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Cuba senza carburante resiste a Trump grazie alle rinnovabili cinesi

I cubani si affidano sempre di più al fotovoltaico di piccole dimensioni per reagire alla prova di forza decisa da Washington.

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Via Depositphotos

Anche senza carburante a causa di Trump, Cuba continua a sopravvivere

Una bottiglia di birra ghiacciata durante una partita dei Mondiali di calcio? Sembrerebbe impensabile in un Paese come Cuba, dove il taglio alle forniture ha causato la peggiore crisi energetica di sempre. Eppure, per chi aveva un frigorifero e una TV alimentati a pannelli solari, è stato possibile. Nonostante il blocco alle importazioni di petrolio imposto sei mesi fa da Trump, Cuba non ha ceduto. E, grazie a soluzioni di fortuna, ingegno, arte di arrangiarsi ma, sopra ogni altra cosa, energia rinnovabile sponsorizzata dalla Cina, continua a sopravvivere.

Trump: “Cuba sta per cadere da un momento all’altro

Il regime cubano “sta per cadere da un momento all’altro“, aveva dichiarato il Presidente statunitense ai giornalisti il 4 gennaio, il giorno dopo aver assunto il controllo della produzione di petrolio del Venezuela, da cui l’isola dipendeva. Il taglio alle forniture ha gettato Cuba in una profonda crisi energetica, i blackout di massa bloccano la normale vita quotidiana, gli spostamenti più semplici e le attività economiche. Tutti questi ostacoli, però, non sembrano aver scalfito la resistenza dei cubani, che si affidano sempre di più al fotovoltaico di piccole dimensioni per reagire alla prova di forza decisa da Washington.

Nonostante il blocco, Trump ha autorizzato limitate esportazioni di carburante verso imprese private a Cuba e ha autorizzato un primo lotto di aiuti da 100 milioni dollari da parte del Governo statunitense. Tutte mosse che servono a dimostrare all’Avana quanto è ampio il potere di influenza USA sull’isola.

Un reportage del NYT ha esplorato la resistenza cubana. Sebbene stiano soffrendo, i cubani stanno sostituendo le loro vecchie auto statunitensi degli anni Cinquanta ad alto consumo di carburante con motociclette elettriche e risciò provenienti dalla Cina. Importano batterie al litio per tenere accesi televisori e ventilatori durante i blackout e installano pannelli solari sui tetti e persino sui veicoli. Forse, in questo momento, il prodotto più richiesto del momento a Cuba, prosegue l’articolo, sono le batterie portatili al litio che si ricaricano in poche ore e possono alimentare televisori, ventilatori o frigoriferi. Queste batterie sarebbero vendute sui social media da cubani che le hanno importate dalla Cina, ma la maggior parte, essendo troppo costose per i cubani, sarebbe regalata dai parenti residenti all’estero.

Al posto delle auto anni Cinquanta, arrivano i tricicli elettrici

Come racconta invece AP, le iconiche auto d’epoca di Cuba sono quasi del tutto scomparse dalle strade e al loro posto sono comparsi piccoli tricicli elettrici, anche questi per la maggior parte prodotti in Cina. Questi mezzi di trasporto sono diventati fondamentali per centinaia di migliaia di cubani alle prese con la lunga crisi del carburante. Alcuni proprietari hanno installato pannelli solari sulle cappottine dei tricicli, consentendo così la ricarica durante gli spostamenti.

Il boom del solare a Cuba

A Cuba ci sono 54 parchi solari del Governo, la maggior parte inaugurati dal 2025 in poi, ma tutti sono stati costruiti con l’aiuto della Cina. L’esplosione del solare nel Paese è stata velocissima e ora il fotovoltaico può soddisfare circa il 10% del fabbisogno elettrico di Cuba, secondo le stime del Governo, rispetto al 3% all’inizio del 2025.

La Cina ha esportato circa 3 milioni di dollari in pannelli solari verso Cuba nel 2023, una cifra che poi schizzata a 117 milioni di dollari nel 2025, secondo i dati di Ember. Una parte fondamentale della spinta del Paese verso l’energia pulita è arrivata da un accordo con la Cina per l’apertura di 92 parchi solari in tutto il territorio nazionale entro il 2028. Il progetto prevede di mettere in rete un totale di 2 gigawatt di energia solare, una capacità sufficiente ad alimentare più di 1,5 milioni di case.

L’anno scorso Cuba ha importato dalla Cina sistemi di accumulo a batteria per un valore di 56 milioni di dollari, secondo quanto riportato dal Financial Times. Solo a gennaio di quest’anno sarebbero arrivate batterie per un valore di 15 milioni di dollari. Tuttavia, non sarebbero ancora abbastanza e la rete elettrica obsoleta continua ostacolare l’utilizzo di energia solare.

La strategia cinese nei Caraibi

La Cina sta sovvenzionando l’energia solare a Cuba. Secondo un’analisi di Eurasia Review, tra il 2020 e il 2024, le esportazioni di tecnologia verde cinese verso i Caraibi sono aumentate di oltre il 570%. Pechino finanzia e costruisce parchi solari, fornisce pannelli e sistemi di stoccaggio e forma tecnici specializzati non solo a Cuba ma anche in Giamaica, Guyana e Barbados. La generosità cinese non è gratis: la spinta alle esportazioni risponde all’esigenza di trovare sbocchi alla sovrapproduzione industriale interna, a promuovere gli standard tecnologici cinesi, e precisa l’analisi, anche a guadagnare influenza in una regione che conta ancora dei Governi amici di Taiwan. Inoltre, la forte dipendenza dai componenti cinesi, specialmente gli inverter, espone a rischi sul fonte della cybersicurezza.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.