Trattato sulla Carta dell’Energia: meglio uscire se tutela ancora le fossili

La proposta di riforma della Commissione viene giudicata troppo morbida perché esclude carbone, gas e petrolio dagli investimenti protetti solo a partire dal 2030

Trattato sulla Carta dell’Energia
Credits: Comfreak da Pixabay

240 politici di tutta Europa chiedono un cambio di passo sul Trattato sulla Carta dell’Energia

(Rinnovabili.it) – Bruxelles e i paesi membri devono uscire dal trattato sulla Carta dell’Energia, se alla fine di questa settimana di negoziati gli investimenti nei combustibili fossili saranno ancora protetti. E’ la posizione intransigente presa da 240 tra politici di tutta Europa e deputati di Strasburgo all’apertura della fase più delicata della riforma del testo. E’ l’ultimo round di quest’anno, il terzo, ma è in programma un’ulteriore fase di incontri a inizio 2021.

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La coalizione trasversale di politici vuole mettere fine allo sbilanciamento di forze tra Stati e multinazionali delle fossili. Che rallenta di molto l’azione climatica e la transizione energetica. Già nel 2019 gli Stati membri dell’UE avevano chiesto alla Commissione di rivedere il documento. Il trattato sulla Carta dell’Energia (ECT) unisce 54 membri da tutto il mondo e 40 paesi con status di osservatore ed è pensato per proteggere gli investimenti. Contiene una serie di disposizioni che regolano come si devono risolvere eventuali controversie tra Stato e azienda privata.

Ma diventa un’arma formidabile in mano alle multinazionali, che possono intentare cause miliardarie contro i paesi grazie al meccanismo ISDS (Investor-State-Dispute-Settlement). Questo accade proprio perché il trattato, attualmente, pone sotto tutela gli investimenti nelle fossili. Clausola a cui si appigliano le compagnie per portare gli Stati in tribunale, ogni volta che adottano politiche climatiche che possono danneggiare gli interessi delle fossili.

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La Commissione ha proposto una bozza finora giudicata troppo timida. La proposta dell’esecutivo UE è di togliere carbone, gas e petrolio dalla lista degli investimenti protetti. Ma solo a partire dal 2030. Per i politici in pressing sulla Commissione significa perdere 10 anni di tempo senza alcun motivo valido.

Quindi: o il trattato si allinea alle ambizioni del Green Deal, oppure meglio voltare pagina del tutto e abbandonare. “Oggi, il trattato sulla Carta dell’Energia rappresenta una seria minaccia per l’obiettivo UE della neutralità climatica e più in generale per l’attuazione dell’accordo di Parigi”, si legge nel comunicato congiunto della coalizione di politici. Una minaccia perché “protegge gli investimenti stranieri nelle emissioni di gas serra e moltiplica il costo della transizione ecologica”, e oltrettutto a puntare ancora sulle fossili “il costo della prosecuzione dell’ECT ​​è superiore allo storico Recovery Fund”.

Per l’Italia, sposano questa posizione solo gli eurodeputati Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao, Eleonora Evi, Piernicola Pedicini (M5S, non iscritti), Giuseppe Ferrandino e Alessandra Moretti (Pd, gruppo S&D).

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