Stop a cessione credito, Ance: il problema sono le aziende improvvisate

La paura di uno stop alla cessione del credito resta alta, diverse le soluzioni al vaglio, dalla quarta cessione al frazionamento del credito.

stop cessione credito
via Pixabay

Per evitare le frodi si deve pensare a un meccanismo che blocchi solo chi non agisce secondo le regole

(Rinnovabili.it) – Dopo l’allarme rosso lanciato in seguito all’annuncio di Unicredit e Intesa Sanpaolo dello stop alla cessione del credito per l’imminente esaurirsi del plafond, sembrano prendere forma alcune possibili soluzioni.

Al momento infatti il meccanismo è fermo a tre possibili cessioni, una più due successive, cedibili unicamente ad istituti finanziari e per la totalità del credito, ovvero senza frazionamenti. Ma i conti non tornano. Le domande presentate per il solo Superbonus ad Enea sfiorano i 18,7 miliardi, ma la capienza fiscale messa a disposizione delle Banche per l’acquisto dei crediti resta nettamente al di sotto. Risultato: plafond in esaurimento e settore al collasso.

Per Gabriele Buia, Presidente Ance, il problema va più che altro ricercato nel “proliferare di aziende che nulla hanno a che fare con il comparto delle costruzioni”. Attori improvvisati attirati dalla moneta fiscale offerta dai bonus edilizi e dalle cessioni dei crediti. Protagonisti che di fatto, sottraggono il lavoro alle imprese legittime ed oneste, con il rischio di lavori fatti male e insicuri.

E’ un disastroprosegue Buia, lo stop delle cessioni del credito da parte delle Banche “crea grandissimi problemi. Molti contratti rischiano di saltare e con l’esaurimento del plafond delle banche molte imprese non avranno la possibilità di scontare il credito”.

Le soluzioni offerte dalle Associazioni

Dopo i ripetuti allarmi, il Governo sembra aver preso atto della situazione. Ma come sempre ci si muove lentamente. In settimana il Consiglio dei Ministri dovrebbe valutare una delle ipotesi più probabile: l’introduzione di una quarta cessione del credito anche ad un soggetto privato purchè correntista della banca cedente.

Bene la modifica che ha portato le possibili cessioni da tre a quattro”, commenta Clausio Feltrin Presidente di Federlegno Arredo, “ma purtroppo non è sufficiente a sbloccare l’impasse“.

“Abbiamo condiviso e supportato fin da subito l’azione dell’Esecutivo volta a evitare il proliferare di frodi fiscali, questo non significa che non si possa e non si debba pensare un meccanismo che certamente contrasti chi non agisce secondo le regole, ma lasci liberamente lavorare le imprese oneste”.

Per le Federlegno Arredo e molte altre associazioni di settore è da valutarsi la possibilità di aprire la cessione ad altri soggetti. Ma soprattutto reintrodurre il frazionamento del credito da parte delle banche ai propri correntisti, anche in maniera frazionata per importo e annualità. Una soluzione offerta in primis dal Direttore Generale di ABI, Giovanni Sabatini, in audizione alla Camera.

Basterebbe allungare per qualche altro anno la possibilità di usufruire del Superbonus”, propone Ance che chiede di trasferire sul bonus le regole del cratere del terremoto del Centro-Italia dove, “il denaro pubblico viene elargito solo a imprese qualificate”.

Superare lo stop alla cessione del credito anche con la proroga del 110 alle villette

Perchè oltre allo stop alla cessione del credito, l’altro punto in questione è proprio la proroga del Superbonus per le unifamiliari. O meglio uno slittamento di qualche mese del famoso step che impone il completamento di almeno il 30% dei lavori entro il 30 giugno.

La proroga per le villette del 110% dovrebbe già essere stata inserita nell’ordine del giorno in Parlamento, ma le tempistiche sono tutte da valutare. Anche perchè ogni 30 giorni in più, costano allo Stato circa 200 milioni di euro.

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