Expo 2030: Zaha Hadid presenta il progetto per la candidatura dell’Ucraina

Padiglioni costruiti con i materiali riciclati dagli edifici demoliti a causa del conflitto, flessibili e smontabili per andare poi a sostituire strutture civili in tutto il Paese

expo 2030
credits: ZHA reder by MIR

Tra i candidati ad Expo 2030 c’è anche Roma, Busan e Riyadh

(Rinnovabili.it) – La guerra in Ucraina continua ad imperversare, tuttavia si prova a pensare al futuro del Paese. Parte di questo sentimento è sicuramente la candidatura di Odesa all’Expo 2030 con il progetto di Zaha Hadid Architects. Il masterplan punta sul concetto di riutilizzabile e ridistribuibile, per costruire strutture con un futuro anche successivo all’Esposizione Universale.

La presentazione del progetto di Odesa Expo 2030 è avvenuta come per gli altri candidati all’Assemblea Generale del Bureau International des Expositions (Bei) a Parigi, ma bisognerà aspettare Novembre del prossimo anno per conoscere il vincitore.

“In una città che è sempre stata multinazionale e multiculturale, una città della diversità con antichi legami in tutto il mondo, quando visiterai l’Ucraina e la nostra Odessa nel 2030, sentirai il potere e la cultura non solo di un paese e di una città… tu sentirai il potenziale di tutta l’umanità”, ha dichiarato Volodymyr Zelenskyy, presidente dell’Ucraina.

Design flessibile e adattabile

credits: ZHA reder by MIR

Se la città Ucraina venisse selezionata quale vincitrice, sarebbe la prima Esposizione universale ad avere luogo in Europa Orientale. Il masterplan di Odesa Expo 2030 del team ZHA punta all’efficienza energetica ed all’uso di tecnologie a basse emissioni di carbonio. Nulla andrà sprecato, secondo il progetto presentato, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. L’area prescelta sarà facilmente raggiungibile dalle diverse infrastrutture potenziate seguendo il principio della città in 15 minuti.

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Quattro le strutture centrali di Odesa Expo 2030. Quattro padiglioni che dopo l’evento saranno destinati a Fiera e spazio espositivo, il primo dell’Ucraina Meridionale. I padiglioni nazionali invece saranno progettati già seguendo un concetto di riutilizzo, che permetterà di smontarli e ridistribuirli come nuovi edifici civili in giro per la Nazione. In questo modo verrà restituita alla natura ed alla biodiversità una vasta porzione di territorio.

Un kit anti-spreco

Il problema principale delle esposizioni universali è l’enorme quantitativo di emissioni incorporate e dovute al processo costruttivo dei padiglioni nazionali. Per evitare questo problema il team di Zaha Hadid fornirà ai partecipanti un kit di istruzioni ed una serie di materiali per poter costruire i padiglioni. Questo sistema modulare flessibile offrirà alle nazioni partecipanti molte opzioni diverse per progettare il proprio padiglione utilizzando i principi pratici, creativi e a misura di visitatore. Per reinterpretare il tema Expo 2030 attraverso l’espressione culturale unica del Paese di provenienza, ma senza sprechi.

Secondo le prime indiscrezioni i componenti modulari forniti abbatteranno l’impronta di carbonio di ciascun padiglione di almeno il 25%. Un software di configurazione digitale permetterà alle singole nazioni di assemblare al meglio gli elementi forniti secondo il design personale. Allo stesso modo verranno poi ricostruite le strutture, una volta terminato expo e spostate nel sito di destinazione. La provenienza dei materiali sarà molto probabilmente legata al recupero dei materiali danneggiati o demoliti nell’area meridionale dell’Ucraina a causa del conflitto. L’energia rinnovabile di sole e vento fornirà elettricità per abbattere i consumi, servendo allo stesso modo anche le comunità locali.

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