L’osservatorio di Legambiente sulla mobilità, pochi mezzi pubblici e molte auto

L’Osservatorio di Legambiente sulla mobilità in Italia ha fatto una fotografia del Paese. Paese con differenze tra grandi e piccole città e tra frequenza di utilizzo dei mezzi pubblici. L’auto resta la regina. Ma l’associazione fa delle proposte

osservatorio di legambiente

di Andrea Barbieri Carones

(Rinnovabili.it) – Presentati i dati dell’Osservatorio di Legambiente sulla mobilità degli italiani. Un osservatorio, questo, nato con lo scopo di fotografare le abitudini e i mezzi utilizzati ogni giorno. Nei dati ci sono alcune conferme e altre sorprese. Interessante anche il focus sulle grandi città di Milano, Torino, Napoli e Roma.

In sintesi: ci muoviamo molto in auto e poco con il trasposto pubblico locale. E poi: camminiamo abbastanza e vorremmo un’offerta integrata dei servizi di trasporto.

Il sondaggio è promosso da Legambiente con Ipsos nell’ambito di Clean Cities Campaign, una campagna europea sostenuta da un cartello di associazioni dell’Unione. Questa punta al miglioramento radicale della qualità dell’aria attraverso stili di mobilità più sostenibile, alla ridistribuzione dello spazio urbano in favore delle utenze deboli e alla conversione dei trasporti all’elettrico.

L’Osservatorio di Legambiente sugli Stili di Mobilità si propone di monitorare annualmente comportamenti e propensioni della mobilità degli italiani.

I dati emersi dall’Osservatorio di Legambiente

I dati emersi hanno evidenziato che stiamo ricominciando ad uscire e a spostarci. Anche se meno del 2019. È emerso anche che nelle 4 città suddette ancora si lavora di più da casa rispetto al resto d’Italia.

Il paradosso è che è proprio nelle grandi città ci si sposta più frequentemente. Anche 3 o 4 volte al giorno. Continuiamo ad usare spesso l’auto, ma ci muoviamo molto anche a piedi.

L’uso di autobus, tram, metropolitane e treni regionali è sceso al 70-80% rispetto al 2019, penalizzato dalla paura dell’affollamento causa Covid.

Le regole del distanziamento, della metà dei posti in meno, della mascherina e dell’areazione e sanificazione hanno provocato una diffusa paura collettiva. Inoltre, gli studi sui mezzi pubblici non hanno evidenziato nessun aumento statistico di contagio rispetto allo stesso tempo trascorso fuori casa. Più controversi i dati sui viaggi in auto con passeggeri a bordo.

La presenza del Ministro Giovannini alla presentazione è stata l’occasione per il presidente di Legambiente Stefano Ciafani di presentare le proposte dell’associazione sulla prossima legge di bilancio.

“L’accessibilità per tutti ai servizi di mobilità, in sicurezza e senza inquinare, è libertà e fattore di rilancio: chiediamo che accanto ai fondi PNRR il governo investa anche con la nuova legge di bilancio sulla mobilità sostenibile”.

Più treni e autobus elettrici nelle città inquinate, caldeggia l’associazione. Ma anche “più risorse ai Comuni per i Piani Mobilità Sostenibile e gli spostamenti ciclopedonali, più offerte fiscalmente deducibili per i lavoratori e i mobility manager comunali”.

“Le grandi differenze – commenta Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile di Legambiente – sono quelle che aumentano tra le città più grandi e i territori dei centri minori. Se durante le chiusure i pochi spostamenti di quartiere nelle grandi città sono avvenuti soprattutto a piedi o in bici, in Italia abbiamo usato prevalentemente l’auto. Alla riapertura nelle città si compiono più del doppio degli spostamenti quotidiani”.

Si va spesso sia a piedi sia in auto. Ci si muove in ugual misura coi mezzi pubblici e in bicicletta nelle città grandi o piccole. “E in più si usano tutti i differenti mezzi in condivisione dal monopattino all’auto”.

La diffusione di servizi di sharing mobility (20 a Milano, 15 a Roma) è sempre maggiore. In questo settore, la novità sono i monopattini elettrici: nel 2020 l’Osservatorio Sharing Mobility contava 120 servizi di micromobilità anche nelle regioni del sud e nei centri minori. In totale, il 40% degli utilizzi in condivisione ha riguardato i monopattini. 

Il 60% degli intervistati (75% nelle città principali) ritengono rilevante una offerta integrata (MaaS), un abbonamento unico a trasporto pubblico, treno e servizi di sharing mobility, dal monopattino all’auto. Piace molto la “Città dei 15 minutia piedi, con i servizi di prossimità, e piacciono perfino le politiche di limitazione, quasi totale, della circolazione di auto e moto con motori a combustione nei centri abitati.

Le proposte di Legambiente

Gli italiani, però, chiedono investimenti per treni nuovi, metropolitane, tram e autobus elettrici.“Anche in leasing operativo, come si fa in altre città e paesi europei e del mondo” continua Andrea Poggio. “I nostri 50 mila autobus hanno un’età media superiore ai 12 anni. Altre risorse (altri 500 milioni ogni anno) vanno destinate alle città metropolitane e ai raggruppamenti di comuniper l’attuazione dei Piani Urbani Mobilità Sostenibile anche per la ciclo-pedonalità”.

Legambiente sottolinea poi la necessità di estenderele agevolazioni fiscali per aziende e dipendenti pubblici. “Oggi sono applicate per gli abbonamenti al trasporto pubblico ferroviario e locale. Vanno previste pertutte le forme di mobilità sostenibile come la sharing mobility e mezzi elettrici aziendali condivisi”.

L’associazione chiede anche che la sharing mobility sia soggetta alla stessa aliquota Iva del trasporto pubblico (10% e non 22%). Stop invece ai bonus per l’acquisto di qualsiasi veicolo a motore a combustione, per i quali abbiamo speso quasi 2 miliardi dal 2019 per ottenere trascurabili miglioramento ambientali ed economici. “Abbiamo speso pro capite più della Germania (31 euro invece di 27) per avere su strada un sesto delle auto elettriche a batteria (180.000 contro un milione)”.

I mezzi pubblici

Gli italiani ricominciano a uscire e spostarci, dopo l’emergenza Covid. Diventano più selettivi nella scelta dei mezzi per spostarsi: l’auto di proprietà resta la regina degli spostamenti. Secondo: il trasporto pubblico non regge all’impatto e si lamenta l’affollamento e la residua paura di contagio.

In questo caso emergono le differenze in base alla città. A Milano ci si lamenta dei recenti rincari (col biglietto dell’autobus a 2 euro). A Roma e a Napoli si soffre la scarsa copertura territoriale e dell’aleatorietà degli orari. A Torino, la scarsità di passaggi e le insoddisfacenti puntualità non sembrano giustificare il costo del biglietto. 

Lavoro da casa e trasporto multimodale

Durante e dopo l’emergenza Covid, ha preso piede il lavoro da casa. Soprattutto nelle grandi città del nord. Se prima 3 lavoratori su 4 si recavano quasi tutti i giorni sul posto di lavoro, oggi resta a casa il 69% e domani probabilmente il dato crescerà.

Nelle 4 città metropolitane, con più uffici pubblici e grandi imprese, il cambiamento è più evidente: tornerà spesso al lavoro solo la metà dei lavoratori (48% a Milano, il 53% a Torino).

Il trasporto multimodale spacca la penisola in due. Le grandi città sono il luogo naturale della multimodalità, pur con certe differenze.

Si prendono sempre più mezzi o servizi di trasporto anche per compiere lo stesso viaggio. A Milano 2 volte e mezza più che in Italia, a Napoli, Torino e Roma il doppio. Milano guida questa ideale “classifica” staccando nettamente Roma ma anche Torino, mentre Napoli si colloca a metà strada.

La formula quasi unica di combinazione tra più mezzi vede ancora una volta alla ribalta le auto, in combinazione con il trasporto pubblico, soprattutto a Roma. Due ruote – bici o monopattino – e mezzi pubblici è il connubio che convince invece un cittadino su cinque nelle altre tre città.

La sharing mobility e l’elettrico

La sharing mobility non è per tutti, in quanto non ha ancora una capillarità di offerta che possa soddisfare una porzione importante della popolazione. Come detto, ci sono 20 servizi di sharing mobility a Milano e 15 a Roma. 

È vero che veicoli elettrici hanno forte potere di attrazione sui conducenti italiani. Ma le (note) barriere ne frenano l’avanzata. Quali? I costi, la durata della batteria e la velocità di ricarica, per iniziare. Senza contare la poca diffusione dei punti di ricarica.

Per questo Osservatorio di Legambiente sono state intervistate 1300 persone di cui 300 a Milano, Roma, Napoli e Torino. Lo studio è stato fatto fra il 24 settembre e il 4 ottobre.

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