L'eolico galleggiante di Ichnusa Wind Power in Sardegna ottiene parere tecnico positivo dalla Soprintendenza Speciale per il PNRR ma con una serie di prescrizioni da rispettare

Eolico flottante in Sardegna: il via libera del MiC
Ci sarà da aspettarsi una nuova levata di scudi a livello locale, ma il progetto di Ichnusa Wind Power, il parco eolico flottante al largo della costa della provincia di Carbonia-Iglesias, in Sardegna, ha ottenuto il via libera anche del Ministero della Cultura (MiC).
La Soprintendenza Speciale per il PNRR ha espresso un parere tecnico favorevole riguardo alla compatibilità ambientale dell’impianto, seppur subordinato al rispetto di una lunga lista di prescrizioni. Un sì che si aggiunge a quello già pronunciato anche dalla Commissione Tecnica PNRR-PNIEC del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), ad inizio anno.
E ora? Ora il Provvedimento Unico in materia Ambientale in cui è stato inserito il progetto aspetta solo il pronunciamento della Regione Sardegna, sebbene, essendo l’iter di competenza statale, un eventuale no non sarebbe vincolante.
Sull’iniziativa però c’è una netta opposizione. I comitati locali sono fortemente contrari all’impianto, nonostante le future turbine eoliche galleggianti si troveranno a una distanza compresa indicativamente tra 35 e 50 km dalla costa di Portoscuso e dell’Isola di San Pietro. Cerchiamo di capire il perché.
Il progetto eolico Ichnusa Wind Power
Il progetto Ichnusa Wind Power, frutto dell’omonima srl, ha alle spalle il consorzio Divento, guidato da Plenitude, CDP e Copenhagen Infrastructure Partners (CIP). Sulla carta si tratta di 42 aerogeneratori galleggianti suddivisi in due sottoparchi da 21 turbine ciascuno, a coprire una superficie totale di 116 km quadrati, offrendo una potenza totale cumulata di 504 MW.
Per offrire una capacità così elevata ogni macchina ha una potenza unitaria di 12 MW, il che significa anche grandi dimensioni: del rotore, delle pale e della torre.
Le strutture di sostegno galleggianti su cui sono montati gli aerogeneratori consentono di collocare il parco eolico lontano dalla costa dove i fondali sono troppo profondi (tra 350 e 700 metri) per delle fondamenta fisse, riducendo di conseguenza l’impatto visivo.
Tuttavia con turbine alte fino a 285 m considerando anche la punta della pala in posizione verticale alta, ad una distanza di circa 35 km dalle prime unità sarebbe percepibile in lontananza ancora un 80% della macchina.
È su questa percezione residua che si sono scagliati finora i comitati locali. Non solo: le rimostranze si focalizzano anche sull’interferenza che la posa del cavidotto e la presenza delle turbine avrebbe sulle rotte migratorie del tonno rosso.
Le prescrizioni della Soprintendenza
Ma cosa ha affermato la Soprintendenza sulla questione? Il Ministero, esprimendo il parere favorevole, ha definito una serie di prescrizioni che l’Ichnusa Wind Power dovrà rispettare per tutelare il patrimonio culturale, archeologico e paesaggistico dell’area.
Nel dettaglio il dicastero ha imposto l’aggiornamento della documentazione sull’impatto visivo, includendo nuovi punti di vista qualificati (come l’area archeologica di Tharros, Buggerru e Masua) e simulazioni in condizioni crepuscolari e notturne per valutare i sistemi di segnalazione luminosa.
Ha richiesto inoltre un piano di mitigazione che preveda soluzioni colorimetriche e trattamenti antiriflesso per ridurre il contrasto visivo delle turbine. E dal momento che in quei fondali sono stati individuati due target interpretati come relitti di età romana, è stata imposta una fascia di rispetto di almeno 50 metri da questi siti e l’assistenza archeologica continuativa durante tutte le lavorazioni sui fondali.
Non solo. Il Ministero ha anche sottolineato che il sistema delle tonnare storiche è oggetto di un percorso di riconoscimento UNESCO. Le opere quindi non dovranno compromettere il nesso tra pratica culturale e paesaggio marino, salvaguardando i valori materiali e immateriali connessi.











