Dalla chiusura degli addendum alla gara: come funzionano le aste e quali premi possono emergere nel nuovo equilibrio tra domanda e offerta.

Il mercato si prepara alle aste dell’Energy Release 2.0
Le aste del meccanismo Energy Release 2.0 aprono la fase in cui il provvedimento smette di essere una costruzione regolatoria e diventa ufficialmente mercato. Dopo l’anticipazione agli energivori e la corsa alla sottoscrizione degli addendum, ora il confronto si sposta sulla procedura competitiva: sarà il premio marginale d’asta a misurare quanta capacità Ready-to-Build è realmente pronta a entrare nel sistema e a quale prezzo.
In pochi mesi lo scenario è cambiato. La discesa dei prezzi nelle ore centrali, la pressione della nuova offerta fotovoltaica e il confronto con il FER-X hanno ridimensionato le richieste economiche iniziali. La gara che si apre nelle prossime settimane non è solo un passaggio tecnico. È un test sulla maturità del mercato e sulla sostenibilità economica di circa 5 GW di nuova capacità.
Le aste Energy Release 2.0
Le aste Energy Release 2.0 rappresentano il passaggio reale dalla fase di anticipazione alla fase realmente concorrenziale del meccanismo. In pochi mesi il contesto è cambiato. Nella prima fase il sistema prevedeva un contratto a 65 €/MWh per 20 anni “as produced” – cioè pagato sull’energia effettivamente prodotta – attraverso un CfD (Contract for Difference), un contratto che stabilizza il prezzo riconosciuto al produttore rispetto al mercato.
All’inizio prevaleva cautela. Il nodo era il claw-back evoluto, il meccanismo di restituzione del valore a partire dal ventunesimo anno, dunque una parte dei benefici economici generati dal contratto viene riassorbita nel tempo. Questo elemento aveva spinto alcuni produttori a chiedere premi elevati nelle trattative bilaterali, anche nell’ordine di 10 €/MWh.
Oggi il quadro è diverso. La forte crescita del fotovoltaico, soprattutto nel Sud, ha generato fenomeni di cannibalizzazione dei prezzi: nelle ore centrali la produzione solare è talvolta sufficiente a coprire l’intera domanda, facendo scendere il prezzo all’ingrosso fino a zero. In questo scenario, un prezzo garantito a 65 €/MWh diventa più interessante e il premio richiesto si è rapidamente ridotto verso 3 €/MWh.
Come funziona la procedura e cosa determina il premio marginale d’asta?
La procedura competitiva è articolata in Cluster A e Cluster B. Nel primo non è previsto un bid, cioè un’offerta economica. Nel secondo l’offerta è obbligatoria e può essere anche negativa fino a -20 €/MWh, vale a dire che l’operatore può offrire di pagare pur di ottenere il contratto.
Il GSE ordina le offerte in senso crescente fino a esaurimento del contingente disponibile, che non può superare 72 TWh, pari all’energia anticipata. Il premio marginale d’asta, il valore dell’ultima offerta accettata, è ad appannaggio di tutti gli aggiudicatari.
In caso di pari offerta, hanno priorità energivori, aggregatori o soggetti delegati. Solo dopo vengono i produttori terzi. Questo schema replica quello noto nel FER-X, il meccanismo di incentivazione delle rinnovabili.
Gli impianti del Cluster B e le quote eccedenti devono entrare in esercizio entro 36 mesi dalla graduatoria e comunque non oltre il 31 dicembre 2030. Il vincolo temporale è uno degli elementi più stringenti della nuova fase.
I progetti Ready-to-Build possono comprimere i premi
Il peso dei progetti Ready-to-Build, cioè impianti autorizzati e pronti alla costruzione, è centrale. Per partecipare servono titoli abilitativi, preventivo di connessione definitivo e requisiti finanziari. Non basta avere un’autorizzazione sulla carta. Occorre dimostrare solidità economica e capacità di realizzazione nei tempi previsti.
Con soli 36 mesi per l’entrata in esercizio, il rischio di execution – cioè il rischio di non completare l’opera nei tempi – diventa decisivo. Più è ampia la massa di progetti realmente pronti, maggiore sarà la competizione e più il premio tenderà a scendere.
In particolare, per progetti localizzati nel Sud Italia, il contratto Energy Release può risultare più interessante rispetto ad alcune assegnazioni FER-X, dove i valori medi di aggiudicazione sono stati inferiori ai 65 €/MWh.
Per un produttore si tratta quasi di un’opzione: partecipare all’asta Energy Release offre la possibilità di migliorare le condizioni contrattuali; se non si vince, resta valido l’incentivo originario.
I premi potrebbero scendere verso 0-3 €/MWh
Le indicazioni raccolte tra operatori del settore convergono su uno scenario di forte competizione. Molti energivori hanno già definito accordi nella fase bilaterale. Potrebbe quindi presentarsi una domanda limitata a fronte di un’offerta ampia di produttori, inclusi soggetti provenienti dal FER-X.
In queste condizioni, un premio tra 0 e 3 €/MWh appare plausibile. Un premio negativo è teoricamente ammesso ma economicamente meno probabile, perché implica un pagamento upfront, cioè anticipato, da parte del produttore.
La dinamica è semplice: tanta offerta e poca domanda comprimono il prezzo. Il premio marginale d’asta diventa così la cartina di tornasole della reale disponibilità di capacità Ready-to-Build nel Paese.
Il claw-back evoluto incide sulla redditività?
Il timore iniziale legato al claw-back si è attenuato. Le analisi di mercato indicano un impatto sull’IRR (Internal Rate of Return), il tasso interno di rendimento, nell’ordine di 0,2-0,3%. Una variazione contenuta, non tale da compromettere la bancabilità dei progetti.
Al contrario, alcuni operatori vedono nel claw-back un’estensione implicita del rapporto contrattuale oltre i 20 anni, con un orizzonte di fatto più lungo. Il meccanismo è stato concepito per essere neutrale per la finanza pubblica: l’anticipazione concessa agli energivori viene recuperata nel tempo.
Si tratta dunque di una riallocazione temporale del valore generato dalla produzione rinnovabile, piuttosto che di un vero e proprio aiuto di stato.
Le aste Energy Release 2.0 influenzeranno i PPA?
Oggi in alcune aree del Sud un PPA (Power Purchase Agreement) a 10 anni per il 2027 può collocarsi attorno ai 60 €/MWh, mentre l’Energy Release offre 65 €/MWh per 20 anni.
La differenza temporale e di prezzo riduce, per ora, il rischio di distorsioni immediate. Il prezzo che emergerà dalle aste Energy Release 2.0 non diventerà automaticamente un benchmark per i PPA, ma costituirà un indicatore del costo reale della nuova capacità rinnovabile in Italia.
Se il premio si stabilizzerà su livelli minimi, sarà la prova che il mercato dispone di una pipeline robusta di progetti pronti e finanziabili. Se invece i premi dovessero risultare più elevati, significherebbe che l’offerta effettiva è inferiore alle attese.
Energy Release 2.0: strumento strutturale o misura contingente?
Il meccanismo è stato pensato per coinvolgere la domanda industriale nello sviluppo di nuova capacità rinnovabile. L’impatto stimato è nell’ordine di 5 GW di nuova potenza fotovoltaica.
Resta uno strumento circoscritto, legato a un volume definito di energia anticipata. Se i prezzi di mercato dovessero convergere stabilmente verso i 65-70 €/MWh, l’interesse degli energivori potrebbe ridursi. Oggi, però, l’attrattività è elevata.
La fase competitiva dirà molto sulla maturità del mercato. Il premio marginale d’asta sarà il dato da osservare: misurerà l’equilibrio tra progetti Ready-to-Build, capacità finanziaria e reale appetito degli operatori.












