Dal Giappone il mini idroelettrico stampabile

Si chiama 3D-Pico Hydro Generator ed è il sistema creato dalla giapponese Ricoh per portare la produzione idroelettrica su una scala ancora più piccola

mini idroelettrico stampabile
Credits: Ricoh

Un mini idroelettrico stampabile per i canali irrigui

(Rinnovabili.it) – Cosa ha a che fare un produttore di fotocamere e stampanti con la democratizzazione energetica e la generazione distribuita? Per scoprirlo basta osservare il nuovo progetto di Ricoh, società giapponese attiva nel settore dell’elettronica di consumo. La compagnia ha attivato qualche tempo fa “TRIBUS“, un programma di accelerazione destinato alla creazione di nuove imprese. Ed è proprio da una delle realtà coltivate da TRIBUS che oggi arriva “LIFE PARTS”, un servizio di noleggio dedicato a impianti di mini idroelettrico stampabile

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Nel dettaglio il progetto prevede di mettere a disposizione degli utenti finali – per ora solo nel mercato giapponese – il 3D-Pico Hydro Generator, un piccolissimo generatore elettrico in grado di produrre energia sfruttando l’acqua dei canali irrigui e quella dei sistemi di drenaggio delle fabbriche. Componente clou dell’apparecchio è la speciale pala a spirale creata attraverso la stampa 3D di Ricoh.

“Questo servizio è stato proposto dal team interno WEeeT-CAM come parte degli sforzi aziendali per creare nuove attività e utilizza l’esperienza di Ricoh nelle stampanti 3D per creare eliche idroelettriche dalla forma unica”, si legge nella nota stampa di accompagnamento. “Allo stesso tempo, organizzeremo workshop sulla realizzazione dei pico-generatori idroelettrici utilizzando plastica riciclata dedicati ai governi locali e alle istituzioni educative al fine di approfondire la loro comprensione dell’energia rinnovabile e far riflettere su come utilizzarla”.

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Il mini idroelettrico stampabile ha dimensioni molto contenute, offrendo dai 10 a 1000 W di capacità. Una soluzione sottolinea il produttore, che si presterebbe bene ad alimentare piccoli dispositivi IoT. “Nell’esperimento dimostrativo presso l’impianto di Ricoh Numazu – scrive l’azienda – abbiamo utilizzato le acque reflue della fabbrica per accendere delle luci ed alimentare una telecamera di sicurezza per nove mesi”.

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