Energia: l’enigma dell’estrazione mineraria nei fondali marini

Un report dell’High Level Panel for a Sustainable Ocean Economy mette un freno alle attività minerarie in acque profonde e allo sfruttamento dei noduli polimetallici, il tesoro degli oceani.

L’estrazione mineraria nei fondali marini può condurre il Pianeta verso la sostenibilità ambientale?

(Rinnovabili.it) – Un rapporto commissionato dall’High Level Panel for a Sustainable Ocean Economy, un gruppo di 14 leader mondiali (tra cui Australia, Canada, Cile, Kenya, Giappone e Norvegia) a supporto di un’economia oceanica sostenibile, ha mostrato che l’estrazione mineraria nei fondali marini non dovrebbe iniziare prima di una valutazione completa dei suoi possibili impatti ambientali.

Il rapporto, scritto da sei accademici, afferma che l’estrazione mineraria nei fondali marini profondi è un vero e proprio “enigma della sostenibilità”. Molti ambientalisti, tra cui il divulgatore scientifico britannico David Attenborough, hanno più volte spinto per un perentorio divieto di estrazione di rame, cobalto, nichel, zinco, litio e terre rare in acque profonde, che metterebbe a rischio i noduli polimetallici oceanici.

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Considerati “i tartufi dell’oceano”, i noduli polimetallici sono rocce sedimentarie di tipo chimico, che costituiscono una risorsa straordinariamente ricca di elementi metallici che, sulla Terra, sono in via di progressivo esaurimento. Questi nuduli, dalla forma più o meno sferica e dal colore scuro, si formano nei pressi di bocche idrotermali (dalle quali fuoriescono fluidi ad una temperatura oltre i 400°C) presenti sui fondali.

L’International Seabed Authority (ISA), un organo delle Nazioni Unite con sede in Giamaica, ha elaborato norme sull’esplorazione, ma non ha ancora stabilito le regole per l’estrazione mineraria nei fondali marini e lo sfruttamento dei noduli polimetallici. Infatti, si pone un problema di competenze giuridiche non da poco e, fino a qualche tempo fa, secondo l’ISA i noduli sarebbero dovuti essere considerati patrimonio mondiale, quindi non soggetti a diritti di sfruttamento dei singoli stati, indipendentemente dalla territorialità delle acque in cui si sarebbe svolto il recupero.

Tuttavia, in un mondo che si prepara ad affrontare i cambiamenti climatici, i noduli del fondale marino contengono i metalli necessari per la produzione di batterie in grado di alimentare la transizione verso un’energia pulita, ma è probabile che la pesca a strascico distrugga gli ecosistemi che permettono la formazione di questi materiali, e rispetto ai quali sono state condotte scarse ricerche, poiché sono molto difficili da raggiungere.

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“Se l’estrazione mineraria nei fondali marini dovesse andare avanti seguendo lo stato attuale delle conoscenze, le specie e gli ecosistemi potrebbero andare persi prima che siano conosciuti e compresi, hanno scritto gli autori del report. Tuttavia, l’ISA si prepara a discutere una regolamentazione che potrebbe consentire lo sfruttamento delle risorse minerarie oceaniche durante la sua assemblea annuale, slittata da luglio a ottobre a causa della pandemia di covid-19.

Il rapporto commissionato dall’High Level Panel for a Sustainable Ocean Economy afferma che molta ricerca internazionale dovrebbe essere condotta per colmare le lacune nelle conoscenze, ben prima che sia consentita qualsiasi estrazione mineraria nei fondali marini. Allo stesso modo, dichiara che in tutte le regioni oceaniche dovrebbero essere stabilite delle zone protette sotto la giurisdizione dell’ISA. Gli autori hanno inoltre raccomandato i paesi di incoraggiare il riciclaggio dei metalli delle batterie, così da ridurre la necessità di trovare nuovi materiali di consumo.

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