Idrogeno, atomo e innovazione, ecco la transizione energetica alla francese

Investimenti per 30 miliardi, 10 obiettivi generali: Macron sogna una Francia leader globale nell’idrogeno grazie a gigafactory di elettrolizzatori da alimentare con l’energia dall’atomo, che resta al centro del panorama energetico transalpino con gli SMR. Sprint anche su EV e innovazione. L’agricoltura si piega all’editing genetico

Transizione energetica: il piano Francia 2030, tra idrogeno e nucleare
crediti: Eliseo

Macron ha presentato il suo piano per la transizione energetica ‘France 2030’

(Rinnovabili.it) – Una Francia leader nel settore dell’idrogeno pulito. Traguardo a cui Parigi arriverà soprattutto grazie al nucleare, accelerando sulla produzione di elettrolizzatori e facendo galoppare l’innovazione. Senza dimenticare la mobilità sostenibile e passi in avanti nell’aviazione low-carbon. È il cuore del piano ‘France 2030’, le linee guida per la transizione energetica del paese transalpino in questo decennio presentato ieri pomeriggio dal presidente Macron.

Tutti i dettagli del piano francese per la transizione energetica

‘France 2030’ ruota attorno a 10 obiettivi per decarbonizzare l’economia francese e rilanciare il paese nella competizione globale. Il tutto, partendo da un cuore verde che dà il ritmo alla transizione energetica. E da un investimento complessivo di 30 miliardi di euro. Una corsa che la Francia deve vincere perché, secondo Macron, nel nuovo contesto globale “il vincitore prende tutto”.

NUCLEARE – Tra gli obiettivi, al numero 1 troviamo il nucleare: con poca sorpresa, visto che la Francia sta investendo da almeno un decennio sui reattori EPR di nuova generazione ed è risolutamente convinta che l’energia dall’atomo debba restare al centro della sua politica energetica. Gli investimenti previsti in questo ambito arrivano a 1 mld di euro, ma l’EPR non è la chiave di volta: al suo posto, Macron preferisce puntare sugli SMR, gli Small Nuclear Reactors. Gli investimenti, infatti, serviranno in gran parte per “far emergere in Francia entro il 2030 reattori nucleari piccoli, innovativi e con una migliore gestione delle scorie”.

IDROGENO – Nucleare che servirà anche per alimentare il boom dell’idrogeno pulito. Che a questo punto, nei piani di Parigi, diventa sempre più rosa che verde. “Possiamo ancora diventare leader in questo campo grazie ai nostri punti di forza, in particolare grazie all’energia nucleare, che ci consente di consumare elettricità sufficiente per effettuare l’elettrolisi”, ha annunciato Macron durante la presentazione del piano. E promette almeno due gigafactory di elettrolizzatori entro fine decennio.

MOBILITA’ – “Produrre in Francia quasi 2 milioni di veicoli elettrici e ibridi entro il 2030. È questo l’obiettivo sulla mobilità sostenibile e low-carbon. Arriva una strizzata d’occhio all’industria automobilistica nazionale: ce la facciamo solo se i grandi produttori cooperano tra loro. A tutto campo: batterie, tessuto industriale, ricerca e innovazione. E poi un target anche per l’aviazione sostenibile: già per il 2030 l’Eliseo sogna il primo velivolo low-carbon. Per la mobilità nel suo insieme vengono stanziati 4 miliardi.

TECH E AUTONOMIA – Buona parte dell’ora e mezza di discorso, Macron l’ha riservata a spiegare perché e come la Francia deve trasformarsi in un paese leader delle nuove tecnologie, al pari di colossi come Cina, Taiwan, Corea del Sud, Stati Uniti. Le priorità: investimenti su formazione e ricerca per stimolare l’innovazione, riconciliare “il mondo delle startup con quello dell’industria”, ridurre la dipendenza dall’Asia per le catene del valore dei prodotti ad alto tasso tecnologico. Sei miliardi di euro sono messi sul tavolo per raddoppiare la produzione di materiali elettronici, a partire da chip e semiconduttori. Prodotti di cui c’è gran penuria e su cui l’Europa, che solo 20 anni fa pesava per il 40% della produzione mondiale, oggi è caduta al 10%.

AGRICOLTURA – Macron vuole una rivoluzione, e i perni di questa rivoluzione dovranno essere digitalizzazione, meccanizzazione e genetica. Via libera quindi, par di capire, ai nuovi Ogm ottenuti tramite New Breeding Techniques (NBTs) – sempre che arrivi il necessario ok dall’Europa. È l’editing genetico che permetterà di ridurre l’uso di pesticidi e di ottenere colture più resilienti.

(lm)

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