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Tensioni nel Mar Rosso e petroliere in fiamme: il Brent sfonda il muro dei 100 dollari al barile

L'effetto dell'aggressione alle navi cargo nel Mar Rosso.

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Brent di nuovo sopra ai 100 dollari al barile

Il Brent è tornato a un prezzo di 100 dollari al barile. Il mercato petrolifero globale ha registrato un forte rialzo che ha spinto le quotazioni del greggio ai livelli più elevati degli ultimi mesi. Nella giornata del 23 luglio, per la prima volta da fine maggio, è stata raggiunta la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. A scatenare la reazione immediata dei mercati finanziari e delle borse energetiche e stata la dichiarazione ufficiale del gruppo ribelle yemenita degli Houthi, legati all’Iran, di aver condotto un attacco contro due petroliere battenti bandiera saudita in navigazione nel Mar Rosso.

L’operazione condotta dal gruppo armato si inserisce nel quadro del blocco navale dichiarato dagli Houthi ai danni del traffico marittimo diretto verso l’Arabia Saudita. Questo ennesimo episodio di scontro nelle acque del Medio Oriente ha riacceso nei mercati internazionali il timore concreto di una crisi sistemica dell’approvvigionamento, in un momento in cui le rotte commerciali mondiali sono già pesantemente sotto pressione a causa degli scontri ripresi tra Washington e Teheran che minacciano contemporaneamente lo Stretto di Hormuz e il passaggio strategico di Bab el-Mandeb.

La dinamica degli attacchi

Secondo quanto dichiarato formalmente dai portavoce delle milizie Houthi, l’attacco e stato eseguito impiegando un mix coordinato di droni, missili balistici e missili da crociera contro due navi identificate come la Encelia e la Layla. I ribelli yemeniti hanno sostenuto che le due imbarcazioni stavano violando apertamente il blocco navale imposto dal gruppo nelle acque del Mar Rosso. Nel medesimo comunicato, il gruppo ha aggiunto di aver costretto circa dieci navi commerciali a invertire la rotta e ritornare sui propri passi, consolidando la minaccia sulle linee di navigazione regionali.

Le autorità di Riad hanno confermato parzialmente la dinamica dei fatti. Attraverso l’agenzia di stampa statale Saudi Press Agency (SPA), che ha citato una fonte ufficiale dell’Autorità Generale dei Trasporti, il Governo saudita ha reso noto che un attacco ha provocato un incendio a prua della petroliera Encelia mentre si trovava in navigazione nel Mar Rosso. Le autorità saudite non hanno specificato la matrice dell’aggressione, ma hanno dichiarato che sono state rapidamente messe in atto le procedure d’emergenza per mettere in sicurezza il mercantile e prevenire disastri ambientali.

L’attacco alla Encelia e stato registrato anche dalle principali organizzazioni internazionali di sicurezza marittima. La UK Maritime Trade Operations (UKMTO) e la società britannica di gestione dei rischi navali Vanguard hanno confermato che la nave ha lanciato un segnale di soccorso via radio VHF dopo essere stata colpita sul lato destro da un proiettile non identificato mentre operava nelle vicinanze dei limiti portuali di Jizan e Al Shuqaiq, a circa 129 chilometri dalla costa saudita. L’aggressione alla seconda nave citata dagli Houthi, la Layla, non ha invece trovato conferme indipendenti.

Attacchi degli Houthi, l’impatto sui mercati

L’effetto dell’aggressione alle navi cargo nel Mar Rosso si e trasmesso istantaneamente sui listini internazionali delle materie prime. I contratti futures sul greggio Brent hanno messo a segno un rialzo superiore al 6%, spingendosi fino a toccare una quotazione di 100 dollari al barile. Quella del 23 luglio è stata la quinta giornata consecutiva di guadagni per il benchmark di riferimento globale.

Parallelamente, il prezzo del West Texas Intermediate (WTI), il benchmark di riferimento per il mercato statunitense, e salito di oltre il 5%, superando la soglia dei 91 dollari al barile per la prima volta dalla prima meta di giugno.

L’impennata di prezzo delle materie prime ha contagiato rapidamente anche le borse, dove si e assistito a un diffuso rally dei titoli energetici e delle compagnie petrolifere sia negli Stati Uniti che in Europa. Gli investitori hanno iniziato a prezzare nei listini una possibilità sempre più concreta di interruzioni prolungate della catena di approvvigionamento di greggio. Come evidenziato dagli strateghi di mercato, la prospettiva che l’offerta mondiale debba affrontare la chiusura o la pesante limitazione contemporanea di due snodi strategici fondamentali come il Bab el-Mandeb e lo Stretto di Hormuz sta spingendo gli operatori ad accumulare coperture sui contratti energetici.

Le proiezioni sul prezzo del petrolio per la seconda metà dell’anno

Inoltre, diverse primarie banche d’affari mondiali, tra cui Goldman Sachs, hanno aggiornato le proprie proiezioni sul prezzo del petrolio per la seconda metà dell’anno. Secondo gli analisti, se le interruzioni del traffico marittimo nel Mar Rosso, nel Canale di Suez e nello Stretto di Hormuz dovessero protrarsi nel corso dei prossimi mesi, il Brent potrebbe superare la soglia dei 120 dollari al barile nell’ultimo trimestre dell’anno e mantenere una media elevata attorno ai 100 dollari per il periodo successivo.

L’aspetto più critico riguarda la creazione di un doppio collo di bottiglia geopolitico per le forniture mondiali di energia. Il Mar Rosso e il canale di Suez costituiscono infatti il corridoio principale attraverso il quale il greggio prodotto in Medio Oriente raggiunge i mercati di consumo europei e nordamericani, oltre a rappresentare la rotta di transito per i prodotti raffinati diretti verso l’Asia.

Il tentativo del gruppo Houthi di imporre un blocco navale effettivo attraverso attacchi con missili e droni rischia di trasformare il Mar Rosso in una zona inaccessibile per le grandi compagnie di navigazione e per i proprietari di petroliere. Già nelle ore successive all’attacco contro la Encelia, diverse navi cisterna cariche di greggio saudita e internazionale hanno modificato le proprie rotte, effettuando inversioni di marcia o scegliendo di fare rotta verso il Canale di Suez per evitare il transito attraverso il passaggio di Bab el-Mandeb.

Due scenari possibili da considerare

Tanto tuonò che piovve. A questo punto ci sono due scenari da considerare. – commenta Beniamino Franceschini, docente di geopolitica presso la SSML di Pisa e vicepresidente del Caffè Geopolitico – Il primo è un’ulteriore escalation, con nuovi attacchi alla navigazione nel Mar Rosso che potrebbero portare le compagnie a scegliere la rotta del Capo di Buona Speranza, con un incremento notevole di costi e tempi.

La seconda possibilità è un intervento via terra dei sauditi contro gli Houthi, con l’obiettivo di neutralizzarne la capacità offensiva, a costo di aggravare una crisi umanitaria mai risolta. Non bisogna in questo senso dimenticare che l’Arabia Saudita ha concluso un accordo di difesa con il Pakistan, dispositivo attivato durante la fase primaverile della guerra contro l’Iran, e che entrambi i Paesi stanno intensificando i rapporti diplomatici a scopi strategici regionali con Turchia ed Egitto (il cosiddetto formato R4 o STEP).

Infine, occorre prestare attenzione anche all’altra sponda di Bab el-Mandeb, ossia la riva africana dello Stretto, che con Somalia, Somaliland e Gibuti, resta al contempo una piattaforma di ulteriore potenziale instabilità”.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.