Sconto in fattura e cessione credito, tornerà per tutti i bonus?

Il Mef ci ripensa (forse) e dice si a sconto in fattura e della cessione del credito anche per i bonus ordinari, oltre che per superbonus

sconto in fattura
Foto di Jean-Paul Jandrain da Pixabay

Spetta ora al Parlamento la decisione finale

(Rinnovabili.it) – A quanto si legge dalle pagine del Sole24Ore sembrerebbe ormai cosa fatta: sconto in fattura e cessione del credito potrebbero tornare a far capolino nell’art.8 del Ddl Bilancio 2022 per tutti i bonus edilizi.

Di certo tuttavia ancora non c’è nulla, è chiaro però che la prima bozza della Legge di Bilancio circolata la scorsa settimana ha attirato le ire ed i malumori di tutte le associazioni di categoria.

La forte limitazione del Superbonus 110%, la riduzione del bonus facciate e, elemento ancor più grave, la cancellazione della cessione del credito per i bonus del 65% e 50% mettono a rischio il positivo andamento del settore dell’edilizia che sta finalmente mostrando robusti segnali di ripresa dopo un lungo periodo di crisi. Inoltre le nuove misure renderanno più complicato il raggiungimento degli obiettivi ambiziosi di efficientamento energetico e riduzione delle emissioni, e di valorizzazione delle nostre città”, commentava pochi giorni fa Daniele Vaccarino Presidente Nazionale di CNA.

Alle cui parole si aggiungono quelle del Presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, che commenta l’abolizione del meccanismo di sconto in fattura e cessione del credito per i bonus diversi dalla detrazione al 110%, come una incoerenza dato che, queste agevolazioni erano nate proprio per facilitare “l’utilizzo delle detrazioni da parte delle famiglie a basso reddito”.

Cessione del credito e sconto in fattura, cosa farà il Mef?

Sempre dalle pagine del Sole24Ore è chiaro che le obiezioni della maggioranza hanno spinto il Mef “a fare macchina indietro e preparare un nuovo testo che fa sopravvivere le due opzioni alternative per tutta la nuova vita dei bonus: per un triennio, quindi, nel caso degli incentivi stabilizzati fino al 2024”.

Il problema è duplice: la mancanza di alternative costringerebbe chi non ha sufficiente liquidità per detrarre le spese negli anni successive tramite Irpef a rinunciare completamente ai lavori, d’altro canto, reintrodurre le due misure alternative costringerebbe la Ragioneria di Stato a rivedere i conti previsti per il ddl Bilancio 2022.

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La parola spetta ora al Parlamento che dovrà decidere al fine come licenziare la Legge di Bilancio per evitare quello che Confediliza definisce come un “futuro con meno cantieri e meno lavoro” e la “paralisi per gli interventi programmati o già avviati”.

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