L’importanza di una transizione energetica inclusiva

Un nuovo studio rivela come le famiglie con disabilità in Europa abbiamo il 5% di possibilità in più di probabilità di sperimentare una condizione di povertà energetica.

transizione energetica inclusiva
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Verso una transizione energetica inclusiva

(Rinnovabili.it) – Perché sia realmente sostenibile la transizione energetica deve essere anche inclusiva. In altre parole deve essere un processo in grado di condividere con tutti benefici e oneri, senza lasciare nessuno indietro. Una mano per renderla tale arriva oggi da un nuovo studio dell’Università di Leeds. Qui un gruppo di ricercatori ha caratterizzato l’uso dell’energia da parte  delle famiglie europee con disabilità, con l’obiettivo di individuare eventuali fragilità legate al cambiamento in corso.

“La progettazione di una politica ambientale che tenga conto delle differenze sociali è sempre più riconosciuta come essenziale per affrontare sia i problemi di costi che di giustizia. Finora c’è una ricerca limitata sulle esperienze delle persone con disabilità nella letteratura ambientale, il che equivale a un mancato riconoscimento”, si legge nell’articolo pubblicato su Nature Energy.

La ricerca fornisce fornisce un’analisi completa dei consumi energia, compresi quelli del settore trasporti e servizi sanitari in 19 Paesi UE. E rivela come in media le famiglie con disabilità impieghino circa il 10% di energia in meno rispetto alla medie nazionali e non necessariamente per scelta. E come, nel contempo, siano il 5% in più a rischio di povertà energetica o severi problemi in quest’ambito.

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Spiega la professoressa Lucie Middlemiss: “Le persone con disabilità sono in gran parte invisibili nella politica e nella pratica ambientale. Raramente si parla di esigenze particolari o di sfide particolari. Questa è una svista lampante nel nostro percorso verso un futuro più sostenibile. Dopo la COP26 sul clima di Glasgow, stiamo tutti pensando di più a come cambiare i nostri consumi energetici, ma ciò non può avvenire a scapito delle persone con esigenze diverse”.

Nel dettaglio le famiglie con disabilità hanno livelli di reddito e di consumo costantemente inferiori rispetto la media. Guardando più da vicino si scopre che gli usi energetici per i bisogni e i servizi di base, come cibo, elettricità e calore domestici, acqua e rifiuti, siano simili a quelli delle altre famiglie. Tuttavia, i consumi calano quando si tratta di servizi per il tempo libero – come attività ricreative, strutture ricettive o viaggi – e di mobilità. E redditi più bassi significano anche una minore resilienza finanziaria o capacità di investire in strumenti che contrastino la povertà energetica (ad esempio, attraverso l’efficientamento o la microgenerazione).

Al punto che la quota di famiglie che vivono in condizioni di povertà energetica o risultano a rischio, è più elevata anche tra i nuclei con disabilità (17% e 24% rispettivamente), rispetto alla media delle famiglie economicamente inattive (12% e a 16%) e quelle economicamente attive (6% e 11%). Per una transizione energetica inclusiva, aggiunge la ricercatrice, è fondamentale capire se gli attuali bisogni delle persone più fragili vengono soddisfatti. “Questo ci consentirà di ridurre il consumo di energia in modo sicuro consentendo anche alle persone con disabilità di vivere una vita dignitosa”.

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