Rassegna e analisi degli ultimi provvedimenti in materia di energie rinnovabili

Extraprofitti FER: dopo la Corte di Giustizia UE, la decisione passa ai giudici nazionali
Con la sentenza del 22 gennaio 2026 (causa C-423/23, Secab), la Corte di Giustizia dell’Unione europea è intervenuta sulla disciplina italiana degli extraprofitti nel settore dell’energia, chiarendo il rapporto tra il tetto ai ricavi previsto dall’art. 15-bis del D.L. 4/2022 e il diritto dell’Unione. La decisione non chiude definitivamente il contenzioso, ma riafferma il ruolo centrale dei giudici nazionali nella valutazione dei singoli casi concreti.
Il rinvio pregiudiziale era stato sollevato dal TAR Milano, che nel 2023 aveva individuato un ricorso “pilota” per verificare la compatibilità della normativa italiana – applicabile al periodo 1° febbraio 2022 – 30 giugno 2023 – con le direttive e i regolamenti europei in materia di mercato dell’energia e fonti rinnovabili. Le censure riguardavano, in particolare, la fissazione di un tetto ai ricavi di mercato per alcuni produttori da fonti rinnovabili, anteriormente all’adozione del regolamento UE 2022/1854.
La Corte ha respinto la prima e la terza questione sollevate dal giudice italiano. Da un lato, ha escluso che il diritto UE imponga di garantire ai produttori la conservazione di una quota minima (pari al 10%) dei ricavi eccedenti il tetto fissato. Dall’altro, ha ritenuto non discriminatorio il diverso trattamento tra fonti rinnovabili e fonti fossili, né l’assenza di tetti differenziati per specifiche tecnologie rinnovabili.
Più complessa è invece la risposta alla seconda questione. La Corte ha affermato che il diritto dell’Unione non osta, in linea di principio, a una normativa nazionale che determini il tetto ai ricavi sulla base della media dei prezzi storici di mercato (2010-2020), rivalutati per inflazione, anche per gli impianti idroelettrici ad acqua fluente. Tuttavia, tale compatibilità è subordinata a una condizione essenziale: la misura non deve compromettere gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili.
Spetta quindi al giudice nazionale verificare, caso per caso, se il meccanismo adottato tenga conto di elementi quali il metodo di calcolo del tetto, la natura eccezionale e temporanea dell’intervento, la struttura dei costi delle diverse tecnologie, il meccanismo a due vie e il corretto bilanciamento tra interessi dei produttori e dei consumatori.
In conclusione, la sentenza non esaurisce il contenzioso sugli extraprofitti. Anzi, riporta il confronto davanti ai giudici italiani, lasciando ai produttori che hanno impugnato la disciplina la possibilità di dimostrare, con adeguato supporto tecnico, che il prelievo abbia inciso negativamente sulla fiducia e sulla sostenibilità degli investimenti nel settore delle rinnovabili.
Fotovoltaico e Primo Conto Energia: la Corte dei Conti esclude il danno erariale per il frazionamento degli impianti
Con le sentenze n. 9/2026 e n. 10/2026, depositate il 13 gennaio 2026, la Sezione Prima Giurisdizionale Centrale d’Appello della Corte dei Conti ha definitivamente escluso la responsabilità per danno erariale connessa alla presunta indebita percezione delle tariffe incentivanti del primo Conto Energia da parte di quaranta società veicolo operanti nel settore fotovoltaico. Le decisioni segnano un punto fermo nel contenzioso, fondando l’esito assolutorio sulla maturata prescrizione dell’azione risarcitoria e sull’interruzione del nesso causale.
I procedimenti erano stati avviati nel 2019 dalle Procure regionali della Corte dei Conti di Bolzano e Venezia, che avevano contestato agli amministratori delle società un artificioso frazionamento di un unico impianto fotovoltaico in più installazioni da 1 MW, allo scopo di aggirare i limiti dimensionali richiesti per accedere agli incentivi pubblici. In primo grado, le decisioni erano state divergenti: la Corte dei Conti di Bolzano aveva respinto le domande risarcitorie, mentre la Corte dei Conti di Venezia aveva accolto le richieste della Procura, condannando amministratori e società al risarcimento di circa 40 milioni di euro in favore del GSE.
La Corte dei Conti in appello ha ricomposto il contrasto giurisprudenziale. Da un lato, ha respinto l’appello della Procura di Bolzano, confermando l’assenza di responsabilità per interruzione del nesso causale; dall’altro, ha accolto gli appelli degli amministratori avverso la sentenza veneziana, riformando integralmente la condanna e dichiarando la prescrizione dell’azione.
Secondo la magistratura, pur in presenza di una condotta oggettivamente illecita, il Gestore dei Servizi Energetici era già pienamente consapevole della reale configurazione degli impianti sin dall’ispezione effettuata nel febbraio 2010. Tale conoscenza rendeva il danno “oggettivamente conoscibile” e faceva decorrere il termine quinquennale di prescrizione. L’inerzia del GSE, che ha revocato gli incentivi solo nel 2017, nonostante la possibilità di intervenire tempestivamente, ha inciso in modo decisivo sia sulla prescrizione dell’azione sia sulla ricostruzione del nesso causale.
Le pronunce hanno comportato l’inefficacia dei sequestri conservativi già disposti e l’esonero delle società e dei loro amministratori dal pagamento di oltre 38 milioni di euro. Le sentenze consolidano due principi centrali: l’obbligo per l’ente erogatore di attivarsi tempestivamente una volta acquisita conoscenza del danno e la netta distinzione tra illegittimità amministrativa e responsabilità contabile, che non può dirsi automatica in presenza di una colpevole inerzia della pubblica amministrazione.
Aree idonee: la Regione Sardegna considera l’impugnazione del dl 175
Il decreto 175, entrato in vigore il 20 gennaio, definisce i criteri per l’individuazione delle aree in cui gli impianti a fonti rinnovabili possono beneficiare di procedure autorizzative semplificate. Tuttavia, secondo la Regione Sardegna, il provvedimento statale avrebbe ecceduto le proprie competenze, in particolare con riferimento all’inclusione tra le aree idonee dei beni del demanio militare o comunque nella disponibilità del Ministero della Difesa, ambito che, secondo la posizione regionale, rientrerebbe nella sfera di attribuzione.
Sul piano regionale, la Giunta sarda ha ribadito la legittimità della legge n. 20/2024, adottata in attuazione della direttiva RED II, pur riconoscendo la necessità di modificarla sulla base dei rilievi formulati dalla Corte costituzionale, che ha evidenziato criticità, tra l’altro, in materia di offshore e titoli autorizzativi già rilasciati.
Quanto all’eolico offshore, la Regione ha confermato un approccio prudente, riservandosi di valutare attentamente l’impatto dei progetti e di tutelare le proprie prerogative istituzionali. Infine, la Giunta ha rafforzato l’integrazione tra Valutazione di impatto ambientale e autorizzazione unica, definendo procedure e tempistiche più chiare e avviando un percorso regolatorio specifico sul cumulo degli impianti.
Milleproroghe verso il traguardo: energia e rinnovabili al centro delle modifiche finali
Il decreto Milleproroghe, operativo dalla fine di dicembre, è entrato nella fase conclusiva del suo iter. Dopo l’esame nelle commissioni competenti della Camera dei Deputati, il provvedimento è atteso in Aula a metà febbraio, con una prima approvazione prevista entro pochi giorni, probabilmente accompagnata da un voto di fiducia. Subito dopo dovrebbe passare al Senato della Repubblica, con l’obiettivo di arrivare alla conversione definitiva entro l’inizio di marzo 2026.
Il perimetro degli emendamenti prioritari delinea già l’impianto finale della norma, che dedica ampio spazio ai temi energetici. Tra le misure più rilevanti figura la proroga al 31 dicembre 2029 della tariffa incentivante per l’energia condivisa nelle configurazioni di autoconsumo, mantenendo il limite massimo di 5 GW di potenza agevolata e prevedendo l’adeguamento dei decreti attuativi.
Sul fronte agricolo, viene introdotta un’esenzione dal reddito d’impresa ordinario per piccoli impianti fotovoltaici a terra (sotto 1 MW) installati su terreni agricoli e inseriti nelle comunità energetiche rinnovabili, con l’intento di sostenere modelli locali di produzione e consumo.
Sono previsti anche interventi sui bioliquidi, con un’estensione temporanea dei prezzi minimi garantiti nella prima parte del 2026, riservando priorità agli impianti direttamente asserviti. In ambito idroelettrico, le Regioni potranno procedere alla riassegnazione delle concessioni, anche attraverso società a capitale misto pubblico-privato.
Non mancano le misure infrastrutturali: viene proposta la proroga al 2038 della dismissione delle centrali a carbone, mentre per i rigassificatori si introduce una continuità operativa provvisoria in caso di richiesta di rinnovo delle autorizzazioni. È inoltre esteso il meccanismo dell’interconnector virtuale per le imprese energivore.
Completano il pacchetto le deroghe sull’impiego di combustibili solidi secondari nei cementifici e gli aggiustamenti al credito d’imposta per le aziende ad alto consumo energetico, in un equilibrio tra sicurezza degli approvvigionamenti, competitività industriale e accelerazione delle fonti rinnovabili.
Aree idonee e agrivoltaico: la Regione Emilia-Romagna su una nuova legge
È in corso un lavoro di riscrittura normativa in Emilia-Romagna per definire le regole sulle aree idonee agli impianti rinnovabili. L’obiettivo è chiudere entro marzo un nuovo disegno di legge regionale, aggiornando il testo approvato nel 2025 ma rimasto sospeso dopo una pronuncia del TAR Lazio sul decreto nazionale di riferimento.
La spinta nasce dalla valutazione che l’attuale quadro statale non offra garanzie sufficienti contro l’uso improprio del suolo agricolo e contro progetti di agrivoltaico considerati solo formali. Per questo la Regione punta a colmare le lacune con una disciplina locale più stringente, pur dovendo rispettare i limiti fissati dal decreto nazionale, che vieta divieti generalizzati e impone di individuare ulteriori aree idonee entro parametri precisi.
Tra i punti più contestati della normativa statale figurano l’apertura al fotovoltaico lungo le autostrade e nelle fasce limitrofe alle aree industriali, superfici che localmente potrebbero tradursi in centinaia di ettari coinvolti, oltre all’assenza di una definizione puntuale di agrivoltaico. Da qui l’intenzione di tutelare in modo esplicito le produzioni agricole di qualità e le zone di particolare pregio ambientale.
Sull’agrivoltaico cambiano i parametri: prima si chiedeva di salvaguardare almeno il 90% della produzione agricola, oggi la soglia è all’80%. Per l’eolico, le distanze di rispetto dai beni paesaggistici si riducono sensibilmente.
Resta infine aperta l’ipotesi che alcune Regioni possano ricorrere alla Corte Costituzionale, scenario che potrebbe aggiungere nuovi sviluppi al percorso legislativo.
Energia e transizione verde: le nuove proposte al Ddl Valorizzazione
Sono 254 gli emendamenti depositati in Commissione Ambiente del Senato al Ddl Valorizzazione della risorsa mare, con numerose misure dedicate a energia e decarbonizzazione del comparto marittimo. Tra le proposte di Fratelli d’Italia emerge il rafforzamento del cold ironing e la nascita delle Comunità energetiche rinnovabili portuali (Cerp), che potranno essere promosse non solo dalle Autorità di sistema portuale ma anche da concessionari di aree e banchine e da operatori in grado di produrre o gestire energia rinnovabile. I ricavi dell’energia condivisa e non autoconsumata dovranno contribuire ad abbattere i costi del servizio elettrico in banchina.
Prevista anche una riduzione dei tempi autorizzativi per diversi procedimenti ambientali e paesaggistici, oltre alla possibilità per Mit, Mase ed enti territoriali di attivare finanziamenti dedicati, pur escludendo gli incentivi del D.lgs 199/2021. Un ulteriore emendamento vincola gli investimenti finanziati con i proventi delle aste CO2 alla realizzazione in cantieri navali dell’Unione europea.
DL Energia in arrivo: incentivi volontari e misure su gas e Ppa
Il DL Energia dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri la prossima settimana. Il testo, in fase di chiusura e al vaglio della Ragioneria, esclude la cartolarizzazione degli oneri per problemi legati all’impatto sul bilancio statale e prevede uno “spalma-incentivi” solo su base volontaria. Tra le misure principali figurano una garanzia pubblica per favorire i contratti Ppa e un intervento sul disaccoppiamento tra prezzo del gas e rinnovabili. Restano sul tavolo due azioni sul gas: la sterilizzazione dello spread Psv-Ttf e la gas release.
Il decreto, dal valore stimato tra 2,5 e 3 miliardi, sarà finanziato anche tramite la vendita di circa 2 miliardi di metri cubi di gas disponibili presso Snam e Gse e con proventi delle quote CO2. Previsti inoltre il rafforzamento del bonus sociale per le famiglie vulnerabili e misure contro la saturazione virtuale della rete elettrica. Confermato l’obiettivo del 90% per gli stoccaggi gas, in un mercato definito ancora instabile.












