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WoodMac: attesi 750 GW di solare, eolico e batterie per la fine del 2025

l'elettrificazione su vasta scala e l'esplosione della domanda di dati stiano ridefinendo completamente il panorama energetico globale, rendendo le infrastrutture il punto focale delle sfide della transizione

Perché l'eolico in Europa sta rallentando?

L’Energy Transition Outlook (ETO) 2025 di Wood Mackenzie

La transizione energetica sta entrando in una fase più matura e complessa. E nonostante la crescita esplosiva delle fonti rinnovabili, oggi il settore deve fare i conti con difficili compromessi tra scala, integrazione di sistema, allocazione di capitale e geopolitica. Compromessi che almeno al momento si traducono in un freno alla decarbonizzazione.

La diretta conseguenza? Il mondo è sulla strada per un aumento delle temperature di 2,6 °C sopra i valori preindustriali.

La stima non arriva stavolta dall’Emission Gap Report delle Nazioni Unite ma dall’Energy Transition Outlook (ETO) 2025 di Wood Mackenzie. Il rapporto, giunto alla sua settima edizione, offre un’analisi olistica e integrata dei settori dell’energia e delle risorse naturali ma lo sguardo che getta sulla transizione è tutt’altro che ottimista.

La complessità della transizione energetica

“In Wood Mackenzie, prevediamo un’espansione energetica, un’evoluzione verso un nuovo sistema energetico in cui i combustibili fossili rimarranno la base dell’approvvigionamento per i decenni a venire”, spiegano gli analisti. “Saranno integrati da combustibili a basse emissioni di carbonio che guadagneranno quote di mercato e svolgeranno un ruolo fondamentale nel soddisfare la crescente domanda globale di energia. Il sistema energetico in evoluzione, basato su molteplici combustibili e tecnologie, diventerà più interconnesso e sempre più complesso”.

Partiamo dai numeri più vicini. Secondo la società, nel 2025 è prevista l’installazione di 750 GW di nuova capacità tra fotovoltaico, eolico e batterie; nove volte la capacità attesa per i combustibili fossili. Ma creare un sistema energetico resiliente e decarbonizzato richiede molto più che aggiungere nuovi megawatt, sottolinea WoodMac. È necessario riorganizzare i mercati, modernizzare le reti e migliorare la flessibilità. Ma soprattutto, il sistema energetico non può più operare a compartimenti stagni: ha bisogno di interconnessione sia tra i settori che tra i vettori.

Il peso dell’AI sulla domanda energetica

L’ETO 2025 dedica un capitolo all’intelligenza artificiale e al peso che il settore ha sulla domanda energetica presente e futura. Secondo gli autori, il boom dell’AI sta mettendo a dura prova i mercati energetici globali: oggi il settore conta progetti per 250 GW di potenza richiesta e un fabbisogno energetico di 700 TWh l’anno. Superiore a quello di tutti i veicoli elettrici attualmente in funzione.

Di questo passo, il comparto potrebbe raggiungere entro la metà del secolo i 3.500 TWh l’anno, equivalenti all’attuale domanda dell’India e di tutto il Medio Oriente messi insieme. Questa esplosione minaccia di causare vere e proprie crisi elettriche e aumenti tariffari, costringendo le aziende a ritardare gli impegni di energia pulita per il 2030 a causa dei vincoli di rete.

Paradossalmente, l’AI stessa potrebbe contribuire a risolvere la crisi energetica che ha creato, accelerando la simulazione di tecnologie rivoluzionarie e ottimizzando materiali.

ETO 2025: il vettore elettrico

Una cosa è certa: il futuro è elettrico. Tra elettrificazione dei consumi, crescita economica, avanzamento di idrogeno elettrolitico e domanda di data center, il vettore acquisterà sempre più spazio. Nello scenario “Net Zero” (caratterizzato da una riorganizzazione completa del sistema energetico globale, con livelli straordinari di ambizione, mobilitazione di capitali e implementazione tecnologica) l’elettricità, che oggi rappresenta un quinto del consumo energetico, supererà la metà entro il 2050.

Nello stesso scenario, le rinnovabili non programmabili aumenteranno la loro produzione fino al 68% del mix entro il 2050, dall’attuale 20%.

Secondo gli analisti, i combustibili fossili rimarranno essenziali per il backup nelle reti in difficoltà. Le economie mature con obiettivi “Net Zero” avranno invece bisogno di infrastrutture robuste a zero emissioni di carbonio, dove il nucleare avanzato e la geotermia forniranno la capacità dispacciabile residua per garantire l’affidabilità.

“La sfida finanziaria è notevole”, spiega Wood Mackenzie. “Un obiettivo di 2 °C è plausibile se si raggiungono emissioni nette pari a zero entro il 2060 circa. Per ampliare l’intera gamma di tecnologie a basse emissioni di carbonio, dalle energie rinnovabili al nucleare, all’idrogeno e alla cattura del carbonio, gli investimenti annuali da fonti pubbliche e private devono aumentare del 30% rispetto ai livelli attuali, raggiungendo una media di 4.300 miliardi di dollari entro il 2060. Ciò si traduce in un aumento degli investimenti nel settore energetico dall’attuale 2,4% del PIL globale a circa il 3,5% entro il prossimo decennio: una sfida per molte economie”.

Leggi QUI l’Energy Transition Outlook 2025

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