
Taglio del nastro per BESS4Hydro
Ha 106 anni ma non li dimostra. Al contrario è da poco divenuta il simbolo dell’innovazione sostenibile, modello pionieristico di gestione energetica intelligente e flessibile. Parliamo della centrale idroelettrica a bacino di Dossi, in Lombardia, impianto di Enel Green Power che ieri ha inaugurato un “secondo bacino virtuale”. È così infatti che si potrebbe descrivere il nuovo sistema di accumulo a batterie da 4 MW che è stato integrato all’infrastruttura. Un matrimonio premiato dall’Innovation Fund europeo e dal sigillo STEP, che oggi rappresenta un unicum in Europa.
Rinnovabili ne aveva già parlato, ma con l’inaugurazione si entra nel vivo di un progetto essenziale per il sistema elettrico nazionale (e non solo). BESS4Hydro, questo il nome dell’iniziativa d’ibridazione tecnologica, è stata accolta con entusiasmo dall’amministrazione regionale. “Sull’idroelettrico la Lombardia continua a essere apripista”, ha commentato con orgoglio il presidente della Giunta Attilio Fontana. “Siamo stati i primi a promuovere i cambiamenti legislativi a livello nazionale e regionale che hanno consentito ai territori di ottenere benefici significativi, in termini di energia e di maggiori risorse a disposizione[…]. E ora siamo i primi a vedere l’attivazione di un impianto così tecnologicamente avanzato, che ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali per il contributo a favore della transizione energetica”.
Ma per quale motivo integrare delle batterie ad un impianto idroelettrico? Per capirlo facciamo un passo indietro.
La centrale idroelttrica di Dossi
La centrale di Dossi, situata a Valbondione, è un impianto idroelettrico di tipo “a bacino” o “a diga”. Questa classificazione indica l’utilizzo di acqua accumulata in un serbatoio artificiale, i cui rilasci dipendono quantitativamente dalle esigenze della rete. A seconda della distanza della centrale dalla diga, l’acqua può essere convogliata direttamente mediante condotta forzata, oppure trasportata tramite opere idrauliche come canali o gallerie. Nel caso della centrale di Dossi l’acqua arriva sia dai bacini delle dighe di Barbellino e Valmorta sia dai flussi direttamente intercettati e incanalati dai torrenti vicini.
Dotato di una potenza di 44 MW, l’impianto produce oggi oltre 150 GWh l’anno. L’aggiunta delle batterie permetterà di migliorare ulteriormente la produzione e la flessibilità, ottimizzando da un lato l’uso delle acque e dall’altro il lavoro delle turbine. Il motivo è semplice: la tecnologia a bacino offre già ottime performance nella modulazione della generazione elettrica, ma le turbine meccaniche impiegano comunque secondi o minuti per accelerare o rallentare. Le batterie, invece, rispondono in millisecondi.
L’unità, un BESS da 4 MW, è stata collegata allo stesso trasformatore dell’impianto idro senza bisogno di modifiche. Una volta in funzione potrà caricarsi attingendo all’elettricità idroelettrica prodotta, recuperando circa l’1% di produzione annua (1,5 GWh). E incrementando di oltre il 30% la capacità di fornire servizi di flessibilità alla rete.
Riduzione del tasso di usura
Ovviamente la batteria potrà anche caricarsi direttamente dalla rete elettrica e in tal modo funzionare anche durante gli stop manutentivi della centrale. Oltre a una maggiore flessibilità, questo approccio ibrido comporta altri importanti vantaggi, a partire da una riduzione dell’usura. Grazie al contributo del BESS nella fornitura dei servizi di rete offerti dall’impianto, le turbine idroelettriche possono lavorare su punti di efficienza maggiori, con minori stress meccanici e aumentando la loro vita utile.
“La scalabilità e il positivo impatto industriale sono infatti due elementi distintivi del progetto”, aggiunge la Regione in una nota stampa. “Bess4Hydro è potenzialmente applicabile fino a 30 impianti a bacino tra Italia e Spagna, con un potenziale di sviluppo compreso tra 100 e 200 MW di sistemi BESS su 3 GW di asset idroelettrici”.












