Seaborg ottiene 20mln per la sua flotta di mini reattori galleggianti

La società danese sta raccogliendo i finanziamenti necessari per portare i suoi battelli nucleari nella acque del sud-est asiatico. Ma l’inasprirsi degli eventi climatici estremi in questi territori, getta diverse preoccupazioni. Greenpeace: “è la ricetta del disastro”

mini reattori galleggianti
La Akademik Lomonosov, la prima centrale nucleare galleggiante della Russia. Credits: Elena Dider CC BY-SA 4.0, Link

Dai sottomarini nucleari ai mini reattori galleggianti

(Rinnovabili.it) – Mini reattori galleggianti da 200-600 MW che producano energia nucleare in mare in base alle necessità terra ferma. Né l’idea, né l’approccio sono cosa nuova, ma la startup danese Seaborg Technology è uno dei soggetti commerciali impegnati a rendere ciò realtà. La società ha raccolto in questi mesi i primi 20 milioni di euro da alcuni investitori privati connazionali ed europei. Fondi che saranno spesi per nuove assunzioni e un laboratorio all’avanguardia che aumenti il vantaggio tecnologico nel campo, in preparazione dell’approvazione normativa.

L’obiettivo dichiarato dalla startup è commercializzare chiatte nucleari a basso costo prodotte in serie e mirate specificamente ai paesi in via di sviluppo che non dispongono di una buona infrastruttura di rete; come quelli del sud-est asiatico. Seaborg sta già lavorando con le autorità di regolamentazione, i cantieri navali e l’industria nucleare per fornire i primi mini reattori galleggianti nel 2025, da qualche parte nella regione. 

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Sebbene l’energia atomica abbia anni di storia marittima – dai primi sottomarini nucleari alle più moderne rompighiaccio, fino alla centrale offshore Akademik Lomonosov di Rosatom – il progetto di Seaborg punta si alcune novità. Sarebbe il primo progetto a uscire dall’Artico russo e punterebbe sulla tecnologia del reattore a sale fuso. Secondo quanto riportato dalla startup sul proprio sito, questa unità “non può fondersi o esplodere, non può rilasciare gas radioattivi pericolosi nell’aria o nell’acqua e non può essere utilizzato per armi nucleari”. I reattori, sottolinea l’impresa danese, sono stati dotati di un sistema in grado di trasformare il materiale radioattivo “in una roccia solida”, in caso di incidenti, in modo che non possa disperdersi nell’atmosfera o nel mare.

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 Le rassicurazioni sulla sicurezza tecnologica, tuttavia, non cancellano ogni dubbio. “Il concetto di una centrale nucleare galleggiante esiste da molto tempo e ha molto senso”, spiega Chris Gadomski, analista presso BNEF, al Guardian“Ma rimangono alcune preoccupazioni. Esistono dei rischi intrinseci coinvolti con le tecnologie dei reattori nucleari e delle centrali elettriche galleggianti; quindi la combinazione di entrambi potrebbe sollevare serie domande per investitori e governi”. “In posti come le Filippine e l’Indonesia avrebbero molto senso”, ha aggiunto Gadomski. “Ma non è passato neppure molto tempo da quando le Filippine sono state teatro di un grande tsunami, e d è difficile immaginare come difendersi da un rischio del genere”. Più caustica Greenpeace, che sempre dalle pagine del quotidiano britannico non esita a definire i mini reattori galleggianti “una ricetta per il disastro”.

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