Lo scarso interesse dimostrato ancora una volta dalle aziende petrolifere e del gas smentisce i piani di Trump.
Asta per le trivellazioni nell’ANWR si rivela un fiasco: venduto solo il 10% dei terreni
L’asta dell’Amministrazione Trump in Alaska per le concessioni petrolifere e di gas nell’Arctic National Wildlife Refuge (ANWR) ha attirato appena 3,7 milioni di dollari in offerte vincenti per cinque appezzamenti di terreno, secondo quanto hanno dichiarato i funzionari del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti.
Le offerte hanno coperto soltanto il 10% del terreno disponibile. Secondo le promesse del Presidente degli Stati Uniti, le trivellazioni in quest’area naturale incontaminata avrebbero dovuto generare ingenti entrate economiche. Invece, lo scarso interesse dimostrato ancora una volta dalle aziende petrolifere e del gas ha smentito i piani di Trump e chi credeva che la crisi energetica globale avrebbe garantito una maggiore partecipazione.
L’asta offriva 58 appezzamenti distribuiti su 278.828 ettari in un’area remota conosciuta per essere un habitat incontaminato per specie come l’orso polare, la renna caribù e alcune specie di uccelli migratori. Le offerte sono state solo nove per cinque appezzamenti di terreno, con Hex Energy LLC e l’Alaska Industrial Development and Export Authority (AIDEA) come unici offerenti.
L’AIDEA, associazione per lo sviluppo economico locale di proprietà dello Stato dell’Alaska, è stata il miglior offerente su tre appezzamenti, mentre Hex lo è stata su due. L’AIDEA ha stanziato più di 1,5 milioni di dollari di denaro pubblico, presentando offerte su terreni messi a disposizione dallo Stato federale.
Neanche la guerra in Medio Oriente spinge l’asta di Trump per l’Alaska
L’asta è stata l’ultimo banco di prova dell’interesse del settore per le trivellazioni nell’Alaska settentrionale, un’impresa considerata molto rischiosa che comporta decenni di lavoro e miliardi di dollari di investimenti.
Quella del 5 giugno è stata la prima di quattro aste previste nell’ANWR dalla a legge fiscale di Trump, One Big Beautiful Bill Act, firmata lo scorso anno. L’iniziativa risponde alla volontà del Presidente di dare impulso al settore petrolifero nazionale e gode del sostegno dei funzionari dello Stato dell’Alaska e di alcuni gruppi di nativi, intenzionati ad aprire alle trivellazioni nell’ANWR per creare posti di lavoro e incrementare la produzione petrolifera dello Stato.
In base alle stime dello United States Geological Survey (l’istituto statunitense di geologia), le risorse dell’area dovrebbero fruttare fino a 11,8 miliardi di barili di petrolio. Tuttavia, fino a questo momento le compagnie petrolifere e del gas non sono sembrate per niente attratte dagli investimenti nell’ANWR.
Durante la campagna elettorale del 2024 Trump aveva puntato molto sull’argomento dello sviluppo petrolifero dell’artico. Il Presidente aveva assicurato che l’estrazione dell’oro liquido dell’Alaska, come lo ha definito lui stesso, avrebbe contribuito ad abbassare i prezzi della benzina e dei generi alimentari. Eppure, il caldo incoraggiamento a trivellare non è bastato.
Anche le vendite imposte dal Congresso nel 2021, durante il primo mandato di Trump avevano avuto pochissimi acquirenti. Le esigue concessioni vendute erano state sospese e poi successivamente annullate dal Presidente Biden. Tuttavia, per via dell’aumento dei prezzi del petrolio causato dalla guerra in Medio Oriente, questa volta gli analisti si aspettavano che l’asta andasse decisamente meglio.













