Rinnovabili • cop30-intelligenza-artificiale Rinnovabili • cop30-intelligenza-artificiale

L’intelligenza artificiale accende il dibattito alla COP30 in Brasile

Le aziende tecnologiche spingono per utilizzare l'intelligenza artificiale come strumento utile a contrastare il riscaldamento globale. Gli ambientalisti invece chiedono regole e norme per contenere l'impatto ambientale e climatico dell'intelligenza artificiale.

cop30-intelligenza-artificiale
UN Secretary-General António Guterres attends a virtual meeting of the Security Council (Photo: © UN Climate Change – Kiara Worth)

Alla COP30, l’intelligenza artificiale è al centro di un dibattito molto accesso tra chi la presenta come una soluzione per risolvere il riscaldamento globale e chi la vede come un nemico giurato dell’ambiente e del clima da tenere sotto stretto controllo.

Alla COP30 l’intelligenza artificiale è al centro del dibattito

Le aziende tecnologiche e alcuni Paesi presenti in Brasile ai negoziati della COP30 hanno discusso dei modi utili a sfruttare l’intelligenza artificiale per contenere il surriscaldamento del Pianeta, causato soprattutto dai combustibili fossili. Secondo questto gruppo di Governi e aziende, la tecnologia avrebbe un grande potenziale perché consentirebbe di migliorare l’efficienza delle reti elettriche, aiutare gli agricoltori a prevedere i fattori meteorologici, tracciare le specie migratorie nelle profondità marine e sostenere la progettazione e la costruzione di infrastrutture più sostenibili e capaci di resistere a condizioni meteorologiche estreme.

L’agenzia Associated Press ha contato almeno 24 sessioni dedicate all’IA durante la prima settimana della conferenza brasiliana sul clima. Tra queste, una era incentrata sulla possibilità che l’IA possa aiutare le città vicine tra loro a condividere l’energia e un’altra alle previsioni di localizzazione dei crimini forestali. Inoltre, si è tenuta anche la cerimonia dell’AI for Climate Action Award, premio assegnato a un progetto di IA sulla scarsità d’acqua e la variabilità climatica in Laos.

L’argomento “IA per il bene” è diventato infatti un tema ricorrente alla COP30. Chi sostiene l’argomento pensa che l’intelligenza artificiale possa essere sfruttata per ridurre le emissioni invece che aumentarle, migliorando l’efficienza in moltissimi ambiti della vita quotidiana, dai trasporti all’energia.

Il lancio dell’AI Climate Institute

La scorsa settimana alla COP30 le Nazioni Unite e il Governo brasiliano hanno presentato l’AI Climate Institute, un’iniziativa globale per la promozione dell’IA come strumento di empowerment per aiutare i Paesi a basso reddito ad affrontare le problematiche ambientali. L’iniziativa punta a fornire a persone e istituzioni le conoscenze e le competenze fondamentali a utilizzare l’intelligenza artificiale a supporto dell’azione per il clima. l’AICI dovrebbe aiutare questi Paesi a implementare le soluzioni climatiche basate sull’IA, compresi modelli a basso consumo energetico più adatti ai contesti locali. L’istituto offrirà programmi di formazione e corsi sulle applicazioni climatiche in diversi settori.

L’intelligenza artificiale potrebbe ridurre le emissioni globali

A giugno scorso un rapporto della London School of Economics aveva elaborato una stima molto ottimistica sulle prospettive dell’uso dell’IA. In base a queste valutazioni, l’intelligenza artificiale potrebbe contribuire a ridurre le emissioni globali di gas serra da 3,2 a 5,4 miliardi di tonnellate nel prossimo decennio, anche a fronte dell’enorme consumo energetico. Lo studio aveva valutato le applicazioni in tre settori chiave: energia, alimentazione e mobilità, che nel loro complesso contribuiscono a quasi la metà di tutte le emissioni globali.

L’esplosione dell’intelligenza artificiale e le ricadute ambientali

Un fronte opposto di discussione riguarda invece i timori che i data center incidano in maniera negativa sull’ambiente a causa dell’altissimo consumo energetico. I gruppi ambientalisti presenti alla COP30 infatti stanno facendo pressioni per ottenere dai Governi normative pensate per contenere l’impatto ambientale dell’IA, come l’obbligo di test di interesse pubblico per i data center da costruire e l’utilizzo del 100% di energia rinnovabile prodotta in loco.

Secondo l’IEA, nel 2024 i data center costituivano l’1,5% del consumo di elettricità a livello mondiale. Tale consumo è cresciuto di quasi il 12% all’anno dal 2017 al 2024, quattro volte più velocemente del tasso di consumo totale di elettricità.

L’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale è dovuto appunto alle operazioni dei data center, che consumano grandi quantità di acqua negli Stati federali statunitensi già segnati da una scarsità di risorse idriche. Queste operazioni minacciano gli obiettivi climatici degli USA e rischiano di far aumentare ancora di più le emissioni nazionali del Paese, già al secondo posto al mondo per emissioni prodotte.

Rinnovabili •

About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.