Dibattito pubblico e valutazione rischi clima, al via le commissioni ad hoc

L’annuncio del ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini. Insieme anche iniziativa su velocità legislativa. Per le imprese sostenibili maggiore resilienza. Il futuro del Paese nel Pnrr, dove ci sono le condizionalità ambientali e dove non ci saranno colate di cemento se vogliamo avere le risorse del Recovery

rischi

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Velocità per le opere pubbliche, dibattito pubblico, valutazione dei rischi legati ai cambiamenti climatici. Sono tre capitoli del pensiero del ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini che – nel corso della presentazione del focus ‘IMPattoGiovani’ – ha messo in fila parlando anche della maggiore resilienza delle imprese che hanno puntato sulla sostenibilità e del futuro del Paese, anche in chiave di Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per ottenere le risorse del Recovery fund (per il quale non si dovranno neanche pensare “colate di cemento”).

“La scorsa settimana abbiano avviato un tavolo tecnico con il ministro Cingolani e Franceschini per capire come ridurre una serie di ritardi a livello nazionale e come velocizzare le procedure – ha osservato Giovannini – domani parte un’altra iniziativa, su cui non anticipo nulla, che invece va ad affrontare tematiche più strutturali sulla legislazione in quanto tale. Abbiamo sbloccato 58 opere che erano ferme da molto tempo, attraverso dei commissariamenti. Ci sarà una seconda ondata di possibili opere da commissariare”, ma “il commissariamento non può essere la soluzione di tutti i problemi. C’è il massimo impegno di tutto il governo per far sì che il Recovery plan possa essere attuato velocemente. Saremo giudicati sulla realizzazione delle opere dall’Europa“.

Poi ha spiegato che questa settimana partirà “la commissione per il Dibattito pubblico” sulle grandi opere, istituita dall’ex ministra Paola De Micheli: “Il dibattito pubblico, se ben strutturato, consente di accelerare i tempi di esecuzione delle opere, che soprattutto grazie alla Recovery and resilience facility dovremo e potremo realizzare nei prossimi anni”. Inoltre è pronta anche la commissione ad hoc per il clima: le infrastrutture vanno pensate non solo rispetto ai rischi sismici ma anche in relazione “ai rischi derivanti dai cambiamenti climatici. Per questo stiamo installando una commissione guidata da Carlo Carraro dell’università di Venezia con esperti internazionali e nazionali per affrontare queste tematiche, perché non possiamo sbagliare e rischiare di investire in infrastrutture che non siano progettate già pensando a come la crisi climatica colpirà”.

“Se uno ha letto le Linee guide della commissione Europea per l’uso dei fondi del Next Generation EU – ha detto Giovannini – avrà trovato il principio secondo cui se vogliamo usare questi soldi non possiamo fare colate di cemento, deve essere chiaro. E questa è una condizione non un orpello; non è un problema di ambientalismo, se vogliamo avere i fondi queste sono le condizioni”.

Per l’ex portavocee dell’Asvis (l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile, un network di organizzazioni tenuti insieme dai principi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile) “la crisi pandemica oltre a farci realizzare l’interconnessione tra i fenomeni ha reso evidente la necessità di accelerare verso un nuovo modello di sviluppo, che sia sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale”.

E proprio “le imprese che hanno avviato politiche di sviluppo sostenibile, oltre ad averne guadagnato in termini di produttività sono state le più resilienti, hanno resistito e reagito meglio allo shock e sapranno sfruttare le opportunità di ripresa”. Secondo Giovannini sono “i giovani imprenditori” ad avere “nelle mani il futuro del Paese, la responsabilità di cambiare verso il nuovo paradigma, quello che l’Europa ci chiede per sfruttare al meglio le risorse che mette a disposizione. Il Pnrr è destinato ai giovani. La crisi della pandemia colpisce alcune imprese, che forse non riusciranno a resistere, ma dobbiamo lavorare perché nascano nuovi imprenditori giovani e donne. Dobbiamo liberare queste energie, perché in anni passato abbiamo investito poco nel supporto alle nuove imprese”.

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