Rinnovabili • Ulteriori Aree Idonee: cosa prevede la proposta di legge del Molise Rinnovabili • Ulteriori Aree Idonee: cosa prevede la proposta di legge del Molise

Ulteriori Aree Idonee: cosa prevede la proposta di legge del Molise

La Giunta ha pubblicato un testo organico di 40 norme suddivise in sei titoli principali, disciplinando le “ulteriori aree idonee” tra siti industriali, beni pubblici inutilizzati, zone agricole e marine. Divieto assoluto di installazione in aree a pericolosità idrogeologica elevata e sismiche.

Ulteriori Aree Idonee: cosa prevede la proposta di legge del Molise
via depositphos

Il Progetto di Legge Ulteriori Aree Idonee del Molise

Mancano ormai pochi giorni al termine imposto alle Regioni per presentare le proposte normative sulle “ulteriori aree idonee” alle rinnovabili. E tra le prime amministrazioni territoriali a rispondere al decreto del 21 novembre 2025 n. 175 c’è il Molise. Il 25 febbraio 2026, infatti, la Giunta Roberti ha approvato la nuova proposta di legge che ora passerà al Consiglio per gli adempimenti necessari.

Il testo, che disciplina “l’individuazione delle ulteriori aree idonee, lo sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili e la tutela del territorio”, fornisce una serie di criteri di idoneità e, in alcuni casi, di non idoneità.

“L’iniziativa legislativa mira ad assumere il ruolo di legge organica della materia a livello regionale ponendosi in attuazione delle disposizioni che il citato D.L. inserisce nel Testo unico delle energie rinnovabili”, si legge sul sito della Regione. “La proposta di legge verrà ora assegnata dal Presidente del Consiglio regionale Quintino Pallante alla Commissione permanente che si occupa prevalentemente della materia trattata che, svolta la sua attività istruttoria ed espresso il parere di competenza, la invierà all’esame definitivo dell’Aula per le determinazioni conclusive”.

Ulteriori Aree Idonee alle FER

La proposta di legge regionale suddivide le aree sfruttabili ai fini della transizione energetica in industriali, agricole, marine e beni pubblici non utilizzati. In tutti i casi, per garantire il coinvolgimento del territorio, la scelta delle aree avverrebbe tramite una Conferenza di Servizi con gli enti locali. Non solo: ogni intervento dovrà rispettare il principio di minimo impatto ambientale.

Il primo passo è ovviamente riuscire a sfruttare contesti produttivi già esistenti per favorire la decarbonizzazione e l’autoconsumo. In tal senso sono considerate idonee le:

  • Aree di crisi industriale, privilegiando i siti che prevedono progetti di recupero ambientale.
  • Poli e distretti produttivi, compresi i consorzi.
  • Aree adiacenti ai poli industriali.

La Regione punta anche al recupero del proprio patrimonio immobiliare per fini energetici, prevedendo di destinare agli impianti rinnovabili superfici inutilizzate quali:

  • beni immobili non impiegati (attraverso contratti di diritto di superficie);
  • beni usati ma con costi di manutenzione eccessivi, bassi rendimenti o che possono essere sottratti al servizio pubblico (attraverso contratti di concessione d’uso);
  • tetti e superfici di edifici regionali da destinare al fotovoltaico.

Per assegnare tali spazi, la Regione prevede di ricorrere a gare pubbliche introducendo un possibile obbligo di assumere almeno il 2% di manodopera locale.

Aree agricole idonee: misure antispeculazione

Sul fronte delle aree agricole, la proposta di legge molisana introduce limiti quantitativi e criteri qualitativi per l’installazione di impianti FER. In linea con le indicazioni nazionali, ha stabilito che le aree idonee agricole devono essere comprese tra lo 0,8% e il 3% della SAU regionale. Dando ai comuni 90 giorni di tempo dall’entrata in vigore della legge per definire la propria percentuale in questa forbice ed escludere le colture di pregio.

Saranno tuttavia considerate sempre idonee le aree destinate a Comunità Energetiche o impianti per l’autoconsumo di aziende agricole esistenti. Stesso discorso per le zone non coltivabili come calanchi, massicciate, pietraie e bordi di fossi. In caso di agrivoltaico, gli impianti devono garantire la continuità delle attività colturali o pastorali.

Per evitare eventuali speculazioni, la legge introduce istruttorie rafforzate per colture di pregio (DOC, DOP, IGP) e alcuni paletti. Ad esempio, se il terreno ha ricevuto fondi pubblici agricoli negli ultimi 5 anni, l’Assessorato dovrà prima verificare che non vi siano vincoli di destinazione attivi che determinino il rigetto della domanda. Inoltre, non sono ammessi impianti “spezzettati” su particelle non contigue per aggirare le norme, a meno di impedimenti geomorfologici documentati.

Le aree escluse a priori

Assieme a una serie di norme di salvaguardia del territorio dedicate alle aree Natura 2000, ai parchi e alle zone umide a rilevanza internazionale, la legge conferma un divieto assoluto di installazione per progetti che ricadano in siti gravati da vincoli idrogeologici a pericolosità elevata. Per le zone a pericolosità media sarà invece obbligatoria l’adozione di opere di difesa del suolo previste dal Codice dell’ambiente.

Accelerare le rinnovabili in Molise

Il PdL “Ulteriori Aree Idonee” del Molise abbozza anche un percorso per accelerare il raggiungimento degli obiettivi di Burden Sharing previsti per il 2030. Il testo, oltre a prevedere che la Regione possa stipulare accordi con altre regioni per scambiare quote statistiche di FER, prevede anche la costituzione o partecipazione a società a capitale pubblico con compiti specifici che acquisiscano e valorizzino le aree idonee (sia pubbliche che private).

Viene inoltre promossa – senza però definire le modalità – la realizzazione di CER, impianti rinnovabili su piattaforme off-shore, geotermia, idrogeno, idroelettrico, agrivoltaico e biomasse. Tenendo sempre d’occhio l’effetto cumulo, ossia l’impatto derivante dalla concentrazione di troppi impianti in una stessa zona. La Giunta provvederà infatti a emanare linee guida per la realizzazione degli impianti che scongiurino tale rischio.

Infine, il testo introduce dei limiti alla discrezionalità degli enti che tutelano il paesaggio, prevedendo che: i moduli fotovoltaici non possano mai essere considerati, di per sé, un elemento di disturbo estetico tale da bloccare un progetto; la visibilità dall’alto di un impianto non possa essere usata come motivo di bocciatura; i vincoli paesaggistici regionali siano validi solo se il piano individua in modo puntuale e specifico gli elementi da tutelare per eccezionali motivi di interesse pubblico, evitando divieti generici su vaste aree.

About Author / La Redazione