Le innovative strutture di finanza mista possano superare le barriere che tengono gli investitori privati ai margini dei progetti green e climatici. Se ne parlato in un panel dedicato, moderato da Matteo Spagnolo, CEO di Rinnovabili, sul palco centrale del World Future Energy Summit 2026

Non è una questione di scarsità di risorse, ma di architettura del rischio. È questo il perno attorno a cui è ruotato il dibattito sulla blended finance (finanza mista) in occasione del World Future Energy Summit 2026. Nonostante un 2024 che ha visto la mobilitazione di oltre 18 miliardi di dollari a livello globale, il divario tra gli impegni finanziari “su carta” e l’effettiva messa a terra dei progetti, specialmente nelle economie emergenti, resta il principale ostacolo alla transizione energetica.
A delineare il perimetro dell’urgenza è stato Matteo Spagnolo, CEO di Rinnovabili, in veste di moderatore sul Main Stage di Abu Dhabi nella tavola rotonda “Mobilising Private Capital Through Blended Finance“. Il messaggio d’apertura è stato netto: la finanza mista non deve essere intesa come un surrogato del capitale privato, ma come un acceleratore strategico capace di assorbire le prime perdite e migliorare il profilo di bancabilità di iniziative altrimenti percepite come eccessivamente rischiose.
“Sulla carta, il capitale destinato al clima e all’energia non è mai stato così abbondante – ha esordito Spagnolo in apertura di sessione – ma, all’atto pratico, troppa parte di queste risorse fatica ancora a raggiungere i progetti reali. Questo gap tra impegno ed esecuzione non è un dettaglio tecnico: è uno dei vincoli centrali della transizione energetica”.
Il panel ha esplorato la questione attraverso diverse lenti specialistiche. Sabrin Rahman (Majra) è stata interpellata sull’efficacia dei modelli pratici per mobilitare capitali su vasta scala, mentre con Ahmed Badr (IRENA) il focus si è spostato sulle innovazioni istituzionali necessarie per rendere la finanza mista uno strumento “mainstream”.

Il tema del rischio, centrale in ogni operazione di finanza strutturata, è stato il fulcro dei quesiti rivolti a Jessica Robinson (Solve Strategies) e Constance Chalchat (BNP Paribas). In particolare, Spagnolo ha sollecitato un’analisi su come bilanciare i rendimenti competitivi richiesti dal mercato con i risultati di sostenibilità a lungo termine, e su quali siano i fattori che permettono realmente l’allineamento tra grandi banche globali e istituzioni finanziarie di sviluppo.
Infine, con Aymen Koubaa (Resonance Advisory), l’attenzione si è spostata sull’ultimo miglio: i fattori critici che determinano il successo di una transazione fino al raggiungimento del financial close.
Nelle conclusioni, Spagnolo ha sintetizzato il sentiment comune: il limite attuale non è tecnologico né strettamente finanziario, ma di coordinamento tra attori pubblici e privati. Se gli strumenti esistono già, la priorità del prossimo triennio sarà la loro semplificazione. “Il rischio maggiore oggi”, ha chiosato il CEO di Rinnovabili, “non è investire troppo presto, ma arrivare troppo tardi”.











