La grande beffa della strategia UE sul metano

Le emissioni di metano provenienti dalla produzione di gas importato non compaiono nel conteggio dei gas a effetto serra e, quindi, non vengono conteggiate nell’ambito degli obiettivi climatici dell’UE.

Strategia UE sul metano
Credits: moni quayle da Pixabay

Bruxelles fa resistenza nell’includere le emissioni del gas importato nella strategia UE sul metano

(Rinnovabili.it) – Se l’Unione Europea prevede di realizzare una carbon border tax sull’importazione di beni ad alta intensità di carbonio, la strategia UE sul metano non prevede – almeno finora – di tassare le emissioni di questo potente gas serra dipendenti dalle importazioni di gas. Ciò avviene nonostante ci sia un ampio consenso su una tassa alla frontiera sul metano, che si regge sull’alleanza di grandi compagnie petrolifere, attivisti ambientali, investitori e ricercatori, che spingono affinché l’UE colmi questa lacuna.

Le istituzioni dell’euroblocco, il più grande importatore di gas al mondo, stanno lavorando sulla definizione di una strategia UE sul metano che dovrebbe vedere la luce entro quest’anno. Se l’Unione regola le emissioni di metano dovute alla produzione di gas che avviene all’interno dei suoi confini, non regola (e non intende regolare) le emissioni dipendenti dalla produzione o dal trasporto di gas importato.

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Ciò significa non solo che queste emissioni non compaiono nel conteggio dei gas a effetto serra collegati alle centrali elettriche a gas in Europa, ma anche che non vengono conteggiate nell’ambito degli obiettivi climatici dell’UE. L’attuale bozza della strategia UE sul metano prevede una normativa che imporrà alle imprese del gas europee di monitorare e riferire sulle emissioni di metano, ma non include la definizione di norme sul metano per il gas prodotto in territorio extra UE.

Alcuni osservatori sostengono che l’omissione delle “emissioni importate” rischi di compromettere l’intera politica climatica UE, e questo perché il metano è 100 volte più potente della CO2 in termini di riscaldamento globale. “Stabilire chiari standard di prodotto per tutto il gas venduto nel mercato interno dell’UE è un’opportunità climatica globale, con un potenziale significativo per frenare rapidamente le emissioni globali di metano da petrolio e gas”, ha affermato Poppy Kalesi, direttore della politica energetica globale presso il Fondo di difesa ambientale (EDF).

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L’EDF ha collaborato con sette compagnie petrolifere europee (BP, Eni, Equinor, Repsol, Royal Dutch Shell, Total e Wintershall DEA) proprio per chiedere a Bruxelles di affrontare quello che viene considerato un enorme punto cieco nei piani climatici europei. Rispetto alla strategia UE sul metano, fonti di Reuters vicine alla Commissione Europea affermano che c’è molta resistenza sulla possibilità di implementare una tassa alla frontiera su questa gas serra.

L’Institutional Investors Group on Climate Change, i cui membri dispongono di un patrimonio di 30 miliardi di miliardi di euro, ha scritto alla Commissione nel mese di maggio chiedendole di proporre una norma per vietare l’uso di gas avente un tasso di fuga di metano maggiore dello 0,25% entro il 2025. Una regolamentazione sulle emissioni di metano del gas importato, inoltre, potrebbe aiutare le compagnie petrolifere e del gas europee a sostenere che il gas può svolgere un ruolo nella transizione energetica verso la neutralità climatica.  

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Le compagnie petrolifere europee, che hanno investito per contenere le proprie emissioni di metano, potrebbero inoltre fare appello alla “concorrenza sleale” da parte di quei produttori extra UE le cui importazioni non sono regolamentate. Infatti, nel corso del 2019, l’UE ha importato circa l’80% del gas consumato. Quasi 3/4 delle sue importazioni provenivano dalla Russia, dalla Norvegia e dall’Algeria, con il russo Gazprom che si attesa di gran lunga come il più grande fornitore non UE.

Recenti immagini satellitari hanno dimostrato che le perdite dell’industria petrolifera e del gas sono responsabili di molto più metano nell’atmosfera di quanto si pensasse in precedenza. Per tale ragione, Andris Piebalgs, professore alla Florence School of Regulation ed ex commissario europeo per l’Energia, ha dichiarato che se Bruxelles integrasse le emissioni internazionali nella strategia UE sul metano sarebbe un sostanziale passo avanti verso l’attuazione dell’Accordo di Parigi.

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