La sostenibilità che non vediamo: i cavi che rendono possibile la transizione energetica

I sistemi in cavo sono elementi spesso invisibili all’interno delle infrastrutture ma devono anch’essi contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità che caratterizzano tutta la filiera dei prodotti da costruzione.

sostenibilità cavi

Articolo pubbliredazionale

La sostenibilità è oggi un valore fondamentale per tutte le aziende, in tutti i settori. Una transizione iniziata alcuni anni fa e diretta in particolar modo alla lotta al cambiamento climatico attraverso la riduzione delle emissioni di carbonio generate. La pandemia ha però mostrato come i rischi causati da un modello di sviluppo non sostenibile non si limitino all’inquinamento o al consumo di suolo e di materiali, ma possano condizionare le capacità di Paesi, città e individui di gestire le conseguenze di eventi imprevedibili.

I materiali, gli impianti e le soluzioni che costituiscono l’ossatura dei nostri edifici, dei nostri veicoli e delle nostre città svolgono e continueranno a svolgere un ruolo cruciale in questa trasformazione. Una centralità ribadita già nel luglio del 2017, con l’introduzione a livello europeo dalla Direttiva CPR, che ha stabilito le caratteristiche che questi materiali devono avere in tema di reazione al fuoco, contribuendo alla creazione di spazi più sicuri ed efficienti.

Tra di essi, naturalmente, vi sono anche i sistemi in cavo: un elemento spesso invisibile all’interno delle infrastrutture ma oggi chiamato a contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità che caratterizzano tutta la filiera dei prodotti da costruzione. 

Al settore dei cavi viene sempre più richiesto di garantire performance sempre migliori e versatilità di utilizzo: i cavi rappresentano la spina dorsale delle reti elettriche e delle reti di telecomunicazione e la loro efficienza è fondamentale sia per la creazione e la trasmissione di energia più pulita e più competitiva, sia per il buon funzionamento delle reti informatiche che stanno rendendo possibile la nascita delle prime smart city. 

Viene inoltre richiesta un’attenzione sempre maggiore anche al tema della sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita del prodotto: processo produttivo, caratteristiche tecniche, semplicità di smaltimento. Prysmian Group ha risposto a questa esigenza lanciando ECO CABLE, la prima Etichetta Verde del settore, che garantisce l’ecosostenibilità dei cavi di sua produzione. ECO CABLE rappresenta l’impegno del Gruppo a offrire informazioni e dati trasparenti e chiari, utilizzando criteri riconosciuti e misurabili che si fondano sui valori chiave dell’azienda: affidabilità, qualità e performance. 

I sei criteri di valutazione sono stati identificati sulla base degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite: il monitoraggio delle emissioni di CO2 equivalente durante il ciclo produttivo (Carbon Footprint), l’assenza di sostanze altamente pericolose all’interno del cavo, l’utilizzo di materiali riciclati e/o riciclabili, i vantaggi per l’ambiente verificati (prodotti Low Carbon e che rispettano la normativa CPR) e la verifica delle performance dei cavi (perdite di joule).

Per il calcolo della Carbon Footprint, Prysmian segue un approccio “cradle to gate”, che prende in considerazione la parte del Life Cycle Assessment (LCA) relativa all’utilizzo dei materiali ed al processo di produzione del cavo, fino all’immissione sul mercato del prodotto finito. Non considera dunque le fasi di distribuzione, utilizzo e fine vita dello stesso, elementi che vengono invece considerati in un approccio “Cradle to Grave”.

Il secondo criterio riguarda invece la capacità di garantire l’assenza di sostanze SVHC (substances of very high concern), ossia di sostanze altamente pericolose CMR (cancerogene, mutagene o tossiche), o dannose per l’ambiente, all’interno del cavo. Questo aspetto è disciplinato dalla guida interpretativa sul calcolo delle concentrazioni di sostanze estremamente pericolose (SVHC) presenti nei cavi, sviluppata dal team HSE di Europacable.

Viene valutato anche l’utilizzo di materiali riciclati per la produzione, provenienti da acquisto esterno o dal riutilizzo di scarti controllati da produzioni precedenti. 

La riciclabilità del cavo contribuisce a garantire che i prodotti siano riutilizzabili una volta concluso il loro ciclo di vita. I materiali che compongono le diverse parti o gli strati del cavo sono classificati come: potenzialmente riciclabili (metallo, strati polimerici termoplastici…) o potenzialmente non-riciclabili (materiali reticolati, fluoro-tecnopolimeri, materiali compositi, vetri speciali non riciclabili). 

Gli ultimi due criteri si riferiscono invece all’efficienza energetica – un cavo efficiente assicura una migliore trasmissione dell’energia e limita le perdite – e ai benefici per l’ambiente garantiti dai prodotti che abilitano nuove tecnologie a basso consumo di carbonio come le auto elettriche, dai cavi per le costruzioni a norma CPR, progettati per non propagare incendi e non generare sostanze tossiche durante la combustione, fino ai cavi utilizzati per la trasmissione di energia ottenuta da fonti rinnovabili. 

Questi criteri, il cui rispetto è fondamentale per apporre l’etichetta ECO CABLE su un cavo, sono coerenti con quelli identificati a livello europeo da Ecolabel UE. Con questo marchio “green”, Prysmian vuole riaffermare il proprio ruolo di leader sul mercato e aprire la strada ad altre future applicazioni nel settore dei cavi.

In linea con gli obiettivi indicati nella Group Sustainability Scorecard, Prysmian Group si è impegnata a valutare il 20% dei prodotti a marchio ECO CABLE entro il 2022 (contro lo 0% del 2019). 

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