Basterebbe una semplice mossa degli Houthi nello Stretto per innescare uno shock dell'offerta del greggio anche peggiore di quello visto fino a questo momento.
Perché la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb sembra adesso più probabile
Dall’inizio della guerra in Iran, si è tornato a parlare del temuto rischio della chiusura di Bab el-Mandeb. Da quelle acque transitano attualmente quasi il 12% del commercio marittimo mondiale, il 6% del petrolio e l’8% del gas. Ora questo scenario sembra sempre più probabile perché basterebbe una semplice mossa degli Houthi, alleati di Teheran, nello Stretto per innescare uno shock dell’offerta del greggio anche peggiore di quello visto fino a questo momento. La chiusura bloccherebbe la principale rotta di esportazione alternativa dell’Arabia Saudita, sottraendo ogni giorno ai mercati globali altri milioni di barili.
Le recenti tensioni tra USA, Iran e Israele e le difficoltà di arrivare a un accordo hanno dimostrato quanto resti fragile l’approvvigionamento di petrolio. Un alto consigliere della Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha ribadito la minaccia secondo cui gli alleati di Teheran sarebbero pronti in qualsiasi momento a chiudere la rotta marittima di Bab al-Mandeb, così come la Repubblica Islamica ha di fatto con lo Stretto di Hormuz.
Pochi giorni dopo l’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, Teheran ha chiuso di fatto Hormuz alle navi di molti Paesi. Il 13 aprile gli Stati Uniti hanno avviato un blocco navale dei porti iraniani, riducendo ulteriormente il traffico lungo la via d’acqua. Tuttavia, se dovesse essere chiuso anche Bab al-Mandeb, la crisi globale degli approvvigionamenti energetici causata dal conflitto potrebbe peggiorare, aggravando le perdite economiche in tutto il mondo.

Quanto è importante Bab el-Mandeb per il settore energetico?
Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano attraverso il Golfo di Aden. Nel punto più stretto misura 29 km ed è controllato di fatto dagli Houthi, sostenuti dall’Iran. Lo Stretto è fondamentale per l’Arabia Saudita e per le esportazioni di petrolio del regno in Asia. Quando Hormuz è aperto, Bab al-Mandeb costituisce una via di passaggio cruciale anche per gli altri Stati del Golfo per esportare greggio e gas in Europa tramite il Canale di Suez o l’oleodotto Suez-Mediterraneo (Sumed) sulla costa del Mar Rosso in Egitto.
I flussi commerciali di petrolio che hanno attraversato lo Stretto di Bab el-Mandeb hanno registrato una media di 4,0 milioni di barili al giorno fino ad agosto 2024, rispetto agli 8,7 milioni di barili al giorno dell’intero 2023. Se Bab al-Mandeb e Hormuz fossero chiusi contemporaneamente, si fermerebbe il 25% dell’offerta mondiale di petrolio e gas.
Con la chiusura di Hormuz, la rilevanza di Bab al-Mandeb è aumentata
Con la chiusura di Hormuz, la rilevanza di Bab al-Mandeb è aumentata. L’Arabia Saudita, in particolare, ha puntato sempre di più sul porto di Yanbu sul Mar Rosso per spedire il greggio attraverso il canale. Ciò significa che Riyad ha fatto ricorso alla East-West Crude Oil Pipeline (l’oleodotto Est-Ovest), che connette l’infrastruttura petrolifera di Abqaiq, vicino al Golfo, a Yanbu. L’oleodotto, lungo 1.200 km, è gestito da Aramco.
A gennaio e febbraio la East West Pipeline ha trasferito una media di 770.000 barili al giorno verso la costa del Mar Rosso, stando ai dati della società di consulenza energetica Kpler. A fine marzo, invece, dopo la chiusrura di Hormuz e dopo gli attacchi subiti dal settore energetico, il petrolio scorreva alla capacità massima dell’oleodotto, pari a 7 milioni di barili al giorno, più che mai in passato, come dichiarato dal Governo saudita.
Durante la guerra di Israele a Gaza, gli Houthi hanno bloccato Bab al-Mandeb per le navi che consideravano legate a Israele o agli Stati Uniti. A maggio 2025 gli Stati Uniti e gli Houthi hanno concordato un cessate il fuoco e da allora il gruppo yemenita ha riaperto il canale. Gli Houthi, da fine febbraio 2026 e fino a questo momento, sono rimasti abbastanza fuori dalle ostilità, ma attaccando anche solo un paio di navi cisterna al largo dello Yemen potrebbero far precipitare il traffico attraverso Bab el-Mandeb, ostacolando le esportazioni di petrolio dall’Arabia Saudita.
Quanto è probabile la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb?
“Al momento le probabilità di chiusura totale e prolungata dello Stretto di Bab el-Mandeb sono basse soprattutto per l’elevata vigilanza internazionale e la convergenza degli interessi di molti Paesi che pure in altri ambiti sono rivali. – spiega Beniamino Franceschini, docente di geopolitica presso la SSML di Pisa e vicepresidente del Caffè Geopolitico – C’è però una probabilità maggiore e crescente di incidenti localizzati e quindi di chiusure o interdizioni selettive. Per esempio singoli missili o imbarcazioni in movimento o errori di identificazione che rallentano il traffico o spingono alcune navi a deviare le rotte per questioni assicurative“.
Inoltre, l’instabilità locale può incidere sullo stato del canale. La Somalia è in una crisi perenne da quasi quarant’anni e su Bab el-Mandeb gravano i fenomeni della pirateria e del jihadismo, con la possibilità di una cooperazione tra questi attori e gli Houthi nello Yemen.
“Ragionando per macrodinamiche, – prosegue Franceschini – da un lato, ci sono i gruppi terroristici tipo al-Shabaab e dall’altro, in misura molto minore, lo Stato Islamico in Somalia. Al-Shabaab e gli Houthi yemeniti hanno rapporti sempre più intensi, soprattutto da qualche mese, quindi è possibile che coordinino una pressione sullo Stretto”.
“Un altro fattore di rischio è la pirateria, un fenomeno opportunistico e non sempre connesso al terrorismo, ma in ripresa rispetto negli ultimi anni. Il Governo federale di Mogadiscio ha difficoltà a controllare il territorio, tra jihadisti e autonomismi regionali, quindi deve basarsi fortemente sull’aiuto internazionale e di Paesi come la Turchia e l’Egitto. In tutto questo, da un punto di vista politico-istituzionale, la transizione non è mai stata davvero completata, anzi, di recente sono emerse nuove tensioni tra il Presidente e le opposizioni“.













