie fossili resta nella direttiva EPBD del 2040
La revisione del regolamento ecodesign delle caldaie non modifica gli obiettivi vincolanti della direttiva EPBD. Il quadro generale resta quello fissato nella normativa approvata nel 2024: graduale eliminazione delle caldaie alimentate con combustibili fossili entro il 2040 e divieto di incentivi finanziari dal 1° gennaio 2025.
L’Italia non si è ancora pienamente adeguata. Pur avendo eliminato le detrazioni fiscali con la legge di bilancio, continua a prevedere contributi nel Conto Termico 2.0, motivo per cui Bruxelles ha inviato una lettera di messa in mora.
La EPBD ha introdotto inoltre obiettivi stringenti sulla riduzione dei consumi energetici degli edifici: –16% entro il 2030 e –20-22% entro il 2035, con mappature obbligatorie del patrimonio edilizio e piani nazionali di ristrutturazione (NBRP) da inviare entro il 31 dicembre 2025.
Entro il 29 maggio 2026 l’Italia dovrà completare il recepimento della direttiva. Il nuovo pacchetto di regolamenti e linee guida della Commissione – che include un regolamento delegato sui livelli ottimali dei costi e un regolamento di esecuzione sui modelli informativi – serve proprio a supportare gli Stati nell’applicazione delle misure.
L’effetto reale del nuovo regolamento ecodesign delle caldaie
La proposta di un nuovo regolamento ecodesign disciplina solo la commercializzazione, non gli obiettivi politici della decarbonizzazione del parco edilizio.
I nuovi limiti tecnici non rappresentano un obbligo a mantenere o incentivare le caldaie fossili, ma solo una soglia minima per immettere sul mercato i prodotti durante la transizione.
Resta la EPBD a fissare la direzione: eliminazione dei combustibili fossili, diffusione di tecnologie rinnovabili e ibride, nuovi standard minimi di prestazione per edifici residenziali e non residenziali, passaporti di ristrutturazione e certificati energetici con scala armonizzata.
In questo senso, la bozza non cancella il percorso verso un parco edilizio a zero emissioni entro il 2050. La Commissione sta inoltre lavorando a strumenti operativi dettagliati – tra cui modelli di piano, fogli di calcolo per l’analisi del patrimonio edilizio, linee guida tecniche – per garantire una transizione ordinata.
La scelta della Commissione appare quindi più tecnica che politica: aggiornare requisiti ormai datati, senza interferire con gli obiettivi climatici. Il punto cruciale sarà come gli Stati membri recepiranno questi obiettivi e modificheranno i propri incentivi.
Italia al 2040: tra infrazione, ritardi e obblighi sui piani di ristrutturazione
Intanto il quadro italiano mostra diversi ritardi. L’Italia non ha ancora trasmesso alla Commissione la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione, scadenza fissata per fine 2025.
È inoltre aperta una procedura di infrazione per non aver comunicato l’eliminazione degli incentivi alle caldaie fossili dal 1° gennaio 2025. Il recepimento completo della direttiva EPBD dovrà avvenire entro il 29 maggio 2026, ma la normativa non è stata inserita nella legge di delegazione europea. Sono stati presentati emendamenti parlamentari per inserirla, ma il percorso non è ancora definito.
Sul fronte operativo, la Commissione richiede che i piani contengano: mappatura del patrimonio edilizio, obiettivi per il 2030, 2035 e 2040, strategie di investimento, supporto alle famiglie vulnerabili e strumenti per la mobilità sostenibile.
Senza questi elementi, l’Italia rischia ulteriori richiami. In questo contesto, la revisione del regolamento ecodesign delle caldaie non alleggerisce gli obblighi nazionali, che restano orientati alla progressiva uscita dalle caldaie fossili e alla riduzione dei consumi del parco edilizio.
Cosa cambia davvero per i consumatori
Per i consumatori, la revisione non modifica l’obbligo o meno di sostituire la propria caldaia. Le caldaie installate potranno restare in funzione anche oltre il 2040, poiché la direttiva EPBD riguarda solo nuove installazioni e impianti nelle ristrutturazioni rilevanti.
La vera novità è la trasformazione del sistema informativo destinato agli utenti. La nuova etichetta energetica adotta la scala A–G, con codice QR per l’accesso alle schede dei prodotti nel registro EPREL, icone dedicate alla compatibilità con codici di condotta europei e indicazioni sulla rumorosità.
Gli apparecchi meno efficienti alimentati da combustibili fossili saranno soggetti a requisiti di progettazione più rigorosi, mentre per i sistemi non fossili (come le pompe di calore) sono previsti criteri più flessibili.
Gli standard riguarderanno anche la disponibilità di pezzi di ricambio, le informazioni sulle modalità di consegna e una progressiva estensione delle valutazioni di conformità di terza parte a tutte le categorie di prodotti. Queste misure puntano a facilitare la comparazione tra tecnologie e a migliorare la trasparenza, senza interferire con gli obiettivi di lungo periodo.
Un iter approvativo che non dà alcuna certezza del risultato finale
Il documento attualmente circolante è una draft regulation, cioè una proposta non vincolante in fase di consultazione pubblica. In questa fase, il testo non ha alcun valore normativo e potrà essere modificato in modo sostanziale nei passaggi successivi della procedura. Terminata la consultazione, la Commissione analizzerà i contributi ricevuti e potrà riformulare gli allegati tecnici, rivedere le soglie di efficienza o introdurre criteri aggiuntivi.
La proposta rivista sarà poi sottoposta al parere degli Stati membri, che potranno chiedere ulteriori modifiche sui parametri prestazionali e sulle condizioni di applicazione. Solo dopo questo passaggio la Commissione potrà adottare formalmente i regolamenti, che resteranno comunque soggetti al controllo giuridico-politico del Parlamento europeo e del Consiglio durante il periodo di scrutinio.
Entrambi gli organi hanno la facoltà di bloccare l’entrata in vigore dei testi attraverso obiezioni formali. Per questi motivi, interpretare la bozza come una “retromarcia definitiva” è tecnicamente scorretto: la struttura dell’iter Ue rende qualsiasi esito ancora aperto, inclusa la possibilità che la versione finale differisca in modo significativo dai parametri oggi in consultazione.












