L’annuncio del memorandum d’intesa tra Washington e Teheran ha avuto da subito effetti sui mercati energetici. Il prezzo del gas europeo è sceso sotto i 44 euro per MWh, mentre il Brent ma rimangono incognite a breve e medio termine

Cosa comporterebbe l’accordo di pace tra USA e Iran nell’energia
“Let the oil flow!”. “Che il petrolio scorra”. Con queste parole il 14 giugno il presidente USA, Donald Trump, ha annunciato sui social il quadro dell’accordo di pace preliminare con l’Iran. Accordo confermato dai funzionari iraniani e che dovrebbe essere siglato venerdì 19 giugno in Svizzera, portando alla fine del conflitto dopo oltre 100 giorni di guerra.
“Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano”, ha affermato stamane il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif su X.
Riapertura dello stretto di Hormuz
Nell’intesa è stato inserito anche la ripresa del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz e la risposta dei mercati energetici, come era prevedibile, è stata immediata. In Europa il prezzo del gas è in progressivo calo fin dalle prime avvisaglie di intesa e oggi – 15 giugno 2026 – si attesta sotto i 43 € al MWh, il livello più basso delle ultime 5 settimane (seppure ancora ben sopra alla media pre-conflitto).
Anche il Brent è sceso raggiungendo gli 83 dollari al barile, il valore più basso raggiunto da due mesi a questa parte. Un trend simile si è avuto con i prezzi del petrolio West Texas Intermediate che ha toccato gli 80 dollari il barile, mentre i titoli petroliferi e del gas hanno registrato un crollo dopo i massimi storici degli ultimi mesi.
Tuttavia è necessario frenare da subito qualsiasi aspettativa. Al netto del fatto che l’accordo di pace non è ancora stato firmato e che per ora il memorandum non sembra risolvere questioni centrali come il funzionamento dello Stretto di Hormuz, le attuali incognite superano ancora le certezze.
Lo sa bene anche l’Unione europea che da un lato plaude la “buona notizia” e dall’altro invita gli Stati membri a diversificare il più possibile.
“Ancora una volta, la dipendenza energetica è stata trasformata in un’arma”, ha affermato la presidente Ursula von der Leyen. “Dobbiamo diversificare le nostre rotte di approvvigionamento e sviluppare corridoi di esportazione alternativi per non dipendere più dal collo di bottiglia di Hormuz”.
Le previsioni sul petrolio
Per gli analisti di settore ci vorrà tempo prima che il petrolio torni ai livelli pre-crisi di 20 milioni di barili al giorno. Il principale collo di bottiglia sarà la logistica per la ripresa dei flussi di esportazione e la gestione in sicurezza dell’avvio dei giacimenti. Anche con la pace “siglata” è probabile che le tensioni regionali persistano e che gli operatori di muoversi con cautela. L’ipotesi più probabile è una ripresa graduale e controllata delle attività.
“In questo caso, – ha scritto Wood Mackenzie – i giacimenti interessati dalla chiusura dello Stretto potrebbero tornare al 70% della produzione precedente entro tre mesi e al 90% entro sei mesi. Per raggiungere l’ultimo milione di barili al giorno circa ci vorrà molto più tempo”.
Le previsioni sul gas
Anche per il gas naturale liquefatto l’accordo di pace non porterà ad una ripresa immediata dei flussi. Nella migliore delle ipotesi gli impianti LNG non danneggiati potrebbero riprendere l’attività a luglio 2026, raggiungendo la piena capacità entro il 2027. “L’eccesso di offerta previsto, sebbene posticipato al 2028, rimane comunque inevitabile una volta che lo Stretto riaprirà a partire da giugno”, scrivono gli analisti Massimo Di Odoardo, Alan Gelder, Gavin Thompson e Pietro Martino di WoodMac.
“Con l’importante espansione della capacità globale di GNL in costruzione, l’offerta è destinata ad aumentare di circa il 50% rispetto ai livelli attuali, ripristinando la fiducia nel GNL e innescando una nuova fase di crescita della domanda nei mercati emergenti asiatici. Tuttavia, l’impatto combinato della contrazione della domanda a breve termine e dei nuovi livelli di offerta si traduce in uno squilibrio di mercato. È probabile che si rendano necessarie cancellazioni di carichi di GNL dagli Stati Uniti per riequilibrare il mercato, con un conseguente dimezzamento dei prezzi europei entro il 2031. I prezzi si riprenderanno poi leggermente tra il 2030 e il 2035”.











