Rinnovabili e pianificazione dello spazio marittimo, l’Italia è in ritardo

Solo 6 paesi UE hanno rispettato la scadenza comunitaria per la presentazione dei Maritime Spatial Plan nazionali, strumento essenziale per la tutela dello spazio marittimo ma anche la sviluppo delle rinnovabili offshore

I Ventisette dovevano consegnare i documenti finali di pianificazione dello spazio marittimo il 31 marzo 2021

(Rinnovabili) – L’Europa ha grandi piani per lo sviluppo delle energie rinnovabili. E parte degli obiettivi da realizzare sono destinati alle acque UE piuttosto che alla terra ferma. Eolico offshore, fotovoltaico galleggiante e impianti per lo sfruttamento del moto marino rappresentano oggi strumenti importanti per raggiungere la decarbonizzazione economica e la neutralità climatica. Per garantire che la produzione energetica in mare – così come altre attività legate alle acque comunitarie – avvenga in modo efficiente, sicuro e sostenibile, Bruxelles ha imposto una ragionata pianificazione dello spazio marittimo.

Come spiega la direttiva comunitaria dedicata, si tratta di “un processo mediante il quale le autorità dello Stato membro interessato analizzano e organizzano le attività umane nelle aree marine per raggiungere obiettivi ecologici, economici e sociali. Ciò riguarda non solo l’energia offshore ma anche la navigazione, la pesca, l’estrazione mineraria, l’attività militare, solo per citarne alcune.

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La normativa europea sulla pianificazione dello spazio marittimo imponeva agli Stati membri costieri di presentare i propri piani finali alla Commissione entro il 31 marzo 2021. Tuttavia, solo 6 Paesi hanno rispettato la scadenza: Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Finlandia, Lettonia e Portogallo. Gli altri 16, tra cui l’Italia, sono in ritardo, come fa notare oggi Wind Europe, preoccupata anche che la pianificazione non sia perfettamente allineata con il Green Deal di Bruxelles.

“La via da seguire è semplice”, scrive l’associazione in una nota stampa. “Gli Stati membri devono finalizzare o adattare, approvare e presentare i propri piani per lo spazio marittimo il prima possibile. E devono garantire che questi piani siano coerenti con i rispettivi piani nazionali per l’energia e il clima e con gli obiettivi energetici e climatici dell’UE. Ciò significa allocare spazio sufficiente per l’eolico offshore e garantire che la rete elettrica possa accoglierlo. Significa anche provvedere alla felice coesistenza di diversi usi e attività in mare, come l’eolico offshore e l’acquacoltura, le attività militari, la conservazione della natura e il turismo”.

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Wind Europe porta come esempio il Belgio che ha completato la sua pianificazione dello spazio marittimo nel 2020. Il documento adotta un approccio multiuso per inserire in uno uno spazio marino già molto affollato, 2 GW eolici. Ma le cose non sembrano andare altrettanto bene in altri paesi. La Danimarca, ad esempio, ha presentato il suo piano finale, ma le consultazioni sono ancora aperte e vi sono disaccordi sull’uso multiplo di alcune aree. I Paesi Bassi hanno presentato il documento ma potrebbero voler rivederlo ora che hanno un nuovo governo. La Germania è riuscita a stanziare circa 20 GW di aree prioritarie per l’espansione dell’eolico offshore, ma il difficile processo di consultazione finale poter ritardare il piano fino a settembre 2021. La Francia ha pubblicato 4 Documents Stratégiques de Façade, ma non presenterà la sua pianificazione prima del quarto trimestre del 2021.

1 commento

  1. Finalmente un articolo molto interessante. Non si può far diventare né il mare né la nostra bella terra un far west per un frainteso ecologismo d’assalto. La funzione regolatrice delle autorità è fondamentale per una effettiva transizione ecologica efficiente, equa, solidale, inclusiva. Lo spreco delle risorse naturalistiche è anche un danno economico irreversibile.

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