Semiconduttori, l’UE scende in campo con la proposta Chips for Europe

Il pacchetto di misure è pensato per rendere l’UE leader globale nel design e nella produzione di chip semiconduttori, indispensabili per la transizione energetica così come per quella digitale. Il provvedimento è atteso per domani, ma il portale Euractiv anticipa i punti principali

Semiconduttori: le anticipazioni della proposta Chips for Europe
Foto di Thomas1311 da Pixabay

Bruxelles cerca una sovranità europea sui semiconduttori

(Rinnovabili.it) – Sviluppare le competenze per produrre chip a 2nm. Disseminare l’Europa di linee pilota per semiconduttori fino a 10 nm, tecnologie per l’assemblaggio avanzato e per circuiti integrati fotonici eterogenei 3D. Promuovere il passaggio dalla fase di test alla produzione su larga scala, portando a maturità le nuove soluzioni tecnologiche indispensabili per la transizione energetica come per quella digitale. E spingere ancora sulla ricerca. Sono i capisaldi della proposta Chips for Europe, il pacchetto UE sui chip semiconduttori che sarà annunciato ufficialmente domani, 8 febbraio.

Cosa contiene Chips for Europe, il programma UE sui semiconduttori

Chips for Europe contiene una bozza di regolamento, una strategia e un pacchetto di raccomandazioni, secondo quanto rivelato oggi dal portale Euractiv che ha visto in anteprima la proposta. Prese insieme formano le 3 gambe di Chips for Europe, il programma con cui l’UE vuole garantirsi l’approvvigionamento di chip semiconduttori necessario per l’accelerazione sulle rinnovabili e per la digitalizzazione. Il programma durerà fino al 2027 e per ora non ha un’indicazione di budget totale, tranne 10 miliardi di euro “per finanziare la leadership tecnologica nelle capacità di progettazione e produzione”.

In concreto, il pacchetto promuove strumenti di progettazione avanzati, linee pilota e strutture per testare le nuove tecnologie (e raggiungere le dimensioni di scala richieste dalla transizione). Il fulcro dell’iniziativa sono le linee pilota, che permetteranno di individuare le soluzioni tecnologiche più promettenti sui semiconduttori e di metterle rapidamente in produzione.

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Come? Preservando la “sovranità europea” sui microchip. Il Chips Act, infatti, introduce il concetto di strutture “first-of-a-kind”, cioè fabbriche all’avanguardia per far progredire lo status tecnologico dell’Europa. Potranno essere sia impianti per il design che per il manufacturing dei chip, ma non dovranno essere soggetti a obblighi da parte di paesi terzi, e avere un chiaro impegno a investire nella prossima generazione di chip.

Tradotto: l’UE vuole rientrare nella corsa tecnologica globale ma non con l’approccio fabless che la renderebbe troppo dipendente dalle catene di fornitura concentrate fra Cina, Taiwan e Stati Uniti. Al punto che è disposta a rilassare le regole comunitarie sugli aiuti di Stato per favorire gli impianti di cui altrimenti l’UE sarebbe priva. Punto ancora al centro delle discussioni, questo, e su cui il testo finale di domani potrebbe riservare sorprese.

Sul versante della progettazione, Bruxelles vuole stimolare ulteriormente la corsa europea dando vita a una piattaforma virtuale per le imprese e le organizzazioni di ricerca con l’obiettivo di massimizzare gli sforzi sulle tecnologie integrate dei semiconduttori. Il Chips for Europe stabilisce poi un sistema di certificazione per chip verdi, sicuri e affidabili. Una certificazione che l’UE vorrebbe far diventare standard internazionale.

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