L'Emissions Gap Report 2025: Off Target dell'UNEP rileva che i nuovi impegni climatici assunti nell'ambito dell'accordo di Parigi hanno ridotto solo in minima il rischio di un pericoloso aumento della temperatura globale nel corso di questo secolo

Emission Gap Report 2025 dell’UNEP, i dati su temperature e CO2
Gli impegni climatici globali sono fuori target. Nonostante molti Paesi non abbiano ancora consegnato i nuovi contributi determinati a livello nazionale (meglio noti come NDC 3.0), appare già evidente che, per non mancare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, si dovrà fare molto di più.
La certezza arriva dal nuovo Emission Gap Report 2025, l’analisi con cui il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) traccia i trend del riscaldamento globale. Giunto alla sedicesima edizione, il rapporto mostra alcuni segni di miglioramento in termini di rallentamento del global warming, ma nel complesso la situazione rimane allarmante.
Ciò nonostante, la questione fatica a trovare spazio nel dibattito pubblico e politico, perlomeno con l’urgenza che dovrebbe caratterizzarla. E la nuova tornata di negoziati, che si aprirà la prossima settimana in Brasile con la COP di Belém, rischia oggi di essere l’ennesima occasione persa per accelerare l’impegno climatico.
D’altra parte, i segnali attuali non sono dei più favorevoli. Tra celebri ritiri, NDC in ritardo e ambizioni in ribasso, mancano ancora quella fretta e risolutezza invocate dal mondo scientifico.
Dieci anni di Accordo di Parigi, a che punto siamo?
L’Accordo di Parigi del 2015, siglato in occasione della COP 21, ha giocato un ruolo cruciale nello stimolare l’azione per il clima, portando a un netto calo nelle proiezioni di riscaldamento globale.
La stima basata sulle politiche attuali è passata da quasi 4°C di aumento delle temperature a poco meno di 3°C rispetto ai livelli preindustriali. Quella elaborata a partire dagli NDC – quindi sulle promesse nazionali di riduzione della CO2 – è scesa da 3-3,5°C a 2,3-2,5°C. Non solo: la quota di emissioni globali coperta dagli impegni di “emissioni zero nette” è aumentata dallo zero del 2015 a circa il 70 per cento di oggi.
Nonostante questi progressi, tuttavia, l’azione attuale non è sufficiente a raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi, vale a dire mantenere il riscaldamento ben al disotto dei 2°C di aumento rispetto ai livelli preindustriali, possibilmente limitandolo a solo più 1,5°C .
E non sono gli unici dati negativi. Nel 2024, le emissioni globali di gas serra (GHG) hanno raggiunto un nuovo record di 57,7 GtCO2eq, con un aumento del 2,3% rispetto al 2023. Questa crescita è dovuta a tutti i principali settori, ma con un contributo determinante dalla deforestazione e dal cambiamento di uso del suolo (LULUCF).
NDC 3.0, l’ennesimo fallimento
Uno dei veri problemi a livello di azione climatica risiede nei Contributi Nazionali: nonostante la scadenza fosse stata fissata a febbraio 2025, al 30 settembre 2025 soltanto 60 parti (che coprono il 63 per cento delle emissioni) delle 198 totali avevano presentato o annunciato nuovi NDC con obiettivi di mitigazione delle emissioni per il 2035.
I nuovi piani climatici hanno peraltro un effetto limitato nel colmare il divario emissivo a medio termine, lasciando le proiezioni di riscaldamento ben al di sopra dell’obiettivo del Paris Agreement.

“Dall’adozione dell’Accordo di Parigi, dieci anni fa, le nazioni hanno tentato tre volte di raggiungere l’obiettivo con i loro Contributi Determinati a Livello Nazionale: gli impegni iniziali, gli aggiornamenti del 2020 e il nuovo ciclo quest’anno in vista della COP30 di Belém, in Brasile”, ha commentato Inger Andersen, Sottosegretaria generale delle Nazioni Unite e direttrice esecutiva dell’UNEP. “Eppure, ogni volta, i Paesi hanno collettivamente mancato l’obiettivo; ogni volta, hanno lasciato il mondo sulla strada verso un’intensificazione della crisi climatica”.
“Non possiamo disperare”
Non tutto è perduto. Limitare il riscaldamento a 1,5°C è ancora tecnicamente possibile, ma i continui ritardi nell’azione implicano un superamento temporaneo maggiore di tale soglia. E ogni anno di ritardo rende il percorso verso l’obiettivo più ripido, costoso e dirompente.
“Questa situazione ci impone di accettare una dura verità: la media pluridecennale delle temperature globali supererà 1,5°C, molto probabilmente entro il prossimo decennio. Il compito è rendere questo superamento minimo e temporaneo.”
Per intraprendere un percorso che limiti il superamento a circa 0,3°C – spiega Andersen – sarà necessario ridurre le emissioni del 26% nel 2030 e del 46% nel 2035. E dovremo ricorrere a metodi costosi e a tecnologie incerte, come la rimozione della CO2 dall’atmosfera, per ritornare a 1,5°C di aumento entro la fine del secolo.
“Non dobbiamo – e non possiamo – disperare. Al contrario, dobbiamo essere ancora più determinati. Il potenziale di mitigazione dell’eolico, del solare e della silvicoltura rimane sufficiente a colmare il divario di 2°C entro il 2035 […] Adesso è il momento che tutti i Paesi, in particolare i membri del G20, si impegnino a fondo e investano nel loro futuro, così da poter finalmente iniziare a raggiungere i giusti obiettivi climatici.”











