Superbonus 2023, le proposte delle sigle dell’edilizia in audizione al Senato sull’Aiuti quater

Diversificare le detrazioni in base all’efficientamento raggiunto, favorire le classi più povere, sbloccare i crediti. I suggerimenti dei protagonisti del comparto per il Superbonus 2023 legato al Decreto Aiuti quater

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Foto di Tumisu da Pixabay

L’Audizione in Commissione Bilancio al Senato in merito al Superbonus 2023 proseguirà oggi con l’intervento di ANCE, GSE, RPT, ABI e OICE

(Rinnovabili.it) – Sono davvero numerose le proposte presentate ieri dalle diverse sigle del mondo dell’edilizia durante l’audizione in Commissione Bilancio al Senato in merito al Decreto Aiuti quater ed alle modifiche collegate al Superbonus del 2023. Il problema sollevato da più fronti, è la miriade di modifiche che il tema dei bonus edilizi e della cessione dei crediti ha subito negli ultimi due anni e mezzo. Un panorama normativo confuso e precario che spesso ha cambiato le regole in corso d’opera non permettendo ne a privati, ne alle imprese, ne tantomeno agli Istituti di credito di procedere in serenità nel completamento dei lavori.

L’occasione dell’audizione in Commissione al Senato, diventa perciò un mezzo essenziale per offrire una visione divverente al Superbonus del 2023

Per il CNA Confederazione Nazionale Artigianato il primo elemento da modificare è la data ultima di presentazione della CILA per i condomini, per poter detrarre le spese al 110% anziché al 90%. Dal 25 novembre 2022, il termine andrebbe spostato al 31 gennaio 2023, lasciando il tempo tecnico necessario (che ad ora non c’è stato) di poter convocare l’assemblea condominiale, approvare i lavori del Superbonus e presentare una CILA il più completa possibile. In merito alle unifamiliari invece per il CNA è positiva l’introduzione del vincolo di prima casa, per il Superbonus del 2023. Ma va eliminato il limite di reddito con il quoziente familiare. Altro punto essenziale da chiarire è lo sblocco della cessione dei crediti.

Per il CNDCEC Consiglio nazionale dei commercialisti la priorità è l’ampliamento dei plafond delle banche per tornare ad acquitare crediti edilizi. La soluzione proposta prevede che i crediti d’imposta derivati dagli interventi di Superbonus presentati al Fisco entro il 31 ottobre 2022 e non utilizzati, possano essere compensati fino al sesto periodo di imposta successivo a quello di competenza. “Questa soluzione operativa – ha spiegato Salvatore Regalbuto, Tesoriere del Consiglio nazionale dei commercialisti – appare più idonea ad agevolare lo sblocco degli acquisti dei crediti d’imposta da parte delle banche dando loro maggiore flessibilità nelle compensazioni e superando i limiti dell’attuale formulazione del decreto che prevede la rigida trasformazione dei crediti utilizzabili in 4-5 anni in crediti utilizzabili in 10 anni, situazione che difficilmente spingerà le banche a riprendere gli acquisti in quanto, implicitamente, comporta un dimezzamento dei proventi finanziari legati alle operazioni”.

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Dello stesso parere è Confartigianato che vede nello sblocco del meccanismo dei crediti edilizi, lunica soluzione possibile. Per sbloccarli Confartigianto individua tre strade: rerendere più flessibile l’utilizzo dei crediti; aumentare la capacità fiscale delle banche, concedendo la possibilità di utilizzare compensazioni; prevedere la possibilità di un ‘compratore di ultima istanza’, a controllo pubblico. In tema di caro-bollette la Confederazione chiede, per le imprese non energivore e non gasivore, l’eliminazione dell’obbligo di copertura assicurativa previsto per i piani di rateizzazione del pagamento delle bollette.

Premiare l’efficienza con maggiori detrazioni

ARSE, Associazione Riscaldamento Senza Emissioni, si concentra invece sull’aiuto alle fasce più povere che potrebbe derivare dale Superbonus 2023. “Sul Superbonus può anche essere legittimo pensare a una percentuale di incentivazione ridotta rispetto al 110%, ma da una parte bisogna essere più selettivi e incentivare in maniera diversificata gli interventi in base ai risultati di efficienza attesi, e dall’altra andrà risolto il problema per gli incapienti e per le fasce più povere della popolazione, che verrebbero privati di questa opportunità”. Ha commentato Riccardo Bani, presidente Arse. Secondo Bani è essenziale rimodulare le agevolazioni “se si continuerà ad agevolare interventi che prevedono l’installazione di caldaie a gas, anche se a condensazione e di ultima generazione, si sprecheranno soldi pubblici rispetto alla finalità di migliorare l’efficienza energetica degli immobili”. Serve un cambio di passo che dia stabilità e certezza noramtiva, come? Rendendolo strutturale per almeno 5 anni. L’idea di ARSE esposta da Bani è quella di predisporre un sistema premiante in base all’efficienza raggiunta:

  • Se si sale di una classe energetica la detrazione è del 65%,
  • il miglioramento di due classi energetiche permette una detrazione dell’80%,
  • tre classi energetiche concorrono alla detrazione del 90%,
  • affiancando all’aumento di casse anche l’elettrificazione dei consumi termici con l’installazione di pompe di calore, la detrazione sale di un ulteriore 10%.

Entrando nel merito della cessione del credito invece per ARSE sarebbe importante prevederlo solo per gli interveti di efficientamento.

Dall’Agenzia delle Entrate invece nessuna proposta diversa dall’attuale testo del Decreto Aiuti quater, ma una conferma di date e percentuali inerenti al Superbonus 2023. Dopo le audizioni di ieri si proseguirà nella mattinata di oggi con i rappresentanti di ANCE, Confedilizia, ABI, Confprofessioni, Rete Professioni Tecniche, OICE (Organizzazione di ingegneria e di consulenza, GSE e Guardia di Finanza.

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