Dalle batterie auto al riciclo delle terre rare

Secondo la ricerca appena pubblicata su ACS Applied Materials & Interfaces, le terre rare presenti nelle acque di scarico industriali potrebbero essere riciclate grazie all’impiego di un efficace nanomateriale

Dalle batterie auto al riciclo delle terre rare(Rinnovabili.it) – Insostituibili in molte apparecchiature, come le batterie auto per esempio, ma disponibili ancora per poco. Quella delle “terre rare” è una questione piuttosto delicata che deve fare i conti, da una parte, con un massiccio impiego nella maggior parte delle tecnologie di oggi, e dall’altra con approvvigionamenti sempre più scarsi, che si stima possano esaurirsi nell’arco di 30 anni. Si tratta di materiali di altissimo valore, utilizzati non solo nelle batterie auto, ma anche nei televisori o nei telefoni cellulari, che però nella maggior parte dei casi finiscono dispersi. La soluzione sembra arrivare da un gruppo di scienziati che sta mettendo a punto un metodo per riuscire a riciclarle dalle acque di scarico.

 

Secondo la ricerca, pubblicata nella rivista scientifica ACS Applied Materials & Interfaces, questi preziosi materiali si troverebbero diluiti nella maggior parte delle acque reflue industriali e da qui potrebbero essere riciclati, attraverso tecniche migliori rispetto a quelle utilizzate fino ad oggi, molto costose e poco efficaci. Sapendo dell’esistenza di un nanomateriale, il nano idrossido di magnesio, impiegato con successo nella rimozione di alcuni metalli e coloranti dalle acque di scarico, il team di scienziati, guidato da Zhang Lin, ha pensato di testarlo per capire se esso avrebbe avuto la stessa efficacia nella rimozione delle terre rare. Dopo aver prodotto particelle di nano idrossido di magnesio low cost, e peraltro dalla forma molto simile a quella di un fiore, gli scienziati sono riusciti a dimostrare che esse sono in grado di catturare l’85% delle terre rare presenti nelle acque di scarico industriali. Un “fiore”, dunque molto prezioso e dall’alto potenziale sia in termini ambientali che economici. Calcolando l’ormai imminente scarsità negli approvvigionamenti e una crescita nella domanda globale di terre rare stimata intorno alle 185.000 tonnellate entro il 2015, è facile intuire i risvolti che la ricerca potrebbe offrire.