Secondo l'analisi di Wood Mackenzie è aumentato il costo dell'alluminio, mentre è diminuito l'export internazionale a causa della guerra in Iran

Alluminio per l’automotive, cosa sta succedendo?
La crisi in Medio Oriente mette a rischio anche l’approvvigionamento di alluminio, indispensabile per la produzione automotive. Le auto moderne sono composte da alluminio per circa il 15% del loro peso ed il metallo è fondamentale per rendere i veicoli più leggeri, ridurre il consumo di carburanti ed energia elettrica. Per dare un’idea, l’alluminio è utilizzato per la produzione di telai, componenti del motore e cerchioni.
Aumenta il costo dell’alluminio
Secondo le ultime proiezioni del quotidiano giapponese Nikkei, le difficoltà industriali correlate alla difficoltà di consegna dell’alluminio è destinata a protrarsi almeno fino al biennio 2027-2028. Il quotidiano sottolinea che l’esplosione del conflitto seguita dall’attacco degli Stati Uniti e Israele all’Iran a fine febbraio, ha fatto schizzare le quotazioni del metallo leggero sul London Metal Exchange (LME) a 3.600 dollari per tonnellata metrica, contro i 3.200 pre-guerra.
Il primo dato, dunque, riguarda il boom dei costi. Il secondo, invece, tocca la carenza del metallo. Gli attacchi diretti alle fonderie negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein hanno intensificato i rischi per l’approvvigionamento di metalli. “Gli attacchi alla fonderia Al Taweelah di EGA e ad Alba ci hanno portato a prevedere un deficit di mercato fino a 3 milioni di tonnellate nel 2026, con una produzione globale in calo del 3% su base annua. Una ripresa che porti a livelli di produzione prossimi alla piena capacità sarà lenta” scrive la ricerca Wood Mackenzie. Nel 2027, la situazione migliore, ma comunque il deficit è considerevole, stimato in 1,8 milioni di tonnellate. Solo nel 2028 si prevede il recupero completo.
Gli analisti di Wood Mackenzie suggeriscono di poter “colmare il divario tra domanda e offerta, con una limitata sostituzione a breve termine nei settori degli imballaggi e dell’automotive, nonché al riciclo. Un maggiore utilizzo di rottami potrebbe alleviare in parte la scarsità di materia prima, ma non mancano le difficoltà“. Evidente che nei prossimi 18 mesi, si crei un notevole deficit nel mercato globale dell’alluminio.
Carenza di alluminio in Europa e Giappone
Il vecchio continente è tra le aree del mondo più vulnerabili, visto che l‘Europa assorbe tra il 20% e il 25% dell’alluminio proveniente da quell’area del mondo. Invece, il Giappone come singolo Paese è tra i più esposti, essendo il principale importatore mondiale di alluminio mediorientale, che soddisfa circa il 30% del fabbisogno totale nazionale. La criticità non è solo quantitativa ma anche qualitativa: le leghe provenienti dalla regione sono fondamentali per componenti specifici, come i cerchi in alluminio, e la loro sostituzione con forniture alternative si sta rivelando estremamente complessa.
Infatti, i segnali di allarme si moltiplicano. Un su tutti, Toyota prevede un impatto di 4 miliardi di euro sull’esercizio fiscale in corso, di cui oltre 2 miliardi attribuiti ai costi sui materiali. Minore l’impatto per un altro car maker giapponese, Mitsubishi (ma proporzionato ai volumi di vendita) che stima un danno di 30 miliardi di yen, metà dei quali derivante dall’aumento dei costi di approvvigionamento. Per Nissan l’impatto è 15 miliardi di yennel primo semestre.
Prospettive e rischi per il mercato
Sebbene gli esperti escludano uno scenario di carenza totale di materia prima, il vero rischio si sposta ora sul consumatore finale. Infatti, se i costi di produzione dovessero tradursi in un aumento dei prezzi dei veicoli, la domanda di mercato, già messa a dura prova, potrebbe subire una significativa contrazione.












