I danni causati da eventi meteorologici estremi ai gestori di rete aumenteranno in modo significativo. Stimata una spesa di 67 miliardi di euro all'anno tra il 2030 e il 2050 per rendere le infrastrutture più resilienti.

Strategie per migliorare la resilienza dei DSO contro i cambiamenti climatici
Il futuro climatico avverso, da cui la comunità scientifica ci ha messo in guardia negli ultimi 30 anni, è diventato il nostro presente. E con buona pace degli irriducibili negazionisti, sta già determinando danni significativi nei principali settori economici. Infrastrutture energetiche comprese.
Secondo l’ultimo rapporto pubblicato da Eurelectric, i gestori delle reti di distribuzione elettrica (DSO – Distributors System Operators) sono tra coloro che oggi affrontano i maggiori rischi. Basti pensare all’ondata di calore del luglio 2023 che ha causato un vasto e prolungato blackout nella provincia di Catania. O ancora, alle inondazioni di Valencia, a ottobre 2024, che hanno interrotto la fornitura di elettricità a 180.000 utenti e, più recentemente, alla tempesta Eowyn che ha lasciato 1 milione di abitazioni irlandesi senza elettricità a gennaio 2025.
Eil futuro prossim non promette nulla di buono. “Si prevede che i danni causati dagli eventi meteorologici estremi ai gestori della rete, già significativi nel 2025, aumenteranno notevolmente”, ha affermato Eurelectric.
La sfida climatica per le reti elettriche
Gestire una rete richiede precisione tecnica e stabilità per riuscire a mantenere livelli di frequenza e tensione costanti. Il cambiamento climatico e i suoi effetti aggiungono, tuttavia, un ulteriore livello di complessità alle operazioni del comparto.
Le linee elettriche possono, infatti, essere progressivamente danneggiate dall’aumento delle temperature medie, da piogge e nevicate intense, ma anche da una più frequente formazione di ghiaccio, o da cambiamenti nella velocità e direzione del vento. Questi stress accelerano l’usura delle apparecchiature e ne riducono la vita operativa. Le linee possono anche subire danni improvvisi a causa di rischi acuti, come la caduta di un albero durante una tempesta. Allo stesso modo, anche le sottostazioni possono essere un bersaglio degli eventi meteo estremi, soprattutto nel caso delle alluvioni.
Non si tratta solo di danni fisici. Il riscaldamento globale sta progressivamente mutando i consumi energetici. In che modo? Introducendo picchi estremi nella domanda durante le ondate di caldo, che complicano la previsione dei carichi e la pianificazione operativa.
La risposta degli operatori della rete di distribuzione elettrica
Nei prossimi decenni, ondate di calore, inondazioni e tempeste si verificheranno sempre più spesso e con maggiore violenza. Gli operatori devono pertanto essere preparati, come ha spiegato anche Lorenzo Mineo, VP Power Systems di Schneider Electric a Rinnovabili in un’intervista esclusiva. Tecnologie all’avanguardia e una pianificazione proattiva sono gli unici strumenti con cui i DSO possono rendere le loro reti a prova di clima estremo.
Ben inteso: i gestori di rete non sono rimasti con le mani in mano. Il rapporto di Eurelectric evidenzia come gli operatori delle reti di distribuzione elettrica abbiano nella maggior parte dei casi già preso delle contromisure. Ad esempio mappando l’esposizione e i rischi associati al cambiamento climatico; rafforzando la resilienza di linee, cavi e sottostazioni; e preparando piani di intervento rapidi per ripristinare l’infrastruttura in caso di danni.
Tra i casi studio e le buone pratiche citate dal report fa capolino anche l’Italia che, a partire dagli investimenti del 2017, ha richiesto ai DSO di preparare Strategie di Resilienza con un orizzonte di almeno tre anni e di integrarle in una sezione specifica dei loro Piani di Sviluppo della Rete. L’Authority nazionale ha anche definito un meccanismo incentivante per interventi con un rischio più elevato e un beneficio netto positivo.
Ma la strada per una vera rete climate-proof a livello europeo è ancora lunga. “Al momento, i DSO europei si trovano di fronte a ingenti necessità di investimento, stimate in 67 miliardi di euro all’anno tra il 2030 e il 2050 per raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE”, scrive Eurelectric. “Per questo, la resilienza deve essere integrata in ogni fase dello sviluppo della rete. Le infrastrutture installate oggi sono destinate a operare per 30-50 anni, il che significa che la pianificazione per le condizioni climatiche del 2075 deve iniziare immediatamente”.
Le raccomandazioni di Eurelectric
L’Associazione ha elaborato sei raccomandazioni destinate alle istituzioni UE e nazionali per consentire una maggiore resilienza ai cambiamenti climatici:
- Incentivare e riconoscere le misure di adattamento climatico nei quadri normativi nazionali.
- Porre l’accento nei piani di adattamento nazionale sulle misure dedicate alle infrastrutture critiche.
- Modificare i Piani nazionali per l’energia e il clima (PNIEC) per introdurre esplicitamente una dimensione di resilienza fisica della rete.
- Includere nei criteri ambientali della NZIA per le procedure di appalto pubblico l’adattamento climatico.
- Rendere le autorità nazionali di regolamentazione (NRA) esplicitamente responsabili dell’adattamento climatico delle infrastrutture elettriche.
- Integrare gli investimenti nella resilienza nei piani di sviluppo della rete di distribuzione.
Leggi QUI il report.












