Dal 26 novembre 2026 sarà operativa il nuovo standard Euro 7 che introduce nuove soglie di emissioni, estendendole anche anche alle auto elettriche, a gomme e freni

Cosa cambia con l’Euro 7?
Dopo il rinvio allo stop al 2035 delle auto a motore termico, con la riduzione delle emissioni al 90% e non più totale, comunque non si ferma la strada verso la transizione ecologica. E già dal 2026 saranno introdotte una serie di paletti più stringenti sulle emissioni con l’introduzione dello standard Euro 7, che arriverà alla fine di novembre 2026. E che cambia il paradigma: si applicherà a tutti i veicoli nuovi, anche alle auto ibride ed elettriche, oltre a furgoni, autocarri e autobus.
La normativa, infatti, non guarderà solo a ciò che esce dal tubo di scappamento, ma prenderà in esame l’impatto ambientale complessivo del veicolo. Includendo anche i parametri legati all’usura dei componenti e all’efficienza delle auto elettriche. L’obiettivo è abbattere l’inquinamento da ossidi di azoto (NOx) e particolato, responsabili di gravi patologie respiratorie.
Il calendario della transizione: le date chiave
Dopo un lungo iter legislativo e il posticipo delle scadenze iniziali, la tabella di marcia è ora definita dall’EU Regulation 2024/1257. Il debutto ufficiale è fissato per il 29 novembre 2026: da questa data, nessun nuovo modello di auto o furgone potrà ottenere l’omologazione senza rispettare i requisiti Euro 7.
Il secondo step, ancora più incisivo per il mercato, scatterà il 29 novembre 2027. In questa fase, l’obbligo di conformità si estenderà a tutti i veicoli nuovi in vendita, compresi i modelli già a listino prima dell’entrata in vigore della norma. Per i mezzi pesanti, come autobus e autocarri, seguirà un calendario dedicato con scadenze differenziate.
Non solo motori: freni e pneumatici sotto la lente
La vera novità dell’Euro 7. Anche se un’auto non emette fumi, contribuisce comunque all’inquinamento atmosferico attraverso l’attrito. Per la prima volta al mondo, vengono introdotti limiti per il particolato proveniente da freni e pneumatici, una fonte primaria di microplastiche e polveri sottili (PM10 e PM2.5) altamente inalabili.
Questa misura coinvolge direttamente anche i veicoli elettrici. Sebbene questi ultimi beneficino della frenata rigenerativa (che riduce l’uso dei freni meccanici), il loro peso maggiore dovuto alle batterie può incrementare l’usura degli pneumatici. L’Euro 7 impone dunque uno standard che costringerà i produttori di componenti a innovare materiali e tecnologie.
Durata e affidabilità: raddoppio dei requisiti
Un’altra colonna portante della riforma è l’estensione della “vita utile” dei sistemi anti-inquinamento. Con l’Euro 7, la conformità agli standard non dovrà essere garantita solo al momento dell’acquisto, ma per un periodo di 10 anni o 200.000 chilometri, raddoppiando di fatto i requisiti dell’attuale Euro 6. Per i veicoli pesanti, la soglia di resistenza arriva fino a 875.000 km, promuovendo una mobilità più durevole e meno soggetta all’obsolescenza.
Norme sulle batterie delle auto elettriche
Sul fronte delle auto elettriche, l’Europa introduce garanzie sulla longevità delle batterie che saranno sottoposte a test per valutarne la degradazione nel tempo. Per questo saranno stabiliti requisiti minimi di longevità per proteggere i consumatori e favorire il mercato dell’usato:
- 80% dopo 5 anni o 60.000 miglia.
- 72% dopo 8 anni o 100.000 miglia.
Arriva il “vigile elettronico”: che cos’è?
Per garantire che nessun veicolo superi i limiti durante la sua vita operativa, debutta l’On-Board Monitoring (OBM). Si tratta di un sistema evoluto di sensori che registra in tempo reale i livelli di NOx e particolato. L’OBM è in grado di inviare dati via etere e di attivare una spia di avviso per il conducente in caso di superamenti significativi. Questa tecnologia anti-manomissione permetterà alle autorità di monitorare lo stato di salute del parco circolante, incentivando riparazioni tempestive e prevenendo modifiche illegali ai sistemi di post-trattamento dei gas di scarico.












