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Commissione UE: le tasse ambientali possono generare +62 mld

Uno studio UE misura il potenziale fiscale di inquinamento e risorse. L’Italia punta invece sulla riforma dei sussidi dannosi.

Tasse ambientali, UE: Italia tra i Paesi con più margini
Tasse ambientali, UE: Italia tra i Paesi con più margini – Immagine realizzata con IA

Si torna a parlare di una tassazione sull’inquinamento in UE

Le tasse ambientali tornano nel dibattito europeo. La Commissione UE, attraverso uno studio della DG Environment, analizza il ruolo delle imposte su inquinamento e uso delle risorse naturali nel quadro del Semestre Europeo. L’analisi individua margini significativi di rafforzamento nei singoli Stati membri, pur non proponendo direttamente nuove tasse europee né aliquote armonizzate.

Oggi, in UE, le imposte su inquinamento e risorse valgono 11,1 miliardi e 2,3 miliardi di euro rispettivamente, pari al 3,4% e allo 0,8% delle entrate ambientali totali. L’Italia è tra i Paesi con ampio potenziale di crescita.

Quanto valgono oggi le tasse ambientali in Europa?

Nel 2023 le tasse su inquinamento hanno generato 11,1 miliardi di euro e quelle sull’uso delle risorse 2,3 miliardi, per un totale di circa 13,4 miliardi. Si tratta di una quota ridotta rispetto all’intero gettito ambientale. Le prime rappresentano il 3,4%, le seconde lo 0,8% delle entrate ambientali complessive.

La Commissione evidenzia che il peso di queste imposte resta marginale rispetto a energia e trasporti. Tuttavia, secondo le simulazioni dello Scenario A, l’introduzione di aliquote benchmark nei Paesi membri potrebbe generare 62 miliardi di euro aggiuntivi entro il 2030, quasi cinque volte il livello attuale. Le imposte su inquinamento e risorse arriverebbero così a pesare per circa il 20% delle entrate ambientali.

Come funzionano Scenario A e Scenario B nello studio della Commissione

Lo studio utilizza due scenari per stimare il potenziale delle tasse ambientali.

Scenario A (“high benchmark”): è l’ipotesi più ambiziosa. Ogni Stato membro si allinea al livello di tassazione più elevato già applicato in Europa per una determinata voce (estrazione mineraria, NOx, scarichi idrici), estendendo la base imponibile e riducendo le esenzioni. L’effetto stimato è un aumento consistente del gettito e una riduzione significativa delle pressioni ambientali.

Scenario B (“low benchmark”): è l’ipotesi prudenziale. Gli Stati si allineano a un livello medio o intermedio già esistente nell’UE, con minore estensione della base imponibile. L’aumento di entrate e gli effetti ambientali risultano più contenuti.

La Commissione usa entrambi gli scenari per mostrare un intervallo di possibilità, lasciando agli Stati la scelta del livello di ambizione.

Cosa indicano le simulazioni sulle tasse ambientali per l’Italia

Per l’Italia le simulazioni mostrano effetti rilevanti. Nel caso di una tassazione sui minerali estratti, lo Scenario A ipotizza una riduzione dell’estrazione del 20% e un aumento di entrate pari a 267 milioni di euro nel 2030 e 237 milioni nel 2035, con un incremento del 160% rispetto ai livelli attuali.

Sul fronte delle imposte sulle emissioni inquinanti (NOx, SO₂), l’applicazione delle aliquote benchmark potrebbe generare oltre 215 milioni di euro in più per alcune categorie e circa 54 milioni per altre.

Ancora più significativa la simulazione sulle acque reflue: una riduzione degli scarichi del 9% e un aumento di gettito superiore ai 5,5 miliardi di euro, con una crescita percentuale molto elevata rispetto ai livelli 2023.

Lo studio sottolinea che si tratta di esercizi modellistici, utili per misurare il potenziale, non di raccomandazioni vincolanti.

Quali misure propone la Commissione per l’Italia?

Lo studio della DG Environment dedica una sezione specifica all’Italia, individuando una serie di tasse ambientali con diverso orizzonte di attuazione. Le misure non sono raccomandazioni vincolanti, ma indicano aree di potenziale rafforzamento fiscale.

1.Tasse con potenziale a breve termine

Tassa sulle discariche (rifiuti non pericolosi)
Lo studio suggerisce un aumento dell’attuale ecotassa regionale. I livelli italiani non sono stati aggiornati da oltre 25 anni e risultano tra i più bassi in Europa. Un incremento potrebbe rafforzare l’incentivo al riciclo.

Tassa sull’incenerimento e trattamento meccanico-biologico (TMB)
Proposta per riequilibrare il sistema di gestione dei rifiuti, creando segnali di prezzo più favorevoli al recupero di materia rispetto allo smaltimento.

Tassa sui veicoli
Revisione delle imposte di immatricolazione e di possesso per riflettere in modo più coerente le emissioni di CO₂, oggi non adeguatamente integrate nella struttura fiscale.

2.Tasse con potenziale a medio termine

Plastic Tax (rinviata)
L’imposta sui prodotti in plastica monouso, pari a 0,45 €/kg, è stata ulteriormente posticipata al gennaio 2027. Lo studio la indica come strumento coerente con gli obiettivi di riduzione dei rifiuti.

Water abstraction tax (tassa sull’estrazione dell’acqua)
Proposta per incentivare un uso più efficiente delle risorse idriche, soprattutto nei settori ad alta intensità.

Tassa sui pesticidi
Finalizzata a ridurre l’impatto chimico in agricoltura e a favorire pratiche meno intensive.

Packaging tax (tassa sugli imballaggi)
Mirata a ridurre la produzione di rifiuti alla fonte, integrando le politiche sull’economia circolare.

Wastewater tax (BOD)
Tassa sugli scarichi idrici basata sulla domanda biochimica di ossigeno, quindi sul carico effettivo di inquinanti.

Tassa sull’aviazione
Indicata come possibile misura strutturale nel settore trasporti, con finalità ambientali.

3.Tasse con potenziale a lungo termine

Tassa sui fertilizzanti
Ipotesi di imposta pari a 0,25 €/kg di azoto, con obiettivo di ridurre l’eccesso di nutrienti e l’inquinamento diffuso.

Armonizzazione delle accise sui carburanti
Eliminazione progressiva del trattamento fiscale di favore del diesel rispetto alla benzina. In parte, questo processo è già avviato in Italia con la revisione quinquennale delle accise.

Lo studio evidenzia che molte di queste misure sono già presenti in forma parziale o oggetto di discussione nel dibattito nazionale. In alcuni casi – come l’armonizzazione delle accise o la Plastic Tax – esistono già interventi normativi avviati o rinviati. Il nodo resta la coerenza tra politiche fiscali, obiettivi climatici ed economia circolare.

La posizione italiana sulle tasse ambientali e la riforma dei sussidi

L’Italia affronta la questione principalmente attraverso la riforma dei sussidi ambientalmente dannosi. Dal 2015 il MASE pubblica il Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e favorevoli, che attualmente è aggiornato nel 2025 con dati 2023-2024.

Negli ultimi interventi normativi sono stati riformati tre sussidi:

  • agevolazioni sui fringe benefit auto aziendali;
  • IVA agevolata per alcune attività di gestione rifiuti;
  • differente trattamento fiscale tra benzina e gasolio, con l’avvicinamento delle accise in cinque anni a partire dal 2025.

Il MASE collega queste misure al PNRR (Missione 7 Riforma 2), al PNIEC e alla Strategia nazionale per la biodiversità 2030.

La logica italiana è graduale. Si interviene prima sui sussidi esistenti, riducendo distorsioni fiscali e favorendo coerenza con la transizione ecologica.

Eliminare sussidi o introdurre nuove tasse?

La Commissione chiarisce che lo studio non introduce nuove imposte a livello UE. L’obiettivo è migliorare la conoscenza delle tasse ambientali e favorire analisi nei singoli Stati membri.

Il confronto tra Esecutivo europeo e Italia evidenzia una distinzione chiave. Da un lato, Bruxelles analizza il potenziale di nuove o rafforzate tasse ambientali su inquinamento e risorse. Dall’altro, Roma concentra l’azione sulla riforma dei sussidi dannosi.

Secondo lo studio comunitario, l’aumento delle imposte su inquinamento e risorse può generare benefici ambientali misurabili. Riduzioni a doppia cifra sono stimate in alcuni casi per emissioni e uso delle risorse nello Scenario A.

Sul piano fiscale, l’incremento potenziale di gettito può contribuire alla stabilità delle finanze pubbliche. Tuttavia, il bilanciamento tra ambizione ambientale, stabilità fiscale e accessibilità economica è centrale.

Per l’Italia, il tema si intreccia con il consolidamento dei conti pubblici e con la competitività industriale. L’eventuale rafforzamento delle tasse ambientali richiederebbe una valutazione attenta degli impatti settoriali e sociali.

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About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.