Il 2026 non sarà l’anno della ripresa per l’automotive europeo, ma piuttosto una fase di transizione complessa. Domanda stagnante, pressione competitiva dei costruttori cinesi, costi in aumento e una transizione energetica meno lineare del previsto impongono un ripensamento profondo delle strategie industriali

Auto 2026, il mercato è debole: ecco perché
Come sarà il 2026 per il settore industriale dell’auto? Sembra che per Europa, Stati Uniti e Cina – il 70% delle vendite mondiali – sarà un momento storico stagnante. Rallentamento strutturale, domanda debole, margini ridotti e transizione verso le auto elettriche meno lineare delle previsioni. Questa la previsione dell’anno appena iniziato secondo l‘Industry Credit Outlook 2026: Autos di S&P Global Ratings. Il 2026 dunque, si profila come un anno di assestamento complesso per l’industria automobilistica globale. Cerchiamo di capirne le ragioni.
Europa: mercato fermo e competitività sotto stress
In Europa, il settore automobilistico continua a mostrare segnali di debolezza. Nonostante il miglioramento di alcuni indicatori macroeconomici, come la crescita dei salari reali in alcuni paesi dell’UE, la domanda di auto non ha registrato una ripresa significativa nel 2025 e le prospettive per il 2026 restano poco dinamiche.
Secondo S&P Global, il mercato europeo al di sotto delle performance nel mercato americano e cinese, difficilmente riuscirà a invertire la rotta nel breve periodo. Infatti per quanto riguarda le vendite attese, queste si attestano al massimo tra lo 0 e il 2% annuo, un livello insufficiente a sostenere pienamente capacità produttiva, investimenti industriali e riconversione tecnologica.
Il problema principale resta l’accessibilità economica: prezzi medi delle auto elevati, tassi di interesse ancora alti e una percezione di incertezza economica continuano a frenare le decisioni di acquisto. In questo contesto, la leva dei prezzi diventa sempre meno efficace e i costruttori faticano a trasferire sui consumatori l’aumento dei costi legati a dazi, riorganizzazione delle filiere e investimenti nella transizione energetica.
L’Italia dentro la crisi europea
Sebbene il report non fornisca dati specifici sull’Italia, il quadro europeo delineato da S&P è particolarmente rilevante per il mercato italiano. Il nostro Paese, infatti, rientra tra quelli più esposti ai fattori di debolezza strutturale: redditi medi più bassi rispetto al Nord Europa, forte concentrazione di vendite nei segmenti medio-bassi e alta sensibilità al prezzo finale.
In assenza di una domanda solida e senza incentivi statali, il rischio è che il mercato italiano fatichi ulteriormente ad assorbire veicoli elettrici e ibridi. La transizione rischia così di procedere più lentamente rispetto alle ambizioni Ue.
Auto 2026: avanzata dei costruttori cinesi
Uno degli elementi più critici per il mercato europeo è la crescente penetrazione dei costruttori cinesi. Nel 2025 i marchi cinesi detenevano circa il 7% del mercato europeo, quota destinata a crescere fino a raggiungere la doppia cifra entro il 2026-2028.
Nel breve periodo, questa espansione sarà trainata soprattutto dalle importazioni, mentre la produzione locale procederà più lentamente. Alcuni investimenti sono già in corso – come il nuovo stabilimento BYD in Ungheria e un secondo impianto previsto in Turchia – ma secondo S&P le attività a maggiore valore aggiunto, come ricerca e sviluppo e produzione avanzata, resteranno in larga parte concentrate in Cina.
Per l’industria europea questo significa una pressione crescente sui prezzi e sui margini, in un mercato già debole dal punto di vista della domanda, e una competizione sempre più difficile da sostenere senza una revisione profonda delle strategie industriali.
Europa troppo dipendente dalla Cina
Il report evidenzia come l’Europa sia impegnata in un processo di riduzione della dipendenza dalla Cina per materiali critici e componenti strategici. Tuttavia, questa strategia di “de-risking” comporta costi elevati: duplicazione delle capacità produttive, perdita di economie di scala e aumento dei costi unitari.
S&P Global segnala il rischio di un disallineamento tra obiettivi normativi e fattibilità industriale, con potenziali tensioni sulle catene di fornitura europee e un impatto diretto sulla competitività dei produttori e dei fornitori.
Transizione elettrica, il freno dell’UE
L’Unione europea ha tirato il freno sulla transizione all’elettrico fissato al 2035, lasciando più spazio di manovra ai costruttori di auto, senza vietare la commercializzazione di veicoli con motori endotermici dal 2035. Tuttavia, gli obiettivi intermedi al 2030 restano sostanzialmente invariati, con una riduzione del 55% delle emissioni medie di CO₂ delle flotte.
Questo significa che, nel breve periodo, i costruttori europei sono comunque chiamati ad aumentare la quota di veicoli elettrificati nelle vendite. Secondo le stime, nel 2026 la penetrazione di BEV, PHEV ed EREV in Europa si collocherà tra il 25% e il 30%, un livello discreto, ma ancora lontano dagli obiettivi finali.












