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L’industria dei combustibili fossili sfrutta le crisi per svuotare il Regolamento europeo sul metano

L'EUMR potrebbe diventare la prossima vittima del greenwashing presentato come deregolamentazione.

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L’UE prevede una sospensione di tre anni delle sanzioni per le aziende petrolifere e del gas che violano le norme sul metano

L’industria dei comustibili fossili sta sfruttando la crisi energetica per demolire le norme europee sulle emissioni di metano. L’Unione Europea potrebbe chiedere infatti agli Stati Membri di revocare per tre anni le sanzioni per le compagnie petrolifere e del gas che violano il Regolamento europeo sulle emissioni di metano (EUMR). La misura sarebbe stata pensata per mitigare gli effetti delle interruzioni delle forniture energetiche causate dalla guerra all’Iran.

EUMR prossima vittima del greenwashing presentato come deregolamentazione

La sospensione del Regolamento risponde alle pressioni esercitate del Governo degli Stati Uniti e dalle associazioni che rappresentano il settore petrolifero e del gas, le quali ritengono la normativa un ostacolo alla sicurezza energetica. L’EUMR potrebbe quindi diventare la prossima vittima del greenwashing presentato come deregolamentazione.

A detta del Governo degli Stati Uniti e delle associazioni dell’industria petrolifera e del gas, il Regolamento potrebbe ostacolare la capacità dell’Europa di garantirsi forniture energetiche. Trump è andato anche oltre, avendo richiesto già a fine 2025 a Bruxelles di esentare le esportazioni statunitensi verso l’UE almeno per i successivi dieci anni. Il rischio di tale misura è indebolire la prima politica climatica al mondo sul metano, progettata dall’UE per contrastare le perdite di questo potente gas serra, seconda causa del cambiamento climatico dopo le emissioni di CO2.

Revoca delle sanzioni fino al 2029

La bozza del documento preparato dalla Commissione europea e visionato da Reuters, permette ai Paesi dell’UE di non applicare sanzioni alle aziende che violano le norme sul metano negli anni 2027, 2028 e 2029, salvo nei casi di “violazioni fraudolente su larga scala”. La modifica si applicherebbe ai contratti esistenti di fornitura di petrolio e gas e a quelli firmati o rinnovati prima di gennaio 2028.

Il Regolamento europeo punta a ridurre le emissioni di metano del settore energetico, sia in Europa sia lungo le catene globali di approvvigionamento. Comprende un obbligo di rendicontazione delle emissioni di metano per le importazioni di gas naturale, petrolio greggio e carbone, oltre a un requisito che imporrà agli importatori di rispettare limiti di intensità emissiva ancora da definire.

Una scadenza arriverà all’inizio del 2027, quando i nuovi contratti di importazione dovranno rispettare gli stessi standard di monitoraggio, rendicontazione e verifica applicati ai produttori europei, altrimenti scatteranno le sanzioni. Gli Stati Membri sono i responsabili dell’imposizione di tali sanzioni previste dal Regolamento, il quale prescrive che possano arrivare fino al 20% del fatturato annuo di un’azienda.

Nel contesto dell’attuale crisi in Medio Oriente, al fine di non mettere in pericolo la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e di affrontare l’esposizione dei consumatori e delle imprese europee a potenziali carenze che causano prezzi elevati, gli Stati membri non dovrebbero applicare le sanzioni”, stabilirebbe il documento. Il testo, una raccomandazione della Commissione, suggerirebbe quindi ai Paesi Membri una determinata linea di condotta nell’applicazione del diritto europeo ma non sarebbe giuridicamente vincolante.

UE sempre più dipendente dal GNL USA

Negli anni immediatamente successivi all’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, l’UE è diventata sempre più dipendente dal GNL, in particolare da quello in arrivo dagli Stati Uniti. Nel 2025, l’UE ha importato quasi 106 milioni di tonnellate metriche di GNL (146,2 miliardi di metri cubi), la prima volta nella storia in cui le importazioni hanno superato i 100 milioni di tonnellate, secondo i dati di S&P Global Energy CERA. Gli Stati Uniti sono stati il principale partner commerciale di GNL dell’UE durante l’anno considerato, fornendo 60 milioni di tonnellate. Il 2025 è stato anche il primo anno in cui oltre il 50% delle importazioni europee è arrivato da un unico Paese.

La mitigazione del metano è già di per sé una misura di efficienza energetica

Dietro l’esigenza di una maggiore semplificazione, l’UE, spinta dagli interessi delle aziende degli idrocarburi, sta smantellando anni di progressi in materia di politiche climatiche, un passo alla volta ma senza sosta. L’ONG Clean Air Task Force si è unita ad altre 26 ONG europee per esortare i leader dell’UE a non cambiare rotta sul Regolamento europeo per il metano.

In una lettera congiunta indirizzata alla Commissione UE le ONG hanno sottolineato che l’insicurezza energetica dell’Europa non è stata causata dalla legislazione climatica ma deriva invece da decenni di dipendenza dai combustibili fossili importati. Indebolire il Regolamento non risolverebbe questo problema, invierebbe invece al mercato il messaggio sbagliato che è possibile piegare gli impegni climatici europei agli interessi privati.

Il metano è oltre 80 volte più potente della CO2 su un orizzonte di 20 anni. Ridurne le emissioni è uno degli interventi climatici più rapidi ed economici che si possano attuare.

In tutta Europa, grandi volumi di gas continuano a essere persi a monte attraverso ventilazione, flaring e perdite evitabili. Le emissioni di metano sono gas sprecato. Ridurre queste perdite è uno dei modi più rapidi ed economicamente efficienti per migliorare l’efficienza e rafforzare la sicurezza energetica senza aumentare le importazioni o gravare sui consumatori.

Clean Air Task Force ha spiegato che ogni perdita di metano riparata significa più energia ottenuta dalla stessa estrazione. La mitigazione del metano è già di per sé una misura di efficienza energetica. Ecco perché la Commissione e gli Stati membri non dovrebbero ritardarla.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.