Intervista a Monica Bruzzone, ricercatrice dell’Università di Genova, nell’ambito dello Spoke 1 dell’ecosistema RAISE

Le città intelligenti prendono forma quando la tecnologia entra nei processi decisionali e aiuta a leggere la complessità del territorio. Non basta raccogliere dati: serve interpretarli, metterli in relazione e trasformarli per supportare scelte concrete. All’interno dello Spoke 1 dell’ecosistema RAISE, l’Università di Genova lavora proprio in questa direzione e ha sviluppato SEAGUL – Socio Economic Aware Governance (For) Urban Landscape, una geodashboard digitale pensata per supportare policy maker e tecnici impegnati nella costruzione di città più inclusive, sostenibili e consapevoli.
A raccontarne lo sviluppo è Monica Bruzzone, ricercatrice dell’Università di Genova, che nel progetto porta un punto di vista fortemente multidisciplinare.
«Io sono entrata in RAISE come assegnista di ricerca», racconta. «Ma il lavoro del nostro gruppo parte da prima, con la partecipazione della professoressa Paola Dameri (UniGe) alla costruzione dell’ecosistema. Fin da subito era chiaro che il ruolo dell’università sarebbe stato centrale: mettere insieme competenze diverse e orientarle verso strumenti realmente utili per il territorio».
SEAGUL nasce da questa impostazione. Non come semplice contenitore di dati, ma come una piattaforma capace di collegare informazioni territoriali, servizi urbani e bisogni delle persone per restituire una visione integrata della città. L’obiettivo è rendere i dati leggibili, localizzarli rispetto ai quartieri della città e così trasformarli in uno strumento concreto per chi deve prendere decisioni.
«Non volevamo costruire una banca dati analitica», precisa Bruzzone. «L’idea è stata fin dall’inizio creare uno strumento operativo, qualcosa che potesse entrare nei processi quotidiani della pubblica amministrazione, ma orientato alle politiche di medio lungo termine, che hanno un impatto concreto sulla qualità della vita delle persone e delle comunità».
«Nel corso degli anni recenti, sono state sviluppate numerose dashboard urbane, che si concentrano su dati molto analitici e specifici; le più diffuse sono relative al traffico o all’inquinamento» interviene la prof.ssa Dameri. «SEAGUL però si distingue dalle dashboard esistenti per la sua multidimensionalità e per avere un orizzonte temporale pluriennale, che consente di operare scelte strutturali che avranno impatto sulla città e sulla comunità per lungo tempo. Assumere le decisioni corrette è fondamentale, anche per utilizzare in modo efficiente ed efficace il denaro pubblico».
Il cuore del progetto è una dashboard pensata per le pubbliche amministrazioni, sia per il personale tecnico che per i decisori politici. Uno spazio digitale in cui dati diversi dialogano tra loro e restituiscono una lettura dinamica della città a partire dalla piccola dimensione dei quartieri: distribuzione dei servizi, caratteristiche sociali, mobilità, configurazione urbana.
«La piattaforma permette di vedere la città come un sistema», spiega. «Territorio, servizi e persone non sono elementi separati: si influenzano continuamente. Metterli in relazione aiuta a capire dove intervenire e come farlo».
Per rendere più chiaro il funzionamento, Bruzzone porta un esempio concreto: il lavoro di un assessore ai servizi educativi. «Pensiamo alla pianificazione delle strutture per l’infanzia», dice. «È una decisione complessa per un’amministrazione comunale. Non basta sapere quanti bambini vivono in una zona: bisogna considerare la mobilità, la presenza di servizi, la configurazione urbana, i cambiamenti demografici».
Attraverso SEAGUL, l’assessore può osservare la città da più prospettive contemporaneamente. La dashboard mostra dove si trovano scuole e servizi educativi, come si distribuiscono le famiglie, quali sono i flussi di spostamento quotidiano, che ruolo giocano trasporti e spazi pubblici.
«A quel punto non si tratta più di una decisione basata su impressioni», continua Bruzzone. «Si vedono pattern, si individuano squilibri, si capisce dove la domanda cresce e dove l’offerta resta indietro».
Può emergere, per esempio, che un quartiere registra un aumento delle famiglie con bambini piccoli senza avere servizi adeguati nelle vicinanze. Oppure che le strutture esistenti risultano difficili da raggiungere per via della mobilità o della distribuzione urbana. In altri casi, i dati rivelano situazioni meno evidenti, come una domanda latente che nel tempo rischia di trasformarsi in criticità.
«La piattaforma non decide al posto dell’amministrazione», sottolinea. «Offre gli elementi per orientare le scelte: attivare un nuovo servizio, rafforzarne uno esistente, intervenire sui trasporti, ripensare gli spazi. Aiuta a costruire politiche più coerenti nel tempo e nello spazio».
SEAGUL si presenta come uno strumento in evoluzione, pensato per crescere insieme alla città. La sua efficacia dipende dalla qualità dei dati, dalla manutenzione della piattaforma e dalla formazione di chi la utilizza.
«È una tecnologia viva», osserva Bruzzone. «Serve formazione per leggerla e utilizzarla consapevolmente, serve aggiornamento costante dei dati, serve implementazione continua. Solo così diventa parte del lavoro quotidiano».
Il progetto nasce all’interno della componente UniGe di RAISE, in un contesto multidisciplinare. Economisti, ingegneri informatici, architetti e giuristi collaborano per affrontare la complessità urbana da prospettive diverse.
«Il Dipartimento Di Economia lavora sul framework», spiega. «Il DIBRIS (Department of Informatics, Bioengineering, Robotics and Systems Engineering ) sviluppa la parte più operativa e ingegneristica, il Dipartimento di Architettura e Design lavora sui dati sociali e sulla co-progettazione, mentre la componente giuridica si concentra sull’uso corretto dei dati e sull’allineamento con la normativa».
Accanto all’analisi quantitativa, SEAGUL integra anche una dimensione qualitativa. Living lab e attività di co-progettazione permettono di raccogliere la percezione di end user e cittadini, in ottica di offrire un confronto con i dati oggettivi.
«Ci interessa capire se la realtà restituita dai numeri coincide con quella vissuta dai cittadini», racconta. «Questo confronto può aiutare a leggere meglio il territorio e a evitare interpretazioni parziali».
Tra le prospettive future emerge il lavoro sulla clusterizzazione territoriale attraverso l’intelligenza artificiale.
«Stiamo esplorando la possibilità di individuare similitudini tra quartieri», spiega Bruzzone. «Inserendo molti dati nel sistema, gli algoritmi possono riconoscere pattern simili dal punto di vista sociale, infrastrutturale e dei servizi». L’obiettivo è comprendere se progetti sperimentati in un quartiere possano essere replicati in altri contesti con caratteristiche analoghe.
«Questo aspetto è in una fase ancora sperimentale», precisa. «Ma apre scenari interessanti: capire dove un intervento potrebbe avere impatti positivi ancora prima di avviarlo».
Il framework su cui si basa la piattaforma tiene insieme tre livelli: territorio, servizi e persone.
«Il territorio è la base, la città fisica», dice Bruzzone. «I servizi fanno da collante, e le persone sono il cuore del progetto. Leggere questi tre elementi insieme permette di progettare in modo più consapevole».
Nel percorso dello Spoke 1 di RAISE, SEAGUL rappresenta un esempio concreto di innovazione applicata. La tecnologia non sostituisce il decisore pubblico, ma ne rafforza la capacità di interpretare la realtà e agire con maggiore consapevolezza.
«La piattaforma nasce per affiancare chi prende decisioni», conclude Bruzzone. «Offre una base informativa solida e cresce insieme alla città. Il suo valore sta nella capacità di evolversi, adattarsi e accompagnare le trasformazioni».
In questo dialogo tra ricerca e amministrazione prende forma una nuova idea di innovazione: meno astratta e sempre più radicata nei territori. Le città diventano spazi di sperimentazione continua, in cui dati, intelligenza artificiale e competenze umane collaborano per costruire ambienti più inclusivi e sostenibili.












