Certificazione energetica, l’edilizia italiana è ancora un colabrodo

Gli immobili ad elevate prestazioni energetiche coprono oggi il 10% del totale, in crescita grazie al contributo di ristrutturazioni e nuove costruzioni. Ma l’inefficienza la fa ancora da padrone

Certificazione energetica
Foto di anncapictures da Pixabay

Presentato da Enea e CTI il “Rapporto annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici”

(Rinnovabiliit) – “La situazione del nostro patrimonio immobiliare, dal punto di vista energetico, sconta un ritardo che va superato”. Con queste parole  Federico Testa, presidente dell’ENEA ha presentato stamane il “Rapporto annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici”, documento redatto dall’Agenzia in collaborazione con il CTI (Comitato Termotecnico Italiano).

Il lavoro si basa su oltre 4,5 milioni di attestati di prestazione energetica (APE) del periodo 2016-2019, raccolti sia tramite il nuovo sistema informativo SIAPE che tramite il rapporto diretto con Regioni e provincie autonome (catasti energetici). E nel complesso fornisce un quadro puntuale dello stato dell’arte.

“Fotografiamo la situazione perché se non conosciamo non possiamo intervenire”, ha aggiunto Testa. “Quindi ragioniamo insieme su come migliorarla […] ce ne è di strada da fare […] gli immobili riqualificati devono essere di più e differenziarsi in termini di prezzo, diventando un fattore competitivo importante”.

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Il documento non mostra grandi stravolgimenti nel periodo preso in esame: la distribuzione delle classi energetiche è risultata, infatti, più o meno costante in questi quattro anni. Circa il 60% degli immobili residenziali certificati si trova oggi nelle fasce più basse (G e F) anche perché costruito principalmente tra il 1945 e il 1972; quelle più alte (A4-B) invece non sfondano la quota del 10%, sebbene siano aumentate di tre punti percentuali dal 2016 a oggi. Dal rapporto sulla Certificazione energetica emerge anche che le nuove costruzioni rappresentano solo il 3,4% degli APE ma di questi più del 90% hanno classi elevate. 

Il settore non residenziale, invece, presenta una quota maggiore di immobili nelle classi energetiche C e D (oltre il 30%) rispetto a quello residenziale e oltre il 10% degli APE nelle classi energetiche A4-B, indicando una più elevata propensione a intraprendere azioni indirizzate alla riduzione dei consumi energetici. 

Altro dato interessante quello inerente le motivazioni che hanno portato alla redazione APE. L’analisi mostra infatti che più dell’80% degli attestati analizzati è stato preparato per passaggio di proprietà e locazione, “procedure che non comportano interventi di miglioramento della prestazione energetica, giustificando così l’elevata percentuale di casi nelle classi energetiche peggiori”, si legge nel documento. 

Certificazione energetica degli edifici
Credits: Enea

Durante l’evento l’Enea ha anche annunciato che l’interfaccia del SIAPE sarà messa on line i primi di novembre, fornendo anche un accesso personalizzato alle amministrazioni locali. Il sistema permetterà una consultazione aggregata degli attestati contenuti al suo interno.

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